Lavoratori nei cantieri

QATAR: SONO 6500 I MORTI NEI CANTIERI PER LA COSTRUZIONE DEGLI STADI PER I MONDIALI DI CALCIO

Sgorga sangue tra le infrastrutture che ospiteranno i Mondiali di calcio 2022 in Qatar, secondo un’inchiesta del Guardian sono più di 6500 i migranti morti dal 2010 al 2020. Lavoratori provenienti dal Bangladesh, India, Sri Lanka, Nepal, Filippine e Kenya, impegnati nella costruzione di stadi e strutture, hanno lasciato le proprie terre in cerca di un lavoro dignitoso che si è trasformato solamente in una grande menzogna. Una nuova forma di schiavitù che ingaggia operai per poi alienarli e segregarli in un circolo vizioso che è quello della produzione e del profitto.

Il Guardian anche in passato si è occupato delle condizioni critiche dei lavoratori migranti in Qatar, spiega che nella maggior parte dei casi i morti non vengono sottoposti a nessuna autopsia, così che nei referti medici non possa esserci scritto se siano morti in un contesto lavorativo. Tutta questa storia rimanda ai Mondiali in Brasile in cui morirono degli operai e lo sfruttamento dei lavoratori non ha avuto denunce se non “l’omaggio” della FIFA prima di iniziare la partita. L’inesistente diritto del lavoro nei Paesi Arabi doveva far suonare un campanello d’allarme a chi gestisce il calcio mondiale e invece si è preferito restare inermi di fronte all’ennesima tragedia umana.

L’assegnazione del Mondiale al Qatar è tutto fuorché una storia di sport, ma piuttosto intrisa da interessi politici ed economici. È il paese con il reddito pro capite più alto al mondo, la sua posizione strategica ingrana vantaggi poiché trovandosi nella terra di mezzo del territorio più ricco di petrolio e gas puro al mondo il suo potere non è indifferente.

Ogni loro investimento è strategico, specchio fedele della filosofia che dagli anni Novanta ad oggi, guida uno dei paesi più abbienti al mondo. La monarchia del Qatar e il comitato organizzatore dei mondiali hanno sempre respinto tutte le accuse, giustificando che il numero dei morti è proporzionato al numero dei migranti che lavorano nel paese, includendo anche i dirigenti stranieri morti per cause naturali.

Dopo incessanti critiche il Governo ha deciso di approvare una riforma nel 2020, che prevedeva un salario minimo e consentiva a tutti i lavoratori di cambiare lavoro senza chiedere il permesso alla propria azienda. Passi importanti che non bastano per la gestione dei flussi di migranti che producono “capitale” in un paese come il Qatar. Amare la ricchezza, desiderare l’autorità e usare le persone, rappresentano alcuni dei più grandi peccati dell’essere umano.

https://www.kulturjam.it/politica-e-attualita/inchiesta-qatar-2022/

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