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L’IPOCRISIA ALLA GUERRA CHE ARRIVA TROPPO TARDI

Di Ramiro Gómez, 

 

Riceviamo e pubblichiamo questo duro articolo Di Ramiro Gómez della Brigada Ruben Ruiz Ibarruri- Carovana Antifascista della Banda Bassotti sapendo che genererà commenti di ogni tipo ma non possiamo ignorare.

 

Scrivo queste righe cercando di contenere la rabbia e l’indignazione prodotte dalle reazioni della sinistra occidentale e della società in generale al contrattacco russo contro l’Ucraina.

La verità è che non mi aspetto molto da questo. Ho abbondantemente avuto la dimostrazione che nessuno è più cieco di chi non vuole vedere e che non importa quanto tutti voi ripetiate mille volte che la TV manipola, continuate a ballare al ritmo che vi impongono i mass media dell’Occidente.

Da ieri ho visto i social network pieni di cartellucci “NO ALLA GUERRA” dai quali sono stati rimossi quasi vent’anni di ragnatele accumulatesi dalla guerra in Iraq.

Potrei dire che quegli stessi manifesti sono stati dimenticati in fondo al cassetto dell’infamia, mentre Israele massacrava la Palestina. Mentre gli Stati Uniti devastavano l’Afghanistan o la Libia con massicci bombardamenti che hanno ucciso più di 150.000 persone, tra cui migliaia di bambini. Morti sui quali gli Stati Uniti si sono rifiutati di indagare. Ma dire tutto questo sarebbe troppo facile. Potrei dire che quando i media vi hanno detto di nuovo che, come in Libia, bisognava intervenire in Siria, siete rimasti in silenzio mentre gli Stati Uniti attaccavano un paese sovrano e saccheggiavano le sue riserve petrolifere.

Potrei anche dire che finora, a febbraio 2022, ci sono stati morti in Palestina e a Damasco a causa dei bombardamenti israeliani, così come nello Yemen o in Somalia. E i vostri cartellucci restavano nel dimenticatoio.

Potrei anche dire che le politiche occidentali hanno causato un genocidio costante nelle acque del Mediterraneo, ma vorrebbe dire consentire a quattro facce da culo di etichettarmi come demagogo. Si vede che ci sono morti che contano, e altri che no.

Come ha detto Malcolm X, fai attenzione ai media perché altrimenti finirai per difendere gli oppressori.

Ma voglio concentrarmi sulla guerra scoppiata in Ucraina nel 2014, alla quale i vostri insulsi manifesti stanno arrivando con 8 anni di ritardo. Tutti possono confondersi, tutti possiamo commettere errori, ma è anche possibile che ci sia qualcosa di più perverso a seconda delle “sviste”.

Avere memoria è molto importante, tanto più in una società che produce conflitti usa e getta rispetto ai quali la maggior parte delle persone agisce solo mettendo un avatar alla moda nella propria immagine del profilo e, qualche giorno dopo, con l’apparizione di qualsiasi notizia dalla stampa rosa, dal calcio o da qualsiasi altra stupidaggine tutto finisce nel nulla.

Prima di tutto dobbiamo capire che una guerra oggi non compare dal nulla e molti di noi sanno che la guerra globale è iniziata molto tempo fa. Altra questione è che i media di cui ci nutriamo, decidano che tempo fa o quali conflitti esistono o non esistono, ma sono molti gli angoli del mondo che sono in guerra da anni e sono resi invisibili perché gli interessi economici alla loro origine favoriscono l’alleanza occidentale USA-NATO.

Per anni la NATO-USA ha tradito i suoi impegni e ha costruito basi militari insediando le sue truppe lì lungo il confine russo, con l’intenzione di indebolire e assediare i paesi eurasiatici che potrebbero competere con il dollaro e l’euro.

Basta cercare una mappa delle basi NATO in tutto il mondo per vedere come le mosse aggressive siano in corso da anni.

La guerra ucraina è solo un altro capitolo di una serie molto più lunga ed è essenziale tenerne conto quando si analizzano gli eventi degli ultimi giorni.

Prima di tutto, per prevenire qualsiasi minchione, dirò che Putin mi disgusta, e che la Russia non è l’URSS e le sue politiche non hanno nulla a che fare con il suo passato sovietico, ma mi rifiuto di concentrarmi sulla Russia, perché ritengo che ciò significhi far pendere la bilancia dal lato sbagliato e possa solo dare origine a posizioni manipolate.

Mi concentrerò sul mio amato popolo del Donbass.

Quando nel 2013 il movimento Maidan è emerso come una presunta risposta sociale alla corruzione politica, gli operai e i minatori del Donbass lo hanno guardato con simpatia, nonostante fossero impegnati in uno sciopero nelle miniere di carbone, da città abbandonate per lungo tempo dalle amministrazioni, molto lontane dalla vita della capitale.

Anche da qui abbiamo visto le immagini delle manifestazioni di massa a Kiev e di come si scontravano molto violentemente con la polizia.

Fin qui tutto bene. Le bandiere rosse e nere davano un bel tocco che faceva sì che una società dello spettacolo come la nostra applaudisse tali simboli e sostenesse quei movimenti.

Le cose cominciarono ad andare male quando i manifestanti che attaccavano la polizia indossavano uniformi paramilitari e i simboli nazisti cominciarono ad apparire sui loro bracciali. Qualcosa stava iniziando a puzzare. La bandiera rossa e nera si rivelò essere il simbolo dell’esercito insurrezionale ucraino del nazista Stepan Bandera, che si alleò con i nazisti tedeschi nella seconda guerra mondiale, compiendo massacri contro i suoi concittadini ebrei ucraini che finirono per scandalizzare gli stessi Tedeschi.

È curioso vedere come se qualcuno lancia una pietra contro la polizia di Euskadi (Paese Basco, N.d.T.), Catalogna o a Madrid è considerato poco meno di un terrorista, ma quando qualcuno brucia vivo un poliziotto in Venezuela o in Ucraina è un attivista per la libertà.

Gli eventi successivi sono noti a tutti. Il presidente Yanukovych (l’ennesimo corrotto, come qualsiasi altro) ha lasciato l’Ucraina e il colpo di stato ha insediato un fascista riconosciuto come Poroshenko. I nazisti hanno occupato le piazze. A poco a poco si sarebbe scoperto che tali proteste erano sostenute da valigette di dollari USA che venivano gonfiate per costruire il mostro della guerra.

La violenza da allora è stata selvaggia e quotidiana. La prima cosa che fecero fu andare a distruggere le sedi di comunisti e antifascisti. I gruppi armati nazisti si presentarono a tutte le assemblee e dissero: o con noi o vi uccidiamo. Molti fuggirono e si allontanarono, altri presunti compagni si unirono ai ranghi nazisti in nome dell’Unità ucraina: una follia, ma andò così.

La popolazione dell’Ucraina è molto eterogenea, con un 20% delle persone di origine russa abitante principalmente nell’est del paese, nel bacino minerario del Donbass. Ci sono anche Tartari, Bielorussi, Rumeni, Moldavi, Polacchi Ungheresi, Zingari, Ebrei ecc.

Nell’Ucraina orientale, quando Stalin mandò migliaia di lavoratori russi a popolare l’area abbandonata del Donbass, ricca di carbone, per sfruttare le miniere, le famiglie russe e ucraine si fusero per creare una sana convivenza con più amore fraterno che odio. Le famiglie di padre russo e madre ucraina e viceversa, lì erano quanto di più normale.

Ma qualcosa, da anni, stava minacciosamente fermentando.

In primo luogo, nelle scuole si cominciò a riabilitare l’esercito ribelle di Stepan Bandera, che era stato considerato fuorilegge e antipatriottico, e si cominciò a fare passare i banderisti come “eroi della patria” (oggi è facile trovare libri di scuola elementare con immagini di bambini disegnati con gli emblemi rossi e neri di questi selvaggi assassini).

D’altra parte, dai principali talk show politici della televisione ucraina, si è iniziato a creare il brodo di coltura per l’odio etnico, molto ben progettato e curato, nel quale la popolazione russa è stata spacciata per colpevole di tutti i mali economici che affliggono il popolo ucraino, il tutto complicato dalla politica locale di Yanucovich che aveva optato per relazioni commerciali con la Russia, invece che con la “prospera Europa”.

In questi dibattiti televisivi la popolazione del Donbass era descritta quasi come scimmie subumane che servivano solo a lavorare di piccone nelle miniere di carbone, in contrasto con la popolazione ucraina di Kiev con la sua università e il suo mondo moderno: un costante bombardamento di odio etnico.

C’è un video su Internet in cui si vede un famoso conduttore televisivo ucraino che dice “È una verità difficile da accettare, ma queste persone sono un peso, che ci impoverisce e occupa uno spazio di cui noi veri ucraini abbiamo bisogno. È duro da dire, ma nel Donbass c’è gente che deve morire”. Così, senza vaselina e per anni, mentre allo stesso tempo Pravy Sektor e Svoboda, i principali partiti nazisti in Ucraina, hanno addestrato paramilitarmente i loro militanti, con denaro occidentale, alle tecniche di guerra e di combattimento.

Tornando al Maidan, l’effetto di tutta questa strategia ha portato i frutti che si aspettavano. L’odio nazista e razzista ha portato a linciaggi da parte di Kiev di persone razzializzate, omosessuali, di sinistra o nostalgiche del passato sovietico. Gli omicidi avvenivano ogni giorno. È in questo momento che i gruppi paramilitari di estrema destra si formano come battaglioni militari ufficiali, pagati con un buono stipendio direttamente dai portafogli di oligarchi locali come Kolomoski, tra gli altri. Questi battaglioni vanno nel Donbass.

Mentre queste formazioni marciano emulando simbologia e uniformi dei gruppi nazisti tedeschi, i civili di Kiev li applaudono scandendo slogan come “morte ai russi”, “Gloria all’Ucraina, gloria agli eroi”. La tragedia stava per scatenarsi.

Mentre le unità naziste andavano a schiacciare il popolo del Donbass, i civili ultra-nazionalisti esaltati iniziavano a imporre la loro legge su tutte le città. La prima cosa che fecero fu abbattere tutte le statue di Lenin (a est ce n’è una in ogni villaggio) e linciare tutti quelli che consideravano nemici della patria.

Senza andare troppo lontano, ci sono molte immagini di eventi diversi, in cui gruppi di giovani e meno giovani prendono a calci senza pietà le teste di anziani che portano fiori alle statue di Lenin.

La maggior parte di questi pestaggi incontrollati finiscono con la morte delle vittime.

Le persone dell’est, di origine russa, sono costrette a reagire. Vedendo quello che sta arrivando loro addosso, iniziano a radunarsi nelle piazze e intorno alle statue di Lenin per dimostrare la loro posizione e organizzare la loro autoprotezione.

Arriva il fatidico giorno che ha cambiato la vita di migliaia di persone in molti paesi: il 2 maggio 2014.

Il campionato di calcio, “casualmente”, in quel brodo di coltura, organizza una partita amichevole “per la patria” tra due squadre di calcio con grandi tifoserie fasciste. Prima della partita tutti si uniscono in una dimostrazione per l’unità della patria ucraina.

Nelle vicinanze del percorso di quella manifestazione, un accampamento di manifestanti anti-Maidan di origine russa era stato allestito davanti alla Casa dei Sindacati.

In Russia la “Settimana Santa” è segnata dalla storia sovietica, e va dal 1 ° maggio, Giorno della classe operaia, fino al 9 maggio, quando si commemora il Giorno della Vittoria contro il Terzo Reich tedesco; sono giorni di vacanze e le persone colgono l’occasione per fare visita ai parenti e fare escursioni, per questo all’accampamento anti-Maidan sono presenti solo alcune centinaia di persone, per lo più pensionati e bambini.

A un certo punto il corteo fascista devia dal percorso e si dirige verso la Casa dei Sindacati. Ci sarebbe molto da dire su come tutto è successo e di quali agenti sono stati coinvolti, ma se cominciassi non finirei più.

I risultati, li conosciamo già tutti: la gente dell’accampamento, vedendo quella massa infuriata di nazisti con bandiere ucraine, dovette rifugiarsi all’interno dell’edificio;

I nazisti lo circondarono lo incendiarono con tutti dentro. Più di 50 vittime, tra cui ragazzi di 16 anni, sono state bruciate. Le immagini sono a disposizione di chiunque, comprese quelle di una donna incinta strangolata dai nazisti con un cavo telefonico, mentre il resto dei manifestanti gridava “morte ai russi”.

Le persone che cercavano di fuggire dalle fiamme e si gettavano in strada dal terzo piano venivano accolte con spranghe d’acciaio e picchiate a morte dalla folla di “civili innocenti”.

Il dato reale è che oltre alle 50 persone bruciate, ce ne sono altre 150 scomparse senza che si sia mai saputo dove siano finite.

L’infamia non finisce qui, perché le autorità, che erano presenti a quell’attacco, non hanno fatto nulla se non collaborare con gli aggressori. Le uniche persone che sono state arrestate per questi eventi sono state proprio alcune delle persone attaccate. Nel frattempo, i politici ucraini applaudivano pubblicamente sui social media gli eventi che hanno avuto luogo. Le immagini dei corpi dei compagni bruciati sono terribili.

Terribili anche le immagini di molte ragazze e ragazzi ucraini sui vent’anni, che riempiono le bottiglie Molotov con cui avrebbero bruciato vivi i compagni, o le immagini della leader di FEMEN in Ucraina che festeggia il massacro con l’edificio in fiamme alle sue spalle (per vederle basta digitare su Google “Femen, Odessa”)

 

Qui, nel nostro paese, gli stessi media che vi dicono quanto sono cattivi i russi e che dovete scendere in piazza per protestare contro questa guerra oggi, sono quelli che dopo quei fatti hanno pubblicato titoli come: “PIÙ DI 50 MORTI NEGLI SCONTRI CON I SEPARATISTI FILO-RUSSI”

Bisogna essere profondamente spregevoli e criminali per pubblicar cose del genere, facendo passare le vittime per carnefici: niente di nuovo sotto il sole.

Gli eventi che seguirono erano prevedibili.

I nazisti linciavano, impiccavano, seppellivano vivi civili russi, violentavano donne, crocifiggevano persone che sarebbero poi state date alle fiamme. Sarebbe molto facile per me allegare le foto di tutto questo, ma non voglio cadere nella morbosità scandalistica e per rispetto verso gli amici e i compagni delle vittime, che ne avranno abbastanza di avere quelle immagini scolpite nelle loro menti.

Ma dico che quelle immagini sono pubbliche e disponibili a chiunque si prenda la briga di cercarle; non intendo nemmeno fare cambiare idea a coloro che si rifiutano di farlo e preferiscono ingoiare solo la merda che i media gli cagano in bocca. A questi sono sufficienti le loro spregevoli esistenze.

Di fronte al discorso ucraino che chiama alla conquista del Donbass e allo sterminio di quel 20% di popolazione nell’est, con grande rammarico (perché i russi del Donbass non volevano alcuna guerra) la gente è costretta a reagire per difendere le sue famiglie e le sue case.

Si tengono referendum in cui si decide di ottenere l’indipendenza dall’Ucraina e chiedere aiuto alla Russia. Per limitarsi alla Crimea, il 97% della popolazione è russa e i risultati di questi referendum erano prevedibili. Nessuno vuole rimanere in una casa dove vogliono ucciderlo.

Si costituiscono alcune repubbliche popolari indipendenti dell’Ucraina.

L’esercito ucraino dichiara guerra e guidato dai battaglioni nazisti (Azov, Aidar, ecc.) inizia a circondare e bombardare le città filo-russe più rappresentative.

Va detto che dietro a questa guerra civile ed etnica si nascondevano i piani della NATO per impadronirsi di un’enclave molto importante nella sua segreta (e non tanto segreta) guerra fredda economica contro la Russia. Mettono in scena un colpo di stato, insediano al governo un burattino occidentalista e stabiliscono basi militari alle porte della Russia. Per questo, strategicamente molto importante erano la penisola di Crimea con le sue basi navali e il controllo del Mar Nero.

La Russia non è stupida, vede cosa sta per accadere, e sostiene immediatamente il referendum di Crimea annettendola.

Kramatorsk e Kharkiv non sono preparate a resistere all’assedio militare dell’artiglieria e soccombono molto presto. Le scene di violenza nazista seguite in quei giorni sono sconvolgenti.

Ma Luhansk e Donetsk diventano forti. Operai, minatori, civili, e anche alcuni poliziotti e soldati di origine russa si organizzano, prendono possesso delle caserme e si armano formando milizie popolari di autodifesa. Non sono disposti a lasciarsi uccidere.

I battaglioni nazisti e l’esercito ucraino li circondano, imponendo un assedio che isola queste città e iniziano a bombardare senza pietà la popolazione civile, ignorando tutte le convezioni e i patti sui diritti umani.

 

La prima cosa che fanno è bombardare le infrastrutture per l’acqua, l’elettricità e l’energia,  lasciando la popolazione senza acqua, senza elettricità, senza comunicazioni, radio, telefono e televisione; quindi distruggono le principali vie di comunicazione per impedire  i rifornimenti di cibo.

I vostri cartellucci di No alla Guerra dormivano pacificamente nell’armadio polveroso delle vostre coscienze. La comunità internazionale taceva.

Per mesi queste città vengono colpite nel modo più crudele. Migliaia di persone, anziani, bambini, ecc. muoiono smembrati saltando in aria in una sanguinosa carneficina.

Ospedali, scuole, asili, non sono risparmiati dalle bombe. Le città e i villaggi circostanti vengono distrutti. Viene generato un esodo di centinaia di migliaia di persone che sono accolte in Russia per proteggerle dai bombardamenti.

Il sadismo dei fascisti emula la Spagna di Franco con il bombardamento di La Desbandá (la maggiore strage di civili innocenti -da 3000 a 5000- compiuta dai fascisti durante la Guerra Civile spagnola, N.d.T.): sull’ultima strada rimasta agibile tra Luhansk e la Russia, succede qualcosa di terribile. L’esercito ucraino informa i civili del Donbass che avrebbe sospeso il fuoco per 24 ore in modo da consentire a tutti i civili che volevano fuggire in Russia di farlo immediatamente.

Carovane di autobus iniziano il viaggio lungo questa strada.

L’esercito ucraino apre il fuoco e martella la strada riducendola a un ammasso di macerie, lamiere contorte e corpi carbonizzati; è lo stesso esercito che ora viene punito dalla Russia. Chi di ferro altrui ferisce, pur di ferro perirà.

Ho detto che i fatti del 2 maggio hanno segnato per sempre molti di noi e in molti, tra lacrime di rabbia e desiderio di giustizia, abbiamo deciso di lasciare tutto e andare a mettere a disposizione il petto come scudo e le mani come strumenti per difendere il popolo del Donbass dalla carneficina fascista. Sono stato uno di quelli che hanno lasciato tutto e ho preso un aereo da solo, in lacrime per la paura, per percorrere migliaia di chilometri, attraversare l’assedio dell’esercito ucraino e andare a Luhansk per aiutare un popolo dimenticato da tutti voi.

Quello che ho potuto vedere lì, molti lo chiamano propaganda russa. Mi ci vorranno un sacco di tempo e molte altre sedute con lo psicologo per superare le terribili immagini ed esperienze che ho vissuto lì. In molte occasioni ho dovuto metterci tutte le mie forze, la mia agilità fisica e mentale per non morire. Intorno a me, sfortunatamente, ho potuto vedere i corpi mutilati e i visceri sparsi di bambini, anziani, uomini e donne innocenti. Quell’odore, quel sangue, quelle immagini non li dimenticherò mai.

Sono passati otto anni nei quali l’esercito ucraino ha massacrato senza pietà e senza interruzioni il popolo del Donbass. Otto fottuti anni durante i quali tutti voi avete mantenuto un silenzio crudele e complice. Dai media a quelli che ora tirano fuori i loro offensivi cartellucci con il No alla guerra.

Le liste di vittime civili “ufficiali”, infinitamente più brevi di quelle reali, riconoscono 14.000 persone uccise.

I battaglioni nazisti, a loro volta, hanno preso il controllo di interi villaggi, violentato a volontà tutte le donne e le ragazze, saccheggiato case, torturato uomini e fatto persino orge nelle quali violentavano i bambini di fronte alle loro madri. Potete andare a cercare cos’era il Battaglione Tornado.

Nel tempo in cui ho vissuto con loro ho potuto vedere come soffrivano a 40 gradi di calore, senza una goccia d’acqua, senza poter mangiare, o lavarsi, dormendo in angoli, scantinati e persino nelle fogne per evitare il continuo martellamento delle bombe ucraine.

Il presidente Poroshenko era applaudito da tutti gli ucraini quando diceva che “i nostri figli potranno andare a scuola mentre i bambini del Donbass dovranno nascondersi negli scantinati come topi”. Tutto il suo popolo lo applaudiva. Le stesse persone che hanno affidato il Ministero della Difesa in tempo di guerra ai leader nazisti di Pravy Sektor. Essere un civile innocente non ti esime dalla colpa di avere dato a degli autentici psicopatici il potere di torturare, uccidere e stuprare senza pietà.

Ora, la Russia, che ha a lungo avvertito che non si sarebbe lasciata assediare e mettere ulteriormente in pericolo, ha deciso di agire. Ovviamente, lo fa per proteggere i suoi interessi e impedire alla NATO di continuare ad armarsi e circondarla di missili e truppe. Non sarò io a simpatizzare con Putin o con la Russia di oggi, niente potrebbe essere più lontano dalla realtà, ma mi rifiuto di partecipare a questa infamia puntando il dito solo contro la Russia. Mi sembra completamente da ciechi, in primo luogo perché queste conseguenze dello scontro geostrategico tra grandi blocchi hanno molti responsabili, che hanno bombardato altre terre per anni e mosso pedine per continuare ad estendere il loro dominio e trovo del tutto legittimo che altri paesi, vedendo cosa sta per arrivare loro addosso, facciano le loro contromosse.

E anche perché, come ho già detto, questa guerra che improvvisamente vi preoccupa tutti, perché ve lo sta dicendo il telegiornale, non è iniziata il 23 febbraio 2022. Questa guerra ha ucciso senza pietà una popolazione innocente per 8 anni mentre tutti voi vi mettevate di profilo o guardavate dall’altra parte. I vostri cartellucci No alla guerra arrivano crudelmente molto tardi e sono al servizio indiretto degli interessi della NATO.

Vogliono trasformarvi in complici manipolati della barbarie che un popolo ha sofferto per otto anni infiniti, nei quali l’Ucraina ha violato tutti i punti degli accordi di Minsk.

Vorrei che vi sforzaste un attimo di capire la rabbia e l’indignazione che mi prendono nel vedere che ora tutti vi agitate.

Indipendentemente dalle reali intenzioni della Russia, la verità è che finalmente il popolo del Donbass smetterà di soffrire e vivere nascosto negli scantinati di rovine inondate di sangue.

La verità è che questo esercito terrorista e assassino dell’Ucraina viene smilitarizzato distruggendo le sue basi, le sue polveriere e i magazzini di armi e bombe che non potrà più continuare a lanciare sul Donbass.

La verità è che i battaglioni di selvaggi ultras neonazisti come il battaglione Azov non torneranno a violentare e torturare perché ieri sono morti a migliaia nella loro base militare di Mariupol. I loro leader nazisti sono stati eliminati e c’è una lista molto lunga di criminali di guerra che vengono catturati e saranno processati davanti al popolo del Donbass.

I “civili innocenti di Kiev” da un giorno sono spaventati dalle sirene, nascosti negli scantinati e nelle stazioni della metropolitana, piangono nelle immagini ripetuteci da tutti gli inviati speciali a Kiev che non hanno mai voluto mettere piede nelle città massacrate del Donbass. Vi siete tutti indignati per questo in ventiquattro ore. La vita dei bambini del Donbass non vale lo stesso?

Il vostro No alla guerra sarebbe soddisfatto se la Russia si ritirasse dall’Ucraina e voi andreste a riporre di nuovo i cartellucci, obbedienti ai media, per tornare al silenzio e a seppellire con le vostre pale i figli e le figlie del Donbass. La verità è che vi disprezzo.

Vorrei accompagnarvi negli orfanotrofi che abbiamo visitato nel Donbass, pieni di bambini che sono stati lasciati soli per sempre in una terra distrutta. Quegli orfanotrofi da cui sono uscito piangendo di rabbia e tristezza nel vedere come erano abituati, a soli cinque anni, a gettarsi a terra raggomitolati a un ordine dell’insegnante, per proteggersi dalle bombe e come giorno dopo giorno, quei bambini, sono stati decimati.

Non aspettatevi che mi unisca a voi che gridate ora contro la guerra.

La guerra è sempre e sarà sempre una merda dei ricchi pagata dai poveri. Ma questa guerra ha distrutto moltissime vite che vi guardano dall’oblio, mentre cercate di proteggere i loro carnefici.

Non sto dicendo che tutto ciò renda legittimo che i civili muoiano in Ucraina. Non sarò ipocrita, qualcuno morirà ed è impossibile evitarlo in uno scenario del genere. Anche se la verità è che a differenza dell’esercito ucraino, che uccide sistematicamente civili e che proprio questa mattina ha ucciso due insegnanti in una scuola di Gorlovka, l’esercito russo sta cercando di causare vittime solo tra i militari, anche se in TV ti dicono il contrario usando immagini d’archivio di bombardamenti in Siria o in altri paesi. La macchina della propaganda sta lavorando a tutta velocità. Quello che dico è che è infame che parliate di questo quando ci sono decine di migliaia di morti tra i bambini, gli uomini, le donne e gli anziani che non hanno meritato il vostro sostegno o la vostra solidarietà.

Non chiedermi di dispiacermi. Non sarò così cinico da dire che mi hanno quasi ammazzato; mi sono assunto tutti i rischi dell’andare là con il cuore come scudo per fermare i proiettili contro il popolo, ma nel mio cuore ci sono molte persone che ho visto morire, molti bambini che ho visto piangere (e anche morire), molti anziani che non meritavano di finire la loro morendo di fame e di sete dimenticati nei loro rifugi. Lo devo a loro e lo devo alla giustizia.

La NATO, gli Stati Uniti e l’Europa sono criminali e assassini. Le guerre tra potenze, tra le quali includo la Russia, dovrebbero essere fermate immediatamente. I lavoratori del mondo dovrebbero essere uniti contro le loro guerre, contro tutte le loro guerre e contro gli oligarchi di entrambe le parti. Sarebbe l’ideale. Lavoratori ucraini e russi che espropriano gli oligarchi e costruiscono un ambiente di sostegno reciproco e solidarietà.

Ma siamo lontani anni luce da questo e ciò che conta per me ora, è che la gente del Donbass sarà in grado di lasciare i rifugi e giocare in un parco con i figli, senza paura di saltare in aria, per la prima volta in 8 anni.

NÉ GUERRA TRA POPOLI NÉ PACE TRA CLASSI!

 

Traduzione da www.lahaine.org a cura di Gorri

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