I talebani afgani

L’AFGANISTAN E GLI ENORMI GIACIMENTI DI TERRE RARE

 

Dopo l’arrivo al potere in Afganistan dei talebani sentiamo sempre più spesso parlare del fatto che il paese centro asiatico dispone di ingenti quantità di terre rare e minerali vari che potrebbero essere sfruttati dalla confinante Cina. Infatti l’Afganistan è letteralmente poggiato su enormi giacimenti minerari.

L’arrivo al governo dei talebani in Afganistan ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica quello che da anni sapevamo ovvero che il paese è ricchissimo di minerari vari ma soprattutto dispone di ingenti quantità di terre rare indispensabili nell’industria tecnologica. L’Afghanistan conserva 60 milioni di tonnellate di rame, 2,2 miliardi di tonnellate di minerale di ferro, 1,4 milioni di tonnellate di terre rare come lantanio, cerio e neodimio, ma anche alluminio, oro, argento, zinco, mercurio e litio. 

Nel 2004 l’US Geological Survey. iniziò ha studiare il suolo afgano per determinare il valore dei giacimenti minerari e nel 2006 furono eseguite numerose rilevazioni aeree per determinarne la consistenza. Nel 2010 tali giacimenti furono valutati circa 908 miliardi di dollari, secondo il governo afgano invece il loro valore sarebbe addirittura di 3000 miliardi di dollari.

Le cosiddette terre rare sono 17 metalli, sconosciuti fino a circa 100 anni fa, oggi fondamentali per l’industria tecnologica. La loro importanza è tale da avere un peso anche nei conflitti geopolitici, visto che la Cina ne controlla quasi interamente la produzione mondiale.

Il primo a scoprirle nel 1787 in un villaggio di Ytterby in un’isola dell’arcipelago di Stoccolma, fu il chimico e militare svedese Carl Axel Arrhenius. L’uomo notò un minerale nero mai visto prima, che ribattezzò itterbite. Toccò poi al prof. Johan Gadolin dell’Università finlandese di Turku, circa 10 anni dopo, a capire che si trattava di un mix di ossidi di elementi mai analizzati prima, ai quali iniziò a riferirsi come terre rare. Dal campione nel 1803 si riuscirono a estrarre due elementi, l’ittrio e il cerio. Circa 100 anni dopo venne scoperto il il lutezio, 17esimo e ultimo elemento di quello strano miscuglio scoperto nell’800.

Già agli inizi degli anni ’80 dello scorso secolo durante la presenza dell’esercito dell’Unione Sovietica in Afganistan fu eseguito uno studio per valutare la consistenza mineraria del sottosuolo del paese, rapporto che non fu reso pubblico e che rimase nel cassetto. Lo studio però certificò già a quel tempo che l’Afganistan disponeva di ingenti quantità di minerali.

Con l’abbandono dell’occidente del paese gli immensi giacimenti minerari potrebbero essere sfruttati dalla confinante Cina. Le preoccupazioni della comunità internazionale  che hanno riportato d’attualità l’argomento riguardano in primo luogo il fatto che la Cina controlla la quasi totalità delle terre rare nel mondo avendo di fatto il loro quasi completo monopolio. Infatti gli Stati Uniti dipendono dall’80 per cento e l’Europa per il 98 per cento dalle terre rare cinesi.

La domanda che ci dobbiamo porre quindi è perché in venti anni di occupazione occidentale dell’Afganistan nessuna delle potenze invasori, Stati Uniti in testa, non abbiano pensato di sviluppare l’industria mineraria del paese? Sviluppo questo che avrebbe avuto indubbie ricadute economiche sulla popolazione. Tutti gli investimenti miliardari che sono stati fatti in Afganistan hanno riguardato solo i comparti militare e della sicurezza. Non è stato fatto quasi nulla per lo sviluppo del popolo afgano ed adesso gli stessi che hanno ignorato ogni forma di sviluppo della società afgana si preoccupano perché le risorse minerarie potrebbero cadere in mano cinese.

Sperare o far di tutto perché l’Afganistan resti un paese instabile potrebbe servire agli Stati Uniti ed all’Unione Europea per non permettere alla Cina di sfruttare economicamente gli enormi giacimenti di minerali e terre rari lasciandoli di fatto inutilizzati. La narrativa che per anni ci hanno propinato era quella che il paese centro asiatico era uno stato poverissimo, che non aveva alcuna risorsa economica e sul cui suolo poteva crescere solo il papavero da oppio. Ma evidentemente solo adesso che l’occidente ha abbandonato con la coda tra le gambe l’Afganistan viene resa nota all’opinione pubblica la notizia che è ricchissimo di minerali indispensabili all’industria tecnologica perché a sfruttarle non saranno le imprese statunitensi ma i loro nuovi nemici ovvero i cinesi.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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