L’ex presidente venezuelano Hugo Chavez

LA COLPA DELL’INSUCCESSO ELETTORALE DI TRUMP SAREBBE DI HUGO CHAVEZ

Quando la fantasia supera la realtà. Nella oramai infinita guerra di numeri che prima o poi dovrà portare a definire chi sarà il vincitore delle elezioni negli Stati Uniti entra anche il defunto Hugo Chavez.  

Infatti, secondo lo staff dell’uscente presidente, l’insuccesso alle elezioni statunitensi di Donald Trump sarebbe colpa dell’ex presidente venezuelano Hugo Chavez morto sette anni fa.

Durante una conferenza stampa dello staff di Donald Trump l’avvocata Sidney powel ha affermato che il capitale comunista starebbe dietro la sconfitta dell’attuale presidente statunitense. Grazie ad un software sviluppato dall’ex presidente venezuelano Hugo Chavez il Venezuela, Cuba e presumibilmente la Cina avrebbero manomesso i risultati delle elezioni a favore di Biden perché tali paesi non avrebbero voluto che Trump restasse alla Casa Bianca per altri quattro anni.

Il governo venezuelano ha prontamente smentito la notizia definendola bizzarra, ridicola ed irrispettosa nei confronti del defunto presidente Hugo Chavez. Il complotto comunista torna di attualità nella politica a stelle e strisce che cerca sempre un nemico  da combattere o un colpevole su cui scaricare le responsabilità degli insuccessi nel più classico stile della guerra fredda anni ’60. 

Nulla di nuovo dato che quattro anni fa fu data la colpa dell’insuccesso di Hilary Clinton a fantomatiche ingerenze della Russia nelle elezioni. Ingerenze quelle di allora come quelle fantastiche di oggi mai accertate e mai confutate da prove certe e circoscritte.

Ma tornando alla realtà nello stato nord americano ieri, mentre si fantasticava su complotti messi in atto da defunti, si sono registrati oltre 200 mila contagi e 2200 morti per corona virus, Credo l’uscente presidente, se davvero ha a cuore le sorti dei suoi cittadini, dovrebbe cominciare a preoccuparsi delle sorti degli statunitensi invece di costruire fantomatici castelli in aria. Ma i complotti danno molto più consenso elettorale che le politiche sanitarie che limiterebbero la diffusione del virus.

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