SUD SUDAN PROSSIMA META PER I PALESTINESI ESPULSI DA GAZA?
Il sud Sudan dovrebbe ospitare i palestinesi espulsi dalla striscia di Gaza, secondo il governo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, e per questo sono stati avviati colloqui con le autorità del paese africano, riferisce AP.
Le fonti citate dall’agenzianon hanno specificato a che livello siano i colloqui, ma se questa ipotesi si concretizzasse si tratterebbe di spostare milioni di persone da un luogo in crisi umanitaria ad un altro che si trova nelle stesse condizioni, oltre a una evidente violazione di ogni principio giuridico internazionale e una palese violazione dei diritti umani del popolo palestinese.
Da parte sua, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu afferma di voler rendere possibile il piano del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che prevede il trasferimento della maggior parte della popolazione di Gaza attraverso quella che Netanyahu chiama “migrazione volontaria”. A tal fine, Israele ha presentato proposte simili ad altre nazioni africane.
“Penso che la cosa giusta, anche secondo le leggi di guerra che conosco, sia permettere alla popolazione di andarsene e poi attaccare con tutte le forze il nemico che rimane lì”, ha affermato il primo ministro israeliano in un’intervista con un media locale (citata da AP) in cui, tuttavia, non ha alluso al Sud Sudan quale meta finale per lo spostamento forzato dei palestinesi della striscia di Gaza.
Insomma, prima si bombarda un popolo uccidendo oltre 61 mila persone, poi si affamano e in fine si invitano, per il loro bene, a lasciare la loro terra forzatamente per recarsi in un altro paese che gli accoglierà come rifugiati.
I tentativi di reinsediamento sono stati ovviamente respinti dai palestinesi, così come da molte agenzie per i diritti umani e dalla gran parte della comunità internazionale, che però non intende prendere seri provvedimenti contro il governo di Tel Aviv. Bisogna ricordare che la decisione di evacuare la popolazione è un meccanismo di espulsione forzata che contravviene chiaramente a quanto sancito dal diritto internazionale, ma poco importa se ha portare avanti questa idea è Israele. Infatti, se da un lato tutti si stanno adesso indignando per quello che sta succedendo in quel territorio, dall’altro nessuno vuole imporre sanzioni allo stato israeliano. Si limitano a pronunciare parole che sono portate via dal vento, mentre a Gaza si continua a morire ogni giorno sotto le bombe e per la fame.
Tra i paesi che hanno ripudiato la possibilità di ospitare i palestinesi espulsi dalla loro terra spicca l’Egitto , che si oppone decisamente ai piani di trasferimento di massa dei palestinesi fuori da Gaza, per paura di dover affrontare un’ondata di rifugiati.
Due funzionari egiziani hanno detto all’AP di essere a conoscenza delle mosse che Israele sta portando avanti da mesi per cercare un paese che accetti i palestinesi che alla fine saranno espulsi da Gaza, incluso il Sud Sudan. Entrambi hanno ammesso che il Cairo fa pressione su Juba per non farlo cedere alle richieste di Tel Aviv.
Nonostante le opposizioni, il Sud Sudan potrebbe trarre vantaggio da questo accordo rafforzando i legami militari con Israele e avvicinandosi a Trump, che mesi fa ha proposto di sgomberare l’enclave e farne “la riviera del Medio Oriente”.
Joe Szlavik, fondatore di una società statunitense che lavora con il Sud Sudan, ha affermato di essere stato informato dell’esistenza dei colloqui dalle autorità sudsudanesi e ha assicurato che una delegazione israeliana visiterà presto il paese per valutare la possibilità di allestire accampamenti per i palestinesi, anche se non è stata ancora confermata alcuna data. Secondo lui, Israele probabilmente pagherebbe per i campi improvvisati.
In precedenza, la stampa ha riferito dell’esistenza di colloqui simili intrapresi da Stati Uniti e Israele con il Sudan e la Somalia, due paesi anch’essi colpiti dalla guerra e dalla fame, così come con la regione separatista della Somalia , ma i progressi di questi scambi non sono stati resi pubblici.
Szlavik, assunto dalle autorità del Sud Sudan per migliorare i loro legami con Washington, sottolinea che, sebbene non sia direttamente coinvolta, l’amministrazione Trump è a conoscenza dei colloqui che Israele sta avendo con quelle nazioni africane.
Secondo lui, il Sud Sudan vorrebbe che la Casa Bianca rimuovesse le restrizioni di viaggio imposte ai suoi cittadini e rimuovesse le sanzioni che gravano su alcuni membri della classe politica. Come segno di buona volontà, ha già accettato otto persone espulse dal territorio degli Stati Uniti nel contesto delle deportazioni di massa.
Alla domanda fatta al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti se il paese avrebbe dato qualcosa in cambio, l’entità ha risposto che la decisione di concedere il visto viene presa “in un modo che dia priorità al mantenimento dei più alti standard di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, della sicurezza pubblica” e dell’applicazione delle sue leggi sull’immigrazione.
“Il Sud Sudan, con problemi economici, ha bisogno di qualsiasi alleato, entrata finanziaria e sicurezza diplomatica che possa ottenere”, ha detto Peter Martell, giornalista e autore di un libro sul paese, ‘First Raise a Flag’. In questo testo si afferma che, per decenni, il Mossad ha sostenuto i sudsudanesi durante la guerra civile che hanno combattuto contro il governo di Khartun fino a quando non hanno ottenuto l’indipendenza nel 2011, riporta RT.
La situazione in Sud Sudan è instabile. L’accordo di pace con il Sudan, firmato sette anni fa, è fragile e non è stato pienamente attuato, e il paese dipende dagli aiuti internazionali per tenere a galla i suoi circa 11 milioni di abitanti, il che difficilmente rende una destinazione possibile per i palestinesi di Gaza. Ma questo poco importa aTel Aviv, l’importante è per loro sbarazzarsi della presenza ingombrante dei palestinesi nella striscia di Gaza per poi appropriarsene, portando quindi a compimento la soluzione finale.
La recente decisione di Benjamin Netanyahu di intraprendere un’azione volta all’occupazione del restante 25 per cento del territorio della striscia di Gaza va in questa direzione. Arriva proprio oggi la notizia che le forze di difesa israeliane hanno accettato, dopo una precedente riluttanza, la decisione del primo ministro israeliano di entrare nella città di Gaza per combattere, secondo loro, l’ultimi membri di Hamas che si troverebbero in quella zona.
Nonostante le prese di posizione della comunità internazionale che ripudiano tale ipotesi, nessuno si muove per impedire che si compia un ulteriore mattanza. Tutti si preoccupano che, se l’invasione di Gaza City avvenisse, verrebbero messe in pericolo le vite degli ostaggi ancora detenuti da Hamas, dimenticandosi però dei molti residenti palestinesi che vivono in quella città e che perderebbero la vita sotto i bombardamenti israeliani. Come se solo le vite degli ostaggi contassero …
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

