ETIOPIA: LE VIOLENZE SI ESTENDONO PER IL PAESE

Mentre i combattimenti proseguono nel Tigray nonostante le affrettate dichiarazioni di vittoria del Primo Ministro Abiy Ahmed Ali, le violenze etniche si allargano ad altre zone del paese con veri e propri massacri di innocenti. Mercoledì 23 dicembre oltre 100 persone sono state uccise nella regione occidentale dell’Etiopia di Benishangul-Gumuz. L’attacco è avvenuto il giorno dopo che il primo ministro, Abiy Ahmed, ha visitato la regione e ha parlato della necessità di assicurare ordine e pace in tutta l’Etiopia.
L’attacco è avvenuto il giorno dopo che il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali e il Capo dello Stato Naggiore delle forze armate, Birhanu Jula, assieme ad altri alti funzionari federali, hanno visitato la regione per sollecitare la calma dopo una serie di incidenti mortali tra gruppi etnici rivali negli ultimi mesi. L’ultimo attacco precedente nella zona è stato il 14 novembre, quando uomini armati hanno preso di mira un autobus e ucciso 34 persone.
“Macellati come polli”. Reuters e Al-Jazeera sono riuscite a raccogliere le prime testimonianze. Belay Wajera, un agricoltore nella città occidentale di Bulen, ha riferito di aver contato 82 corpi in un campo vicino a casa sua dopo l’attacco all’alba di mercoledì. Lui e la sua famiglia si sono svegliati al suono degli spari e sono corsi via dalla loro casa mentre gli uomini gridavano “prendili”, ha detto. Sua moglie e cinque dei suoi figli sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco; gli hanno sparato alle natiche, mentre altri quattro bambini sono fuggiti e ora sono scomparsi.

Un altro residente della città, Hassen Yimama, ha detto che uomini armati hanno fatto irruzione nell’area intorno alle 6:00 (ore locali) Yimana ha contato 20 corpi. Nel tentativo di difendersi è stato ferito allo stomaco. Un medico locale riferisce che lui e i suoi colleghi hanno curato 38 persone ferite, la maggior parte delle quali soffriva di ferite da arma da fuoco. I pazienti gli avevano parlato di parenti uccisi con coltelli e uomini armati che hanno dato fuoco alle case e sparato a persone che cercavano di scappare, ha detto. “Non eravamo preparati per questo e abbiamo finito le medicine”, ha detto a Reuters un’infermiera della stessa struttura, aggiungendo che un bambino di cinque anni era morto mentre veniva trasferito in clinica.
Gli attacchi sono separati dal conflitto mortale nella regione del Tigray settentrionale dell’Etiopia, dove le forze etiopi e le forze regionali alleate hanno iniziato a combattere le forze regionali del Tigray all’inizio di novembre.

La regione Benishangul-Gumuz è una regione dell’Etiopia occidentale. La regione-stato è stata istituita nel 1995. Ha incorporato parte del territorio delle ex province di Uolleggà e Goggiam. Confina a nord e a est con la regione degli Amara, a sud-est e a sud con la regione di Oromia. A differenza di altre regioni etiopi, Benishangul-Gumuz non è monoetnica. I maggiori gruppi sono Nilotici Sahariani, Berta, Kwama, Omotic, Shinasha, Mao e Bambasi. Da almeno due anni la regione ha conosciuto vari episodi di violenza causati dalle tensioni etniche sulle risorse naturali e sul potere amministrativo. Il governo federale non è stato capace di pacificare la regione in quanto alcuni mandanti delle violenze entiche avrebbero collegamenti e interessi economici con il governo e con il Primo Ministro. Il massacro di mercoledì segna un escalation delle violenze che, se non fermata in tempo, porterà all’implosione di Benishangul-Gumuz creando il secondo teatro di guerra nel Paese a distanza di 40 giorni dalla folle avventura militare nel Tigray.

Le tensioni etniche sono una grande sfida poiché Abiy cerca di promuovere l’unità nazionale in un paese con più di 80 gruppi etnici. “Il desiderio dei nemici di dividere l’Etiopia lungo linee etniche e religiose esiste ancora. Questo desiderio rimarrà insoddisfatto “, Abiy ha twittato martedì insieme alle fotografie dei suoi incontri quel giorno nella città di Metekel. Ha detto che i residenti hanno espresso un desiderio di pace e che il sentimento “supera qualsiasi programma di divisione”.
Parole che risultano vane e paradossali in quanto le tensioni etniche sono aggravate dal progetto politico del Premio Nobel della Pace di distruggere lo Stato Federale creando un potere forte centrale a cui le regioni si debbano sottomettere. Questo progetto è stato visto dalla maggioranza dell’opposizione (ahimé i partiti sono sorti su basi etniche) come un tentativo di ricreare il potere assoluto degli Amhara come avvenne nel Decimo Secolo D.C. con Ebna la-Hakin (Figlio del Saggio) conosciuto come Menelik I, il primo imperatore Amhara della dinastia Salomonica.

Il tentativo di centralizzare il potere è stato portato avanti non con il dialogo tra le varie componenti della società etiope e l’inclusione politica dei vari leader etnici ma con la violenza etnicamente mirata. I principali episodi della violenza etnica sono: il massacro di Oromo in rivolta dopo l’assassinio di Stato del famoso cantante e attivista politico Hachalu Hundessa avvenuto nel luglio 2020 e la guerra civile in Tigray dove le violenze perpetuate dall’esercito federale, mercenari eritrei e milizie Amhara sono di chiaro stampo etnico.

I massacri, stupri, saccheggi contro i civili di etnica tigrina sono di dimensioni tali che il governo federale ancora impedisce l’accesso alla regione nord per le agenzie umanitarie desiderose di apportare assistenza ai civili. La seconda ragione è quella di non avere testimoni scomodi che possano mettere in ridicolo le dichiarazioni ufficiali del governo e scoprire la realtà nel Tigray. Un conflitto che dura ancora, varie parti della regione sotto il controllo militare del Tigray People’s Liberation Front – TPLF.
Le Nazioni Unite stanno cercando di ottenere una squadra sul campo per indagare sulle violazioni dei diritti umani, inclusi massacri etnici nel Tigray. Il capo dei diritti delle Nazioni Unite: Michelle Bachelet ha definito queste violenze come uno dei tanti abusi “spaventosi” dei diritti umani che potrebbero equivalere a crimini di guerra. “Se i civili venissero deliberatamente uccisi da una o più parti in conflitto, queste uccisioni costituirebbero crimini di guerra e ci sarà bisogno, come ho sottolineato in precedenza, di indagini indipendenti, imparziali, approfondite e trasparenti per stabilire la responsabilità e garantire la giustizia”, ha dichiarato ai Media Bachelet.

La portavoce dell’Ufficio per i diritti delle Nazioni Unite (OHCHR) Liz Throssell ha successivamente dichiarato durante un briefing virtuale di Ginevra che il suo ufficio aveva tenuto colloqui con il governo etiope e aveva l’obiettivo di preparare una squadra per verificare gli abusi dei diritti il prima possibile. Secondo le prime testimonianze la maggior parte delle violenze etniche contro i tigrini sono state perpetuate dalla milizia Amhara denominata “Fano”, sotto l’occhio incurante e accondiscendente dell’esercito federale. Ogni giorno che passa si rafforza il sospetto che le inaudite violenze etniche siano in realtà un’arma di guerra per spezzare il supporto popolare al TPLF e per distruggere l’omogeneità etnica del Tigray smembrando importanti pezzi di territorio destinati alla Eritrea e agli Amhara.

Questi dubbi sono ora presi in considerazione dalle Nazioni Unite costrette, per prudenza diplomatica, a parlare di “crimini commessi da ambo le parti”. Nella realtà la maggioranza dei crimini viene imputata al governo federale secondo le migliaia di testimonianze di profughi scappati in Sudan. Le stesse testimonianze hanno dimostrato che il massacro di Mai Kadra (avvenuto lo scorso 9 novembre e imputato al TPLF) è opera delle milizie Amhara. Fonti diplomatiche informano che il governo di Addis Ababa potrebbe rifiutare la richiesta delle Nazioni Unite di una indagine indipendente sui crimini di guerra compiuti nel Tigray.

Fulvio Beltrami

https://www.farodiroma.it/etiopia-le-violenze-etniche-si-estendono-al-paese-lorribile-massacro-di-benishangul-gumuz-di-fulvio-belt

rami/

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