Draghji e Biden al G 20Draghji e Biden al G 20

G 20 TRA PROMESSE DA MERCANTE E TRAGICA REALTA’

 

Tra inchini e strette di mano, tra foto celebrative e cene al Quirinale, tra manifestazioni e zone rosse si è concluso il primo giorno del G20 con i soliti risultati degni della più classica insignificanza.

Il primo giorno del summit internazionale che raduna assieme i primi venti paesi del mondo per prodotto interno lordo che rappresentano l’80 per cento della ricchezza prodotta  nel pianeta si sta lentamente concludendo. I risultati della passerella dei potenti della Terra sono quelli che ogni persona che non si affascina di fronte a queste riunioni di facciata si aspetta ovvero il nulla più assoluto. Il niente che deriva dal fatto che le poche decisioni prese non avranno alcun impatto significativo per il popolino che estasiato resta in attesa che qualcosa accada davvero.

Il clima che doveva essere il punto più importante delle discussioni, come ogni persona che ha un briciolo di senno sa benissimo, resta al palo. Se ne parlerà diffusamente domani ma già dai documenti che stanno circolando si ha la sensazione che non cambierà nulla. Resta l’impegno a non far aumentare la temperatura della Terra oltre 1,5 gradi ma sparisce il termine perentorio del 2050. 

Una occasione persa? No, semplicemente la ovvia conseguenza del nostro sistema economico. Sistema che il nostro Presidente del Consiglio Mario Draghi aveva sperato, in una dichiarazione, potesse cambiare. Detto da lui sembra davvero una cinica barzelletta. Non ci dobbiamo illudere che questi personaggi che ogni tanto si incontrano e si stringono le mani prima di discutere del nulla abbiano la volontà di cambiare le sorti, oramai segnate, del nostro mondo. Non crediamo più alla tiritera che giornalmente, per pulirsi la bocca, ci propinano che bisogna inventare una crescita sostenibile perché semplicemente non può esister una crescita sostenibile. L’ambiente e le risorse del pianeta sono per il capitalismo un mezzo per produrre ricchezza e moltiplicare il capitale, regolare il loro sfruttamento significherebbe interrompere la catena della crescita.

Se la crescita è l’unico parametro economico di questo mondo non è possibile interromperla con misure che limitino lo sfruttamento intensivo delle risorse del pianeta come ad esempio il petrolio od il carbone  nel mercato energetico. L’uso di una fonte di energia piuttosto che un altra non dipende dalla volontà dei presidenti che oggi e domani si incontrano a Roma ma dalle leggi del mercato che usano l’una o l’altra a secondo della convenienza economica. Quindi continuare a parlare di crescita sostenibile è solamente un bluff che serve per placare gli animi di chi, in buona fede , manifesta preoccupato per le sorti future del mondo senza però mai metter in discussione il sistema economico capitalistico in cui viviamo.

Crescere sempre significa semplicemente produrre sempre di più e quindi usare le risorse del pianeta  per produrre sempre più oggetti che nella maggior parte dei casi non servono a nulla se non a placare l’ansia che ognuno di noi, trasformato in consumatore seriale, ha. Quindi ditemi voi quale è la crescita sostenibile di cui stiamo parlando.  

Questi presidenti in realtà non contano nulla e per questo non possono prendere alcuna decisione significativa. Non contano nulla perché tutti loro sono stati messi al posto che occupano non per trovare soluzioni ai problemi ma per eseguire ordini che arrivano da altre parti. Sono oramai decenni che la politica non è più in grado di dettare l’agenda economica, agenda invece che l’economia impone alla politica. Quindi le decisioni che verranno prese di volta in volta non dipenderanno  dalla lungimiranza di un capo di stato ma dalle decisioni che il mondo economico, per la sua crescita, impone. 

I buoni propositi però non sono mancati. Sul lato della pandemia è stato, per l’ennesima volta, ribadito l’obiettivo di raggiungere il 40 per cento della popolazione mondiale vaccinata entro il 2021 e il 70 per cento entro il 2022. Obiettivo questo più volte ribadito ma di fatto mai attuato perché i vaccini prodotti da big farma per essere donati ai paesi più poveri qualcuno li dovrà pagare, non crediate che le grandi industrie farmaceutiche, colte da un attacco di compassione, glieli regalino. In fondo non è complottismo pensare che al primo mondo importi molto dei paesi del terzo mondo. La campagna vaccinale nei paesi occidentali ha risolto abbastanza bene la diffusione del virus e le attività produttive, unico interesse del capitalismo, hanno reiniziato a produrre a ritmi sostenuti.

Infine in un comunicato rilasciato dalla delegazione degli Stati Uniti si legge che hanno ottenuto un grande consenso, da parte dei paesi europei, attorno alla necessità  di cercare di limitare l’espansione cinese. Eccoci a cosa servono questi incontri tra amici, e qualcuno pensava che il clima era la principale preoccupazione dei nostri governanti.

Illusi.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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