No al blocco contro CubaNo al blocco contro Cuba

FINCHE’ GLI STATI UNITI SARANNO IL GENDARME DEL MONDO IL BLOCCO CONTRO CUBA NON AVRA’ FINE

 

Sabato e domenica scorsa in molte città italiane e nel mondo si sono svolte manifestazioni a sostegno della necessità di togliere il blocco economico, commerciale e finanziario che per volere degli Stati Uniti da 59 anni colpisce Cuba.

Il blocco economico, commerciale e finanziario che colpisce Cuba per la sua decisione di essere un paese socialista è il più lungo della storia dell’umanità. Per la terza volta in pochi mesi a livello mondiale sono state indette manifestazioni, carovane, presidi ed altre iniziative per sostenere la richiesta che gli Stati Uniti tolgano le sanzioni all’isola caraibica e lascino libera Cuba di essere un paese socialista.

In oltre settanta città in tutto il mondo si sono tenute manifestazioni in solidarietà con Cuba, inclusi gli Stati Uniti. Anche nel paese che ha istituito il blocco ci sono persone che non condividono le scelte del governo e per questo ne chiedono l’abolizione. Ma gli statunitensi sempre si distinguono nelle loro proteste anche se giuste.

Infatti le uniche richieste fatte dal movimento statunitense che si batte per il superamento delle sanzioni hanno tutto il sapore di essere solamente opportunistiche. La maggior parte dei membri del movimento che chiede il superamento del blocco sono cubani americani scappati dal loro paese perché ritenuto invivibile e gestito da un governo dittatoriale. Quindi le uniche richieste che vengono fatte riguardano le ultime sanzioni applicate all’isola da parte di Donald Trump e ancora non sospese dal nuovo inquilino della Casa Bianca che evidentemente le condivide. Viene richiesto di ripristinare la possibilità di  inviare rimesse in denaro dagli Stati Uniti, di permettere i viaggi agli statunitensi sull’isola e la riapertura del consolato a L’Avana per la concessione dei visti di ingresso nel paese a stelle e strisce.

Io che passo molto tempo a Cuba e parlo con la gente non ho mai sentito alcun cubano preoccuparsi per le difficoltà che i parenti emigrati negli Stati Uniti devono sopportare per tornare in patria. Nessuno si preoccupa se solo a L’Avana possono arrivare i Jet provenienti dagli Stati Uniti, magari qualcuno ha difficoltà a ricevere le rimesse in denaro dei parenti negli Stati Uniti, ma sono una piccola minoranza. I cubani si preoccupano invece di tutte quelle altre misure che il blocco procura  giornalmente alla loro vita. Si preoccupano della mancanza dei medicinali nelle farmacie, della mancanza di generi alimentari, nei negozi, delle limitazioni che il blocco procura quando per motivi vari occorre recarsi in ospedale e manca un pezzo di ricambio per un ecografo che dovrebbe essere acquistato negli Stati Uniti ma non è possibile a causa del blocco e per altre mille vere limitazioni.

Insomma i problemi che ogni giorno il cubano medio deve risolvere per continuare a vivere non hanno nulla a che fare con quello che dagli Stati Uniti questi pseudo sostenitori di Cuba chiedono al loro governo. In nessuna intervista fatta ai leader del movimento che chiede la revoca di quelle tre insignificanti, se  confrontate con le mille disposizioni che il blocco contempla, misure ha parlato dell’eliminazione totale delle innumerevoli leggi che regolano il blocco nella sua interezza. Come dire che occorre solo permettere la libera circolazione delle persone e dei soldi tra Stati Uniti e Cuba per risolvere tutti i problemi dei cubani. Ma queste persone dove vivono?

Poi occorre ricordare che il governo cubano accetta di buon grado le manifestazioni di protesta negli Stati Uniti per ovvi motivi politici e per questo da spazio alle informazioni provenienti da quel paese anche se discutibili sul piano formale. Qualunque cosa venga detta negli States contro il blocco chiaramente alimenta il dissenso contro le genocide misure sanzionatorie che il governo continua a sostenere. Ma non ci possiamo aspettare certo molto da questi personaggi che tutelano, a mio parere, non gli interessi dei cubani ma quelli della controrivoluzione che vorrebbe potersi muovere con libertà sull’isola. Non menzionare mai il blocco ne è la dimostrazione lampante: il blocco deve continuare ad esistere per queste persone.

Mi sento comunque in dovere di muovere alcune critiche anche alle manifestazioni che nel nostro paese e negli altre nazioni, soprattutto europee e delle nazioni del primo mondo, avvengono con regolarità per rifiutare e chiedere la sospensione del blocco contro Cuba. Sono lodevoli e da ammirare tutte quelle manifestazioni di affetto e di  rifiuto al blocco che ogni tanto si svolgono anche nel nostro paese ma bisogna ricordare che il blocco contro Cuba è una delle tante misure sanzionatorie che gli Stati Uniti emettono contro quei governi che non si piegano al loro volere. Come dimenticare le sanzioni contro il Venezuela, l’Iran, La Corea del Nord, la Siria e contro molti altri paesi disubbidienti.

Qualcuno potrebbe giustamente dire che ho scoperto l’acqua calda ed in parte avrebbe ragione. Ma se le sanzioni statunitensi hanno un impatto devastante contro Cuba, il Venezuela e gli altri paesi è perché ancora vi è la convinzione, nei nostri governanti, che la politica estera deve essere lo specchio di quanto deciso oltre oceano. Facile, direbbe ancora qualcuno, altra acqua calda scoperta. Non vi è dubbio però che le sanzioni hanno impatto perché sono alimentate dal consenso internazionale, quindi per renderle innocue o meno impattanti verso le popolazioni che le subiscono non c’è altro modo che discostarsi dall’idea che la politica estera mondiale deve essere decisa dagli Stati Uniti ottenendo una sacrosanta indipendenza. Cosa questa che sarebbe abbastanza facile per l’Unione Europea che date le sue dimensioni geografiche e la sua potenza economica potrebbe raggiungere in pochi minuti. Ma per far questo bisogna mandare a quel paese il socio nord americano, cosa facile da dirsi ma impossibile da fare se la gente continua a votare alle elezioni i soliti noti messi lì solo per cambiare tutto purché poi non cambi nulla.

Quindi tornando alle manifestazioni di sostegno all’eliminazione del blocco contro Cuba, credo che se assieme alle giuste motivazioni che sempre vengono espresse come il fatto che tale misura è genocida e antistorica non viene accostato anche il fatto che per superare le sanzioni occorre mettere in discussione la politica estera nazionale succube degli Stati Uniti, queste belle iniziative restano fine a se stesse. Continuare a dire che il blocco contro Cuba è lesivo dei diritti umani dei cubani non serve proprio a nulla. Finito il carosello di bandiere e manifesti finisce la protesta che resta un bell’avvenimento colorato ma non ottiene nulla sul piano pratico. Figuriamoci se Joe Biden, colpito al cuore e in un sussulto di umanità, dopo aver visto una bandiera sventolata con la faccia pulita del Che, decide di presentare al Congresso degli Stati Uniti una legge che abroghi il blocco.

Bisogna sensibilizzare la popolazione sul fatto che le sanzioni contro i paesi disubbidienti, come il blocco contro Cuba, sono solo delle misure prese per riportare sul giusto binario color che stanno tentando di uscire dal giogo statunitense. Bisogna dire che i partiti che sostengono i nostri governi sono loro stessi responsabili e che non basta votare contro il blocco nella consueta e innocua risoluzione che ogni anno viene votata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in cui Cuba chiede al mondo intero cosa pensa del blocco. Non basta lavarsi la faccia un giorno all’anno per ottenere qualche voto da qualche ingenuo che crede che dopo la votazione il blocco venga tolto. Esito quello della votazione  scontato come scontato è il fatto che nulla cambia perché agli Stati Uniti che non rispettano la risoluzione nessuno dice niente. Bisogna usare le nostre energie per denunciare tutti i vari Pd, Lega, 5 Stelle e tutti gli altri che sostengono l’atlantismo che il blocco e le altre sanzioni inventate dalle amministrazioni statunitensi sono da loro implicitamente  sostenute perché appoggiano senza batter ciglio le politiche degli Stati Uniti.

Mi sono stancato di vedere in televisione personaggetti che aprano la bocca a comando e di leggere comunicati in cui si piangono i morti o ci si scandalizza per le difficoltà di un popolo sottoposto a sanzioni. Mi sono stancato di tutto questo pietismo di facciata e dei plausi di chi esulta per una mozione approvata al Senato che condanna il blocco economico sapendo bene che non avrà alcun effetto per il popolo cubano se non quello di un appoggio morale ma garantisce però una grande visibilità. 

Dobbiamo mettere questi opportunisti con le spalle al muro e non ci dobbiamo vergognare di metterli di fronte alle loro responsabilità anche se questo potrebbe costare nel breve periodo una perdita di visibilità nei mezzi di informazione. Ma se non facciamo questo saremmo come loro. 

Non ci sarà fine al blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba come non ci sarà mai fine alle sanzioni contro gli altri paesi disubbidienti finché non verrà messa in discussione l’egemonia statunitense nel mondo. Il blocco non sarà mai tolto come le altre sanzioni finché gli Stati Uniti non resteranno soli.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *