Vladimir Putin e Nicolas Maduro

LA RUSSIA E’ IL PRIMO FORNITORE DI PETROLIO PER GLI STATI UNITI

Posizione scomoda e paradossale quella degli Stati Uniti che si trovano da una parte a combattere la nuova guerra fredda contro la Russia a suon di sanzioni e dall’altra ad essere diventato il primo importatore di greggio e prodotti petroliferi da Mosca.

Infatti nel 2021 gli Stati Uniti sono diventati il primo cliente per la Russia nell’acquisto di greggio e prodotti petroliferi. Lo scorso anno hanno acquistato, secondo i dati forniti dalla EIA (Energy Information Administration), in media 538 mila barili al giorno di greggio russo facendo scendere al secondo posto lo storico fornitore saudita che è si è fermato a 522 mila barili al giorno. Le importazioni dalla Russia sono cresciute del 3,8 per cento rispetto al 2019. I maggiori acquirenti sono Valero ed Exxon che hanno acquistato rispettivamente 55 e 50 milioni di barili. Queste due società garantiscono circa la metà delle importazioni dalla Russia.

Gli Stati Uniti acquistano soprattutto dalla Russia olio combustibile per la produzione della Benzina. La causa principale che ha determinato questa esplosione delle forniture russe va ricercata in primo luogo nelle politiche che Donald Trump ha portato avanti durante la sua presidenza. Come è noto Trump ha imposto sanzioni alla società petrolifera venezuelana PDV SA per compiacere il suo delfino Juan Guaidò. Questo ha portato al drastico calo del petrolio del Venezuela sul mercato degli Stati Uniti e quindi la necessità di rimpiazzarlo con quello prodotto da altri fornitori. Il primo fornitore è diventata la Russia di Putin che oggi è tornata ad essere la principale minaccia mondiale per la nuova amministrazione di Joe Biden.

L’amministrazione Biden si trova dunque nella scomoda posizione di essere il primo paese che sostiene sanzioni contro la Russia per impedirgli di espandere la propria area di influenza politica e contemporaneamente di essere dipendente dal loro petrolio. Inoltre gli Stati Uniti si stanno comportando bizzarramente anche nei confronti dell’Unione Europea rea, a detta dell’amministrazione statunitense, di avvicinarsi troppo alla Russia con la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 che collegherà Mosca a Berlino.

“Venendo meno il greggio venezuelano e a fronte del rincaro del greggio applicato dai consueti fornitori dell’OPEC, gli USA sono diventati il principale consumatore di olio combustibile russo”, afferma Adi Imsirovich, consulente scientifico dell’Oxford Institute for Energy Studies.

Ma la dipendenza dalla Russia non è dovuta solo dalla mancanza del petrolio venezuelano ma anche per il calo del prezzo del greggio dovuto al calo della domanda internazionale a causa del rallentamento dell’economia per la pandemia. Gli Stati Uniti avevano scommesso per la loro indipendenza energetica sul petrolio estratto dagli scisti, tecnica molto costosa ed invasiva per il territorio. I problemi ambientali causati dall’estrazione del petrolio dagli scisti ha sempre preoccupato poco le amministrazioni statunitensi che lo hanno incentivato, ma il calo del prezzo del petrolio estratto con i modi classici invece ha causato un vero e proprio tracollo economico di molte imprese che avevano investito in questa nuova tecnica.  Molte imprese petrolifere che si dedicavano all’estrazione di petrolio dagli scisti hanno visto i loro bilanci passare in rosso in pochi mesi e molte hanno abbandonato il mercato. Infatti questa tecnica di estrazione è conveniente solo se il prezzo del greggio è superiore a 50 dollari al barile, per molto tempo il prezzo è stato molto al di sotto di questa soglia. Prima della crisi con questa tecnica negli Stati Uniti si estraevano 13 milioni di barili al giorno , la produzione è calata a marzo a 7,5 milioni, secondo i dati dell’IEA.

Oltre 150 imprese che operavano nel settore degli scisti sono fallite. A fallire sono state anzitutto quelle già in difficoltà prima del COVID: le società hanno dovuto contrarre debiti per via della grave carenza di investimenti. Dal 2018, infatti, Wall Street si è dimostrata sempre meno interessata a investire nello scisto perché riteneva che non ci fossero margini di guadagno dato che la maggior parte delle aziende era in pesante perdita.

Insomma la Russia sembra essere più che una minaccia una terra da conquistare per la nuova  amministrazione Biden che così avrebbe a disposizione tutto il petrolio che necessita. Le minacce dunque non sono strettamente politiche ma come sempre economiche. I generici interessi che Putin minaccerebbe sono evidentemente economici, del resto sempre gli Stati Uniti dietro la generica minaccia ai loro interessi hanno nascosto questi. Non dobbiamo però stupirci, la guerra in Iraq contro il dittatore Saddam Hussein che doveva inondare di armi chimiche prodotte con borotalco il mondo fu scatenata non certamente a causa delle inesistenti armi chimiche ma per appropriarsi del suo petrolio. 

La visione unipolare  che gli Stati Uniti hanno del mondo prevede infatti che loro siano al comando del pianeta e gli altri paesi stiano buoni buoni al loro posto ed accettino supini lo sfruttamento coloniale delle loro ricchezze. Ma il mondo non sta girando come oltre oceano vorrebbero dato che altre potenze come Russia e Cina si stanno lentamente creando un proprio spazio geopolitico senza troppo preoccuparsi delle sanzioni statunitensi. 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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