Un drone statunitenseUn drone statunitense

ANCORA DANNI COLLATERALI IN AFGANISTAN: IL DRONE DEGLI USA NON HA UCCISO IL 29 AGOSTO UN TERRORISTA MA UN OPERATORE UMANITARIO E LA SUA FAMIGLIA 

 

Sarebbe un operatore umanitario l’afgano ucciso il 29 agosto da un drone statunitense e non un terrorista che stava preparando un attentato terroristico come affermato dalle autorità degli Stati Uniti. Assieme al civile ucciso persero la vita anche altre nove persone tra cui sette bambini membri della sua famiglia.

Secondo quanto rivelato dal New York Times l’afgano ucciso nel raid aereo statunitense del 29 agosto scorso non sarebbe un terrorista che si stava apprestando a compiere un attentato ma un civile. Il Pentagono ha rifiutato di commentare la recente rivelazione che l’attacco di droni nella capitale dell’Afghanistan ha ucciso non un terrorista, ma un operatore umanitario afghano e diversi bambini. Senza fornire dettagli, insiste sul fatto che questa azione era per prevenire un “attacco imminente” al ponte aereo che gli Stati Uniti stavano facendo per evacuare i propri cittadini da Kabul.

Precedentemente, il 27 agosto, un’altra azione compiuta con un drone aveva ucciso tre persone nella provincia di Nangarhar, una delle quali sarebbe stata coinvolta nell’attentato compiuto all’aeroporto di Kabul dal gruppo terroristico Stato islamico del Grande Khorasan, noto anche come ISIS K. Tuttavia, lunedì, il portavoce del Dipartimento della Difesa John Kirby ha ammesso di non poter confermare l’identità delle persone uccise dai droni, né spiegare come l’esercito americano sia stato in grado di indagare sul secondo incidente senza avere alcuna presenza nell’area, dopo che le sue truppe hanno lasciato il paese.

“La valutazione del Comando Centrale è in corso, e non la anticiperò. L’attacco è stato effettuato per prevenire un attacco imminente all’aeroporto”, ha insistito Kirby, senza ulteriori dettagli, in risposta alla domanda di un giornalista sulla recente indagine pubblicata dal New York Times.

Il rapporto del giornale, pubblicato venerdì scorso, riferisce che l’uomo che ha perso la vita era in realtà un pacifico cittadino afghano, identificato come Zemari Ahmadi, che lavorava per una ONG statunitense, e non il conducente di un’autobomba, come ha affermato Washington. L’azione ha anche provocato la morte di nove membri della famiglia della vittima, sette dei quali bambini.

L’indagine ha dimostrato che lo scopo di Ahmadi, quel giorno, era in realtà quello di trasportare i colleghi da e verso i loro luoghi di lavoro, mentre un’analisi dei video delle telecamere di sicurezza ha rivelato che ciò che ha caricato nel suo veicolo erano contenitori d’acqua e non esplosivi. Gli stessi funzionari del Pentagono hanno ammesso che al momento dell’attacco non conoscevano l’identità dell’autista, ma lo consideravano sospetto. (RT)

Quindi essere solamente considerato un sospetto ha autorizzato gli Stati Uniti a compiere una carneficina dato che non c’è alcuna motivazione apparente sulla sua volontà di compiere un attentato dinamitardo. Anche la morte di  Zemari Ahmadi va considerata come un danno collaterale. Danni collaterali che purtroppo si sono verificati molto spesso durante i venti anni dell’occupazione occidentale in Afganistan. Comunque non vi preoccupate questa notizia non affollerà i grandi mezzi di informazione internazionale, cosa che mi sembra scontata. 

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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