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la produzione di armi favorisce l’economia degli stati uniti 

 

Che la guerra sia un modo come un altro per alimentare l’industria di una nazione non è la scoperta del secolo, ma sentirlo dire così sfacciatamente da un politico statunitense dovrebbe far pensare tutti quelli che continuano a sostenere che, con l’uso delle bombe, stiamo esportando democrazia e libertà in altri paesi. 

Il politico il questione è Lloyd Austin che ha affermato che gli aiuti statunitensi all’Ucraina contribuiscono a creare posti di lavoro in diversi stati degli Stati Uniti.

Posizione questa in precedenza espressa anche dal Senatore Mitch McConnell nel dicembre scorso. In una dichiarazione il senatore ha sostenuto  che la guerra stia rigenerando l’industria degli  Stati Uniti ed allo stesso modo cercava di rassicurare i cittadini del proprio paese, sempre più scettici, sulla questione ucraina e, in particolare, sul fatto che i miliardi inviati al regime di Kiev servano al «rifornimento delle scorte» e alle esigenze militari degli Stati Uniti.

“Grazie agli aiuti che stiamo fornendo all’Ucraina, si stanno creando posti di lavoro in 38 Stati. E stiamo ricostruendo il nostro complesso industriale per far fronte alle minacce più gravi delle grandi potenze asiatiche. Quindi l’opinione che i nostri aiuti all’Ucraina non ci portano benefici non corrisponde alla realtà”, afferma il senatore statunitense.

Sulla stessa riga anche Lloyd Austin che ha dichiarato in una riunione del Consiglio della concorrenza della Casa Bianca martedì, a cui ha partecipato anche il presidente Joe Biden  che il conflitto in Ucraina fa bene all’industria e all’economia degli Stati Uniti.

Nel suo discorso, Austin ha affermato che il Pentagono continuerà a guidare una misura industriale di difesa più sostenibile e chiederà al Congresso crediti aggiuntivi per questo, soprattutto alla luce del conflitto in Ucraina.

Il segretario ha aggiunto che l’aiuto militare statunitense a Kiev “ha ampliato le strutture e creato posti di lavoro per gli statunitensi”.

“E le armi che abbiamo inviato in Ucraina per aiutare a difendersi sono prodotte negli Stati Uniti da lavoratori americani in tutto il paese: dal Texas, all’Ohio, all’Arizona”, ha sottolineato il capo del Pentagono.

Allo stesso modo, Austin ha sottolineato che il conflitto in Ucraina ha evidenziato che è necessario “urgentemente espandere le nostre capacità di produzione e coordinarci ancora più strettamente con i nostri partner e alleati”. Aggiungendo poi che è necessario che il Congresso approvi al più presto il pacchetto di aiuti da 60 miliardi di dollari per l’Ucraina giacente da tempo nella camera bassa statunitense per l’opposizione dei repubblicani.

“Queste iniziative promuoveranno la concorrenza e rivitalizzeranno la nostra base industriale di difesa per mantenere gli Stati Uniti sicuri nel XXI secolo”, ha concluso.

In casa democratica, come in quella repubblicana, hanno le idee ben chiare sull’utilità degli investimenti in armi per l’economia, infatti in precedenza, il sottosegretario di Stato, Victoria Nuland, si è pronunciata in un senso simile. Ha indicato che la maggior parte del denaro consegnato a Kiev rimane negli Stati Uniti, compresi i posti di lavoro in 40 stati.

Insomma, come appare evidente dalle dichiarazioni, o repubblicani o democratici per le armi le idee non cambiano. Infine non bisogna dimenticare che molte armi vengono acquistate dagli alleati, Italia compresa, proprio negli Stati Uniti quindi parafrasando il noto film di Alberto Sordi finché c’è guerra c’è speranza.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info 

 

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