La costruzione del gasdotto Nord Stream 2

I GASDOTTI SOUTH STREAM E NORTH STREAM 2 SONO LEGATI DA UN FILO ROSSO CHE PASSA PER L’UCRAINA   

Due gasdotti, il South Stream ed il North Stream 2, che dovevano portare il gas russo in Europa non sono stati costruiti ma in entrambi i casi un filo rosso li lega all’Ucraina ed alla attuale crisi.

Non è un caso fortuito che i gasdotti South Stream e North Stream 2 non siano stati portati a termine ma in entrambi i casi la loro interruzione dipende da chiare scelte di politica internazionale che passano per l’Ucraina.

Secondo il progetto il tracciato del gasdotto South Stream  era diviso in due grossi tronconi, la sezione offshore nel Mar Nero e quella su terra. Il tratto nel Mar Nero doveva essere lungo circa 900 km ed in alcuni punti arrivava alla profondità di  meno 2.250 metri, presumibilmente sarebbe partito dal porto russo di Beregovaya fino ad arrivare a quello bulgaro di Varna. 

Il tratto su terra doveva essere costituito da una linea che avrebbe raggiunto la Serbia e qui si sarebbe divisa in due: una conduttura avrebbe raggiunto l’Italia dal Tarvisio passando per l’Austria per l’Ungheria, l’altra avrebbe raggiunto l’Italia attraverso la Grecia attraversando il canale d’Otranto.  Si stimava che la sua portata sarebbe stata di oltre 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno, capacità che poteva arrivare ad oltre 60 miliardi di metri cubi all’anno con il suo raddoppio. 

Il progetto faceva parte della strategia energetica dell’epoca che prevedeva la connessione diretta del gas russo all’Europa escludendo l’Ucraina. Il progetto South Stream era una joint venture tra il colosso energetico russo Gazprom e la nostra Eni.

Il progetto diventa esecutivo ufficialmente quando, nel novembre 2006 durante il governo italiano Prodi II,la russa Gazprom e l’italiana Eni firmano un accordo di partenariato strategico. Nel giugno 2007 il ministro per lo sviluppo economico, Pierluigi Bersani, firma con il ministro russo dell’industria e dell’energia il memorandum d’intesa per la realizzazione del South Stream.  Nel 2008–2011 vengono conclusi tutti gli accordi intergovernativi con i paesi attraversati dal South Stream.

Nel 2012 entrano a far parte della società per azioni che finanzia la realizzazione del tratto sottomarino anche la tedesca Wintershall e la francese Edf con il 15 per cento ciascuna, mentre l’Eni scende al 20 per cento e la Gazprom resta al 50%. La Costruzione del gasdotto inizia nel dicembre 2012, con l’obiettivo di avviare la fornitura di gas entro il 2015. Nel marzo 2014 la Saipem del gruppo Eni si aggiudica un contratto da 2 miliardi di euro per la costruzione della prima linea del gasdotto sottomarino.

La crisi in Ucraina del 2014 blocca tutti i lavori di  costruzione. E’ utile ricordare che fin dal suo lancio ufficiale il gasdotto south Stream come i gemelli North Stream e North Stream 2 sono stati osteggiati dagli stati Uniti perché avrebbero avvicinato troppo l’Unione Europea alla Russia. Paese questo che è sempre stato nel mirino delle varie amministrazioni statunitensi. 

Nel giugno del 2014 l’allora Presidente della Bulgaria bloccava, sotto le pressioni degli Stati Uniti e della stessa Unione Europea che come al solito stava lavorando non per se stessa ma per i padroni di oltre oceano, i lavori per la costruzione del tratto del gasdotto che doveva passare per il suo paese.

In quella occasione il premier bulgaro Plamen Oresharski affermava che “Ho ordinato di fermare i lavori, decideremo gli sviluppi della situazione dopo le consultazioni che avremo con Bruxelles”. Ma cosa era successo? Alcuni giorni prima il Presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso aveva annunciato l’apertura di una procedura di controllo per presunte irregolarità nelle procedure dell’appalto per la costruzione del gasdotto in Bulgaria. 

Solo tre giorni prima il Partito Socialista Bulgaro che sosteneva il governo di Plamen Oresharski aveva assicurato che la costruzione del gasdotto non si sarebbe interrotta nonostante le indagini dell’Unione Europea ed aveva dichiarato che il progetto South Stream è essenziale per l’economia del paese e delle sue imprese.

L’annessione della Crimea alla Russia successiva alla crisi in Ucraina del 2014 provoca l’applicazione di sanzioni alla Russia. Tra le aziende sottoposte a sanzioni da parte degli Stati Uniti casualmente si trova anche la russa Stroytransgaz. Al governo bulgaro viene rimproverato di aver affidato i lavori di costruzione del tratto del gasdotto South Stream che passa per il suo territorio ad un consorzio di imprese di cui fa parte anche Stroytransgaz. Peccato che l’appalto era precedente alle sanzioni.

Perfetto tempismo statunitense appoggiato dalla sempre sodale Unione Europea. Sanzionare casualmente questa impresa, continuare a fare pressioni sul governo bulgaro ed il gioco è fatto: il gasdotto south Stream viene definitivamente messo nel cassetto. Sarà una casualità ma non ci credo.

Con tono di ricatto l’ambasciatrice degli Stati uniti a Sofia, Marcie Ries, dichiara: ”Avvertiamo gli uomini d’affari bulgari di evitare di lavorare con società soggette a sanzioni da parte degli Stati Uniti”.Il momento decisivo  è quando a Sofia il senatore Usa John McCain, accompagnato da Chris Murphy e Ron Johnson, incontrano il premier bulgaro trasmettendogli gli ordini della Casa Bianca Subito dopo Plamen Oresharski annuncia il blocco dei lavori del South Stream.

Primo obbiettivo raggiunto: il South Stream è bloccato. Adesso occorre fare in modo che il gemello del gasdotto North Stream, i cui lavori iniziarono nel 2011 e terminarono nel 2012, che collega direttamente la russia con la Germania, il North Stream 2 non venga realizzato. Il cambio di amministrazione negli Stati Uniti non ferma i loro progetti: l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump che sostituisce Barak Obama  conferma le politiche di attacco alla Russia nel campo energetico anche se tutti affermano che il nuovo presidente abbia legami con Vladimir Putin. 

I lavori per la costruzione del North Stream 2, iniziati nel 2018, continuano nonostante le innumerevoli sanzioni applicate dal nuovo inquilino della Casa Bianca alle imprese costruttrici ed alle compagnie di assicurazione.  

intanto alla Casa Bianca è arrivato Joe Biden che come i suoi predecessori continua le politiche di pressione contro la Russia soprattutto nel campo energetico e del gas e prepara la prossima crisi in Ucraina.

Donald Trump nel 2019 e nel 2020 aveva varato due leggi che consentivano agli Stati Uniti di applicare sanzioni alle imprese coinvolte nella costruzione del gasdotto Nord Stream 2, il  nuovo  Segretario di Stato Antony Blinken, in perfetta continuità con le politiche di Trump, ha dichiarato di volersi avvalere di tali leggi per imporre sanzioni a tutte le aziende che partecipano alla costruzione del gasdotto.

Uno spiraglio si apre nel maggio del 2021 quando dall’amministrazione statunitense arriva la notizia che saranno eliminate le sanzioni alle imprese europee che stavano costruendo il gasdotto. Durante una conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki ha difeso la decisione dell’amministrazione statunitense di ritirare le sanzioni contro le imprese coinvolte nella costruzione del gasdotto. Jen Psaki ha detto che tale decisione è stata presa perché oramai il gasdotto è costruito già per il 95 per cento ed per questo è impossibile bloccarne il completamento.

Per questo vengono ritirate le sanzioni contro L’azienda svizzera Nord Stream AG. e il suo direttore esecutivo. Le sanzioni statunitensi colpivano anche le società che dovevano certificare e collaudare il gasdotto una volta terminato. Comunque le sanzioni restano per le quattro navi posatubi russe impegnate nel completamento dell’opera. Infatti dopo che la società svizzera si era ritirata per paura delle sanzioni statunitensi la Russia aveva incaricato un’impresa locale per terminare la posa dei restanti pochi chilometri di tubazioni necessarie a portare a termine il gasdotto.

Dopo la decisione di sospendere le sanzioni alle imprese europee, se da un lato i lavori per terminare l’opera continuano,  dall’altro aumentano le pressioni verso la Russia da parte dell’amministrazione Biden e inizia la preparazione della crisi ucraina, unico modo per impedire che il gasdotto inizi a trasportare gas.

I lavori per la costruzione del North Stream 2 terminano nel settembre 2021 e con la precisione di un orologio svizzero torna  di attualità la vecchia litania che l’Unione Europea non può dipendere dal gas russo e per questo l’amministrazione di Biden continua le sue pressioni sull’organo che deve certificare il gasdotto in Germania dato che il gasdotto è già terminato.

Il nuovo ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, il 13 dicembre 2021 dichiara stranamente, ma in perfetta continuità con le direttive statunitensi, che il gasdotto non può ancora essere aperto perché non soddisfa gli standard energetici europei.

“Allo stato attuale delle cose, questo gasdotto non può essere approvato perché non soddisfa i requisiti della legislazione europea sull’energia e le questioni di sicurezza rimangono sul tavolo”, ha detto Baerbock.

Con precisione e sospetto arriva questa dichiarazione nel bel mezzo della crisi tra Stati Uniti, Unione Europea ed Ucraina da una parte e e Russia dall’altra. I ritardi nella certificazione del gasdotto sembrano essere, a mio parere, sospetti anche perché risulta abbastanza strano che solo adesso, a opera  conclusa, le autorità tedesche si siano accorte che il progetto non è conforme alle direttive comunitarie in materia di energia quando proprio la stessa Germania sia il principale beneficiario di questo gasdotto. 

Un mese prima, nel novembre 2021, il regolatore tedesco sospende temporaneamente la procedura per la certificazione di Nord Stream 2 AG come operatore indipendente del gasdotto. Sono state sollevate preoccupazioni ambientali da diverse nazioni europee e sono state esercitate  pressioni dirette che sono sfociate in sanzioni imposte da Washington alle imprese coinvolte nella sua costruzione.

Nei mesi successivi poi scoppia la crisi in Ucraina che, come anni prima era servita per mettere la parola fine alla costruzione del South Stream, anche questa volta risolve definitivamente la questione North Stream 2. Altra casualità. 

Il 22 febbraio 2022, il giorno dopo che il Presidente russo Vladimir Putin aveva riconosciuto le repubbliche autonome di Lugansk e Donetsk, il Cancelliere della Germania Scholz mette la parola fine alla certificazione del North Stream 2. Scholz dichiara a Berlino,, dopo un incontro con il primo ministro irlandese Micheál Martin, che “La situazione è fondamentalmente diversa oggi, (…) alla luce degli ultimi sviluppi, (…) la situazione va rivalutata a proposito anche del Nord Stream 2”.

Il Cancelliere tedesco ha affermato di aver chiesto al ministero dell’Economia di ritirare il rapporto esistente sull’analisi della sicurezza dell’approvvigionamento presso l’Agenzia federale delle reti. Come dichiarato dal Cancelliere questa azione potrebbe “sembrare tecnica, ma questo è il passaggio amministrativo necessario affinché il gasdotto non possa essere certificato ora”. Senza questa certificazione, il Nord Stream 2 non può entrare in funzione. 

La Germania blocca la sua certificazione ed il gasdotto resta solo un lungo serpente di tubi in mezzo al mare che non verrà mai utilizzato. Secondo obiettivo statunitense centrato. 

Facendo un passo indietro di alcune decine di anni, più precisamente nel 1984, quando alla guida degli Stati Uniti c’era Roland Reagan un documento segreto della Casa Bianca rivela la strategia che gli Stati Uniti dovranno avere nei prossimi anni contro la Russia, allora Unione Sovietica. 

il documento datato 19 marzo 1984 ed indirizzato al Vice Presidente, al Segretario di Stato,  al  Segretario del Tesoro, al Segretario della Difesa,  al Segretario dell’Agricoltura, al Segretario del Commercio, al Direttore del’Ufficio Direzione e Bilancio,Al Direttore dell’Intelligence Centrale, al Rappresentante degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, al Rappresentante del Commercio, al Direttore dell’Agenzia di Informazione degli Stati Uniti intitolato “ Direttiva sulla “Politica degli Stati Uniti verso la Jugoslavia” traccia le linee guide che gli Stati Uniti dovranno adottare nei confronti della Jugoslavia al fine di impedire all’Unione Sovietica di espandere la propria area di influenza economica in Europa.

Nel documento desegretato si legge che “La Jugoslavia è un ostacolo importante per l’espansionismo sovietico   e per l’ egemonia nell’Europa meridionale. La Jugoslavia serve come utile promemoria per i paesi dell’Europa orientale per far capire i vantaggi dell’indipendenza da Mosca e dei vantaggi che i rapporti amichevoli con l’Occidente possono avere.. 

La grave situazione finanziaria che deve affrontare la Jugoslavia potrebbe comportare una seria minaccia alla capacità della Jugoslavia di mantenere tali politiche

Dobbiamo lavorare a stretto contatto con i nostri Alleati e le altre grandi democrazie industriali per sostenere La determinazione della Jugoslavia a rimanere un paese indipendente e vitale nel fianco meridionale del Patto di Varsavia. E’ interesse degli Stati Uniti che la Jugoslavia sia in grado di resistere alle pressioni dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia.

Gli Stati Uniti continueranno la loro stretta collaborazione con altri paesi amici al fine di  sostenere gli sforzi della Jugoslavia per superare le sue difficoltà finanziarie.  Cercheremo di espandere l’economia degli Stati Uniti e le relazioni con la Jugoslavia in modo vantaggioso per entrambi i paesi per rafforzare i legami della Jugoslavia con i paesi  industrializzati.

La nostra politica continuerà ad essere quella di incoraggiare la Jugoslavia a svolgere un ruolo moderatore all’interno del  Movimento non allineato al fine di contrastare l’influenza cubana e sovietica in quell’organizzazione.

Gli Stati Uniti si adopereranno, in conformità con il nostro programma politico,  a trasferire armi  verso la Jugoslavia … promuoveremo  la vendita di armi alla Jugoslavia e le attrezzature necessarie per le loro legittime esigenze. Gli Stati Uniti incoraggeranno l’Occidente e gli  Alleati europei a seguire politiche simili”.

Non ci dobbiamo stupire che nel 1984 l’amministrazione statunitense abbia redatto un documento in cui viene evidenziata la necessità di una destabilizzazione dei Balcani in funzione anti russa. I tentativi di impedirne l’espansione non erano certo mancati negli anni precedenti ai vari inquilini della Casa Bianca ma l’occasione di strappare la Jugoslavia all’influenza russa, dopo la morte di Tito, non poteva ovviamente  essere sfruttata. Sappiamo tutti come poi è andata nella ex Jugoslavia.

Ma cosa c’entra la Jugoslavia del 1984 con la crisi ucraina e la sospensione della costruzione dei gasdotti South Stream e North Stream 2? C’entra in quanto quanto avviene oggi non è altro che l’estensione delle politiche statunitensi verso la Russia. Oggi come allora gli interessi egemonici che vorrebbero garantire agli Stati Uniti il diritto di  essere a capo di un mondo unipolare che sta sotto il loro controllo cozzano con i legittimi interessi russi e quelli di altri paesi, vedi Cina in testa, di crearsi dei propri spazi di influenza politica ed economica.

Oggi come allora stroncare in ogni modo questi tentativi di espansione di altre nazioni significa mantenere per gli Stati Uniti il controllo totale sul mondo e sulle sue risorse economiche tanto necessarie per il loro sviluppo infinito.

Se nel 1984 gli Stati Uniti volevano usare la Jugoslavia per impedire all’Unione Sovietica di espandersi economicamente e politicamente nell’Europa meridionale oggi l’Ucraina viene usata per gli stessi fini ovvero impedire alla Russia di espandersi economicamente e politicamente. 

Insomma un filo rosso lega le crisi in Ucraina con le sorti dei gasdotti che avrebbero dovuto rendere l’Europa più indipendente nelle forniture di gas ma che invece, come sempre accade, per mancanza di una politica propria e grazie ad una classe politica supina agli interessi degli Stati Uniti e non di coloro che li hanno eletti, l’Europa si inginocchia al solito Zio Sam.

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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