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STATI UNITI CONFERMANO CHE L’UCCISIONE DI DIECI PERSONE A KABUL DA PARTE DI UN DRONE E’ STATO UN ERRORE

 

Gli Stati Uniti ammettono che l’attacco eseguito con un drone il 29 agosto contro un presunto terrorista è stato un errore. L’attacco contro il presunto terrorista aveva causato la morte di dieci persone tra cui sette bambini tutti membri della stessa famiglia.

A tre settimane dall’attacco compiuto da un drone statunitense a Kabul contro un presunto terrorista le autorità degli Stati Uniti hanno confermato che la persona uccisa non era un terrorista ma un civile che non stava affatto compiendo un attentato all’aeroporto della capitale afgana. Avevamo anticipato la notizia il 14 settembre scorso citando quanto affermato dal quotidiano  New York Times. che riportava che l’attacco aveva provocato la morte di dieci persone tra cui sette bambini.

Il generale Kenneth McKenzie, capo del Comando centrale degli Stati Uniti, ha detto venerdì che è stato un errore” che è costato la vita a 10 civili, tra cui fino a sette minori. 

“È stato un errore e porgo le mie sincere scuse”, ha detto McKenzie ai giornalisti, trasmettendo le sue “profonde condoglianze” alle famiglie dei defunti. “Inoltre, ora stimiamo che sia improbabile che il veicolo e il defunto fossero associati all’ISIS-K, o rappresentassero una minaccia diretta per le forze statunitensi”, ha aggiunto il generale, riferendosi allo Stato islamico del Grande Khorasan, la fazione afghana dell’ISIS.

Le autorità statunitensi avevano giustificato l’attacco con un drone intelligente, ma non troppo, al malcapitato afgano con la necessità di sventare un attentato terroristico all’aeroporto di Kabul. Secondo le loro dichiarazioni il conducente dell’auto si stava apprestando a compiere un attentato esplosivo nei pressi dello scalo diKabul e stava trasportando ingenti quantità di esplosivo nel bagagliaio della sua auto, motivo per cui l’esplosione del missile sarebbe stata così potente. In realtà nel bagagliaio della vettura erano trasportati contenitori pieni d’acqua. Forse Zemerai Ahmadi voleva affogare tutti i militari statunitensi presenti nell’aeroporto.

Scusandosi per la sua decisione errata che gli sembrava giusta all’epoca, McKenzie ha detto che il governo degli Stati Uniti sta considerando di pagare un risarcimento alle famiglie delle vittime, come se con i soldi si potessero riportare in vita le persone assassinate. 

L’auto colpita da un missile statunitense Hellfire apparteneva a Zemerai Ahmadi, 37 anni, che era appena arrivato a casa sua. Secondo i documenti dei suoi colleghi, consultati da AP e le testimonianze dei parenti delle vittime,, la famiglia aveva lavorato per gli Stati Uniti e stava cercando di ottenere i visti per andare negli Stati Uniti per paura dei talebani che avevano preso il potere. I parenti hanno detto che Zemerai, che era solo nel veicolo, ha suonato il clacson arrivando a casa e suo figlio di 11 anni è corso fuori ed è salito in macchina, mentre gli altri bambini sono usciti per guardarlo, quindi è arrivato il missile che ha fatto esplodere l’auto uccidendo tutti. L’attacco ha ucciso sette bambini, oltre a un figlio e un nipote adulto di Zamerai.

La carrellata di scuse e condoglianze continua: il segretario alla Difesa Lloyd Austin si è scusato per l'”orribile errore” e ha offerto le sue “più sentite condoglianze” ai familiari. “Sappiamo che non c’era alcuna connessione tra Ahmadi e lo Stato islamico del Grande Khorasan, che le sue attività quel giorno erano completamente innocue e in nessun modo correlate alla minaccia imminente che credevamo di dover affrontare”, ha detto l’alto funzionario in una nota.

Tutti si scusano ed esprimono le più sincere condoglianze, ma sono sufficienti?

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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