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MARKETING DEGLI STATI UNITI  E CAMBIO DI GOVERNO NELL’EUROPA DELL’EST 

di Antonio Evangelista 

 

Quando vendi un prodotto non devi pensare a convincere un cliente ad acquistare il tuo bene o servizio, soprattutto quando non ti conosce e la prima cosa che si chiede è perché dovrebbe fidarsi delle tue parole. Il segreto per vendere è far conoscere al pubblico il tuo prodotto e generare interesse differenziandoti dalla concorrenza. E lo stesso vale anche per la ‘democrazia’.

Devi conoscere il tuo prodotto, e chi meglio degli USA conosce la ‘democrazia’ essendone stato hollywoodianamente consacrato campione?!

Devi sapere chi sono coloro che possono essere interessati: centinaia di migliaia di giovani cresciuti/manipolati dalla televisione dei cd. paesi sviluppati. 

Devi conoscerne pregi e difetti in modo da esaltare i primi e coprire i secondi, come il fatto di poter essere soffocato dal ginocchio di un poliziotto sul tuo collo mentre altri quattro agenti impediscono ai passanti di aiutarti a respirare. 

Devi scoprire i bisogni del tuo potenziale cliente per capire come aiutarlo, e chi meglio di giovani attivisti, affamati di democrazia e costretti in regimi autoritari, corrotti e senza futuro per generazioni affamate di libertà, cercano il loro posto in società. 

 

Allora quando avrai queste informazioni saprai come sfruttare i bisogni del tuo ‘cliente’ a tuo favore. Tutte le persone hanno dei bisogni che devono essere soddisfatti: fisiologici, di sicurezza, di appartenenza, di stima e realizzazione di sé. E alla base della vendita di ogni prodotto vi è la gratificazione dei bisogni, da sempre. 

 

Le torce della libertà

‘Torches of Freedom’ fu uno slogan utilizzato per incoraggiare le donne a fumare, facendo leva su loro desiderio di emancipazione durante il movimento di liberazione delle donne negli Stati Uniti. Poi divenne lo slogan di una delle più innovative campagne marketing realizzata da Edward Bernays perché convincere le donne a fumare in pubblico significava espandere il mercato delle sigarette con enormi guadagni. Perciò Bernays assunse delle donne per marciare durante la Easter Holiday Parade in New York nel 1929, sfoggiando la loro ‘Torches of Freedom’ e la sigaretta divenne così simbolo di emancipazione e uguaglianza con gli uomini. 

Prima del XX secolo fumare era considerato un atto immorale ed inadeguato per le donne. Durante la prima guerra mondiale le cose cambiarono poiché le donne iniziarono a svolgere le stesse mansioni degli uomini, sostituendo coloro che erano in guerra, e nonostante fosse ancora un tabù, iniziarono anche a fumare. La sigaretta, simbolo di ribellione, divenne strumento di lotta per la parità dei diritti.

Nel 1928, George Washington Hill, Presidente della American Tobacco Company, intuì il potenziale economico di un mercato delle sigarette aperto alle donne e durante un’intervista dichiarò: “È come trovare una miniera d’oro proprio nel nostro cortile.”

Ecco che nel 1929 Edward Bernays decise di assumere delle donne, pagandole per fumare durante la Easter Sunday Parade in New York. Le donne assunte per il progetto erano attraenti e convincenti tanto da poter influenzare la popolazione femminile diventandone modelli da imitare. Furono assunti fotografi specializzati per fari sì che il momento fosse immortalato e le migliori immagini facessero il giro del mondo. La femminista Ruth Hale appoggiò il progetto di Bernays, invitando tutte le donne a unirsi alla marcia. Il 31 marzo del 1929 al termine della Easter Sunday Parade una giovane donna di nome Bertha Hunt camminando per l’affollatissima Quinta Strada accese in pubblico una sigaretta Lucky Strike: si gridò immediatamente allo scandalo. Dieci giovani donne seguirono poi la Hunt, fumando le loro ‘torce della libertà’ in pubblico. L’evento divenne il primo di una lunga serie di eventi che miravano a ottenere la reale emancipazione femminile e Bernays proclamò pubblicamente che il fumo era una forma di liberazione per le donne, la loro possibilità di esprimere forza e libertà. Le foto e il filmato di quella manifestazione fecero il giro di tutto il mondo e il cammino fu visto come una protesta per l’uguaglianza dei diritti, animando il dibattito socioculturale in tutti gli Stati Uniti. Bernays utilizzò le donne nelle pubblicità del tabacco e incrementò le vendite tra le donne che raddoppiarono tra il 1923 e il 1929. Nel 1923 le donne acquistarono solo il 5% delle sigarette vendute, nel 1929 l’aumento fu del 12%, nel 1935 del 18,1%. Il picco fu raggiunto nel 1965 con il 33,3% e rimase a questo livello fino al 1977.

Era la ‘primavera delle donne’ a ben vedere, le avevano illuse e manipolate a uso e consumo del mercato del tabacco; ben altri tempi e obiettivi ci sarebbero voluti per ottenere una emancipazione reale.

Ma questa vicenda ha molto in comune con i meccanismi di vendita della ‘democrazia’ tra quelle popolazioni schiacciate da regimi autoritari o presunti tali.

 

Allora siamo pronti per vendere un po’ di ‘democrazia’ all’Europa dell’est? 

 

Tra il 2000 e il 2005, i governi alleati della Russia in Serbia, Georgia, Ucraina e kirghisi sono stati rovesciati senza sangue. Anche se i media occidentali generalmente ritraevano questi colpi di stato come insurrezioni spontanee e popolari, le ‘rivoluzioni colorate’ erano in realtà ampiamente pianificate, finanziate e concepite in Occidente. Stati Uniti e alleati procurarono agli Stati post-comunisti consulenze, finanziamenti, tecnologie e tecniche di propaganda, all’insegna della ‘assistenza democratica’. Negli arsenali occidentali abbondavano sondaggi di opinione, analisi, propaganda rivoluzionaria, metodi e formazione di ‘conflitto strategico non violento’. Tra i principali agenti stranieri coinvolti nel processo di creazione di ‘democrazie transitorie’ figuravano il United States Agency for International Development – USAID, il National Endowment for Democracy – NED e le agenzie finanziate, la Open Society Institute di George Soros, la Freedom House, e il International Center on Nonviolent Conflict. Insomma, una macchina da ‘guerra’ per un ampio programma neoliberale di apertura della regione dell’Europa orientale al dominio commerciale, strategico militare, culturale e politico da parte dei paesi del G-7. Questo programma si basava su quattro tipi di assistenza straniera: politica, finanziaria, formazione tecnica e marketing/propaganda. 

Lo scioglimento del potere sovietico in tutta la regione dell’Europa centrale e orientale (CEE – Central and Eastern Europe) e dell’Asia centrale ha eccitato un nuovo tipo di intervento occidentale, un ‘imperialismo morbido’ descritto nel lessico ufficiale come ‘promozione della democrazia’. Alla fine degli anni ‘90 e nel decennio successivo, i mass media occidentali rappresentavano abitualmente gli sconvolgimenti politici seriali che hanno avuto luogo in Serbia, Georgia, Ucraina e altrove nell’Europa orientale e nell’Asia centrale come legittime lotte di democrazia del ‘potere del popolo’ sulla tirannia. Gli alleati occidentali, in particolare gli Stati Uniti, incoraggiarono attivamente le mobilitazioni politiche nella regione che deposero Slobodan Milosevic in Serbia e Eduard Shevardnadze in Georgia, e invalidarono l’elezione di Viktor Yanukovych in Ucraina. L’intervento elettorale straniero era un mezzo per preparare politicamente la loro sostituzione da parte di politici filo-occidentali che, in nome della democrazia, presumibilmente avrebbero effettuato ‘riforme’ di concerto con gli interessi statali e commerciali degli Stati Uniti, dell’Unione europea, della OMC – Organizzazione Mondiale Commercio e della NATO. All’epoca dell’iniziativa di rovesciamento di Slobodan Milosevic nel 2000, il Dipartimento di Stato aveva già un ‘modello di rivoluzione’ che aveva iniziato a prendere forma negli anni ‘80 in Slovacchia, Croazia, Romania e Bulgaria e divenne per l’intera regione eurasiatica un’opzione non militarista ed economica per sconfiggere i capi di Stato di sinistra e nazionalisti. La cosiddetta ‘assistenza democratica’ consisteva in un pacchetto di finanziamenti e altri meccanismi di sostegno progettati su principi di marketing per ottenere rapidi cambiamenti di regime e ‘terapie shock’ per politica ed economia. I beneficiari erano i paesi i cui governi per il Dipartimento di Stato erano di ostacolo all’ordine politico globale basato sul mercato. Queste attività si basavano molto su tecniche e tecnologie della propaganda moderna, in gran parte tratte dalla pratica politica degli Stati Uniti. 

I principali attori istituzionali nella promozione della democrazia negli Stati Uniti sono costituiti dal Dipartimento di Stato, dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e dal National Endowment for Democracy. NED è stata creata nel 1983 come un’organizzazione nominalmente privata, finanziata dal Congresso, che avrebbe assunto alcune delle funzioni di cambiamento di regime, ma con mezzi più flessibili e trasparenti, utilizzati dalla CIA allora screditata. 

Proprio Allen Weinstein, che contribuì a creare il NED, dichiarò nel 1991 al Washington Post: “A lot of what we do today was done covertly 25 years ago by the CIA.” – “Molto di quello che facciamo oggi è stato fatto clandestinamente per 25 anni dalla CIA.”

Uno dei primi interventi di NED all’interno dell’orbita sovietica fu a sostegno del movimento anticomunista polacco Solidarnosc.  

L’instabilità iugoslava che ha portato alla sua frammentazione, a partire dai primi anni ‘90, e i continui conflitti politici nazionali, etnici e locali da allora hanno fornito opportunità per una serie di interventi da parte di agenzie straniere pubbliche e private impegnate nel progetto di ‘promozione della democrazia’.

La sfida per gli Stati Uniti è stata scoprire una ‘leadership’ affidabile che era pronta ad abbandonare la proprietà statale e i residui del programma sociale dell’era socialista. 

Rovesciare governi in carica richiede la mobilitazione dei dissidenti politici intorno a un unico candidato politico filoccidentale, una stretta supervisione dei sondaggi e sofisticate tecniche di propaganda della campagna. Con riferimento all’Europa orientale i media occidentali hanno esaltato le rivoluzioni colorate in opposizione al nazionalismo socialista ed economico. Quindi le rivolte nell’Europa orientale non sono mai state semplicemente espressioni di ‘potere popolare’.

E allo stesso modo le rivolte post-soviet nell’Europa orientale non erano semplicemente eventi orchestrati dall’estero ‘made in USA’ ma avevano anche radici locali, risentimenti verso il potere autoritario per la corruzione, la limitata libertà intellettuale e le mancate opportunità economiche, e altre aspirazioni non soddisfatte (compresi i viaggi in Occidente) durante l’era del socialismo statale unico (comunista). 

Contemporaneamente, finanziamenti, consulenze, influenze di potenti agenzie esterne sia USA che dell’Europa occidentale, erano spesso intrusioni ingiustificate, per risultati esclusivi, nel breve termine, della superpotenza e dei suoi alleati.

Esaminando i quattro tipi di intervento straniero aumenta lo scetticismo sulla ‘promozione della democrazia’ e sulla legittimità degli esiti politici immediati delle ‘rivoluzioni colorate’. 

Quattro sono i ‘moduli di assistenza’ straniera necessari per ‘esportare democrazia’: politica, finanziaria, formazione-tecnica, marketing/propaganda.

•​L’assistenza politica si traduce nella unificazione delle diverse opposizioni dietro un unico candidato politico. Per esempio, l’avvocato costituzionalista e anticomunista Vojislav Kostunica era la persona più idonea a battere Slobodan Milosevic. 

•​Il finanziamento riguarda la logistica, il trasporto… I diversi attivisti del movimento studentesco locale Otpor in Serbia formatisi all’estero divennero consulenti itineranti su tattiche politiche non violente ed esportarono in altri paesi le tecniche apprese. I loro viaggi erano pagati dal NED e dalla Freedom House e dall’Open Society Institute di Soros. USAID contribuì con 23 milioni di dollari per la ‘transizione democratica’ in Serbia nel 2000, quando l’opposizione era incoraggiata a contestare le elezioni e a chiedere la deposizione di Milosevic. L’assistenza totale del governo degli Stati Uniti al movimento studentesco serbo Otpor e all’opposizione democratica della Serbia è stata di dieci milioni di dollari nel 1999 e di trentuno milioni di dollari nel 2000. La Open Society Institute di George Soros fornì all’opposizione un ulteriore contributo. Altri beneficiari degli aiuti occidentali erano l’opposizione di Radio B92, l’Associazione dei media elettronici indipendenti, che ha ricevuto fondi NED per una campagna chiamata ‘Rock for Change, Rock the Vote’, e il Centro per i diritti umani di Belgrado che ha anche ottenuto una sovvenzione NED per “incoraggiare accademici serbi, giornalisti e attivisti civici a partecipare direttamente alla formazione della politica per l’opposizione democratica”.

•​L’assistenza per la formazione era fondamentale. In tutta la regione, i media erano vitali nel perseguimento degli obiettivi di politica estera degli Stati Uniti e dei movimenti di cambiamento di regime locale. In preparazione del rovesciamento di Milosevic, gli Stati Uniti nel 1999 spesero “più di un dollaro americano per serbo” per l’assistenza ai media. L’obiettivo dell’Office of Transition Initiatives (USAID/OTI) dell’USAID era finanziare programmi televisivi idonei a diffondere messaggi per un cambiamento politico immediato. I candidati e i sostenitori anti-Milosevic ricevevano ampia formazione su come diffondere il ‘messaggio’, rispondere alle domande dei giornalisti e confutare le argomentazioni dei sostenitori di Milosevic. 

•​L’assistenza nel marketing/propaganda anti-Milosevic di Otpor fu un successo per le sue magistrali tecniche di marketing e branding. Gli slogan recitati dagli attivisti di Otpor, i graffiti sui muri furono testati per la prima volta da sondaggi d’opinione e controllati da consiglieri americani. Tutti i ‘messaggi fondamentali’ di Otpor e degli altri gruppi di opposizione sono stati progettati per ‘vendere’ il cambiamento di regime nello stesso modo in cui vengono commercializzate le bevande analcoliche. Srdan Bogosavljevic, CEO di Strategic Marketing, dichiarò: “Ci siamo avvicinati al processo con un marchio da vendere e un marchio da battere… Il marchio da vendere era Kostunica e il marchio da battere era Milosevic”. Il logo del pugno in bianco e nero di Otpor finì sulle pareti, su adesivi, magliette e copiato dal gruppo di resistenza studentesco della Georgia Kmara. USAID ha pagato ottanta tonnellate di adesivi con la scritta ‘Gotov je’ (È finito), che i giovani attivisti Otpor hanno incollato su ogni superficie piana disponibile in tutta la Serbia. Otpor “è diventato un marchio onnipresente, familiare come Coca-Cola e Nike”. 

Così si esporta la democrazia! E si vendono le sigarette alle femministe. Si nutre l’attivismo e lo si plasma a proprio uso e consumo facendo credere ai suoi protagonisti di cambiare il mondo mentre non si cambia nulla. Lo si fa diventare un’arma inconsapevole nelle mani dell’economia liberale occidentale per abbattere le società che non sono in linea con le politiche economiche e le agende internazionali dei soliti noti. 

 

Eppure, basterebbe chiedersi perché tutto questo sia gratis? Perché queste organizzazioni investono miliardi per formare attivisti? E allora prendo a prestito una frase riferita ai social gratuiti, ma che si adatta anche in questo caso. 

“Se non lo paghi, il prodotto sei tu: ti sei mai chiesto perché whatsapp sia gratis?” 

Ecco sostituite ‘whatsapp’ con ogni attività di finanziamento e formazione ‘gratis’ degli attivisti delle cd. primavere e avrete lo stesso dilemma… e la stessa risposta. Il prodotto sono le giovani e future generazioni e i loro paesi.

E se possono fare questo, e lo hanno fatto, figuriamoci quanto poco gli ci voglia per organizzare flussi migratori di massa per fare pressioni sui paesi ‘amici’. Eccone un bel esempio.

 

Tratto dal libro in attesa di edizione “Mediterraneo scena del crimine” di Antonio Evangelista

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