VALENTINA LISITSAVALENTINA LISITSA

RUSSOFOBIA SENZA FINE

 

Senza sosta continuano gli atti infelici contro la Russia da parte di  un occidente che ha oramai identificato Mosca come il nuovo nemico, ma  che hanno tutto il sapore di una evidente incomprensibile russofobia.

Le azioni messe in campo dall’occidente contro la Russia nell’ambito scientifico, culturale e sportivo per escludere Mosca da ogni ambito sono davvero arrivate ad un livello che definire stupido e puerile è veramente poco.

Il singolare caso che coinvolge il Cern, l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare con sede a Ginevra, se non fosse serio sarebbe da considerarsi una trovata da operetta dell’avanspettacolo napoletano. Infatti quattro importanti esperimenti che coinvolgono il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle al mondo, non hanno visto alcuna pubblicazione dal marzo 2022 perché, a causa della guerra in Ucraina, non è ancora stato trovato un accordo per la pubblicazione degli studi coformati o firmati  dai ricercatori russi e bielorussi.

Al Cern di Ginevra il 7 per cento dei ricercatori sono russi e bielorussi, appartenenti ad istituti che non hanno voluto ripudiare la guerra. Ma con lo scoppio del conflitto e con la dilagante russofobia, appoggiato dai due terzi degli istituti, l’ordine è quello di non pubblicare nulla fino a nuovo avviso e quindi circa 70 paper sarebbero in attesa della pubblicazione o della peer review, mentre il resto è del tutto fermo. 

Curiosamente però più che gli stessi ucraini sarebbero invece gli europei a fare muro. “Gran parte degli scienziati di Kyiv non estende la responsabilità della guerra ai colleghi russi”, ha detto al Guardian Fedor Ratnikov, fisico di Mosca. “Gli europei sono più radicali”.

Tale sciocca decisione alla fine arrecherà danni ai dottorandi e agli studenti post-doc che lavorano a Ginevra. Dato che i risultati di mesi o anni di studio si misurano in termini di pubblicazioni sulle riviste scientifiche.

Il caso del Cern e del suo LHC, seppur singolare, non è purtroppo unico. La russofobia in campo scientifico coinvolge infatti anche la Fondazione tedesca per la ricerca che ha sconsigliato agli scienziati di realizzare articoli ufficiali assieme ai colleghi della Russia. Dal canto suo il Web of Science, database che indicizza le pubblicazioni di settore, ha smesso di tenere traccia dei lavori con autori russi. Non mancano poi impatti diretti sullo studio del cambiamento climatico, soprattutto nell’Artico. 

Poi passiamo allo sport dove gli episodi di russofobia ormai non si contano più. Le bandiere russe e bielorusse sono state bandite agli Australian Open di tennis. 

Alcuni tifosi ucraini a Melbourne si erano rivolti alla polizia per fare rimuovere il tricolore russo dagli spalti durante la partita tra la russa Kamilla Rakhimova e l’ucraina Katerina Beindl. L’ Australian Tennis Federation ha permesso la partecipazione  dei tennisti russi solo sotto una bandiera neutrale.

Altro caso assurdo è quello con cui è stato vietato alla Russia ed alla Bielorussia di trasmettere i giochi olimpici dal  2026 al 2032. E ancora non è chiaro se verrà permessa la partecipazione di atleti russi. Già con la scusa del doping sono anni che alla delegazione russa era impedito di partecipare con il proprio inno e la propria bandiera alle Olimpiadi. 

Infine sul nostro territorio continuano le prese di posizione contro le esibizioni degli artisti russi. Ultimo a cadere in questa ennesima forma di censura russofobica è stato il pianista russo Denis Matsuev che dovrà tenere un concerto a Genova nel mese di maggio prossimo. Per cancellare la sua esibizione è stata aperta una petizione popolare.

Prima di lui, negli ultimi tempi,  erano cadute nelle maglie della censura culturale la pianista di origine ucraina Valentina Lisitsa che aveva espresso opinioni contrarie al governo del suo paese. Per questo i suoi concerti che si dovevano tenere presso il Teatro La Fenice di Venezia sono stati cancellati.

Successivamente una lettera inviata al Governatore della Toscana Eugenio Giani da parte della fantomatica “Comunità degli Ucraini della Toscana” chiedeva la sospensione del concerto della cantante lirica russa Anna Netrebko che si dovrà tenere ad Arezzo presso il Teatro Petrarca il 7 febbraio. Anche lei sarebbe una pericolosa putiniana perché non ha ripudiato l’operazione speciale di Mosca in Ucraina.

Quando la finiremo con tutte queste pagliacciate?

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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