Nicolas MaduroIl presidente venezuelano Nicolas Maduro

GLI STATI UNITI ATTACCANO IL VENEZUELA 

 

Gli Stati Uniti hanno attaccato questa notte il Venezuela compiendo bombardamenti contro strutture militari e civili nella capitale Caracas e nelle stati di Miranda, Aragua e La Guaira.

Le pressioni contro il Venezuela e il suo presidente Nicolas Maduro, accusato dalla Casa bianca di essere a capo di un’organizzazione dedita al narcotraffico senza fornire uno stralcio di prova, erano iniziate alcuni mesi fa quando era stata dispiegata un’enorme flotta di navi di fronte alle coste del paese sud americano con la scusa di voler stroncare il traffico di droga dal Venezuela agli Stati Uniti.

Solo gli ingenui e i porta borse di Washington avevano creduto alle fantasiose accuse che Donald Trump, che ricordo era stato candidato al Premio Nobel per la Pace, aveva mosso contro il paese sud americano e contro il suo presidente. Nelle mire del pacifista della domenica vi è sempre stato il controllo del petrolio e delle ingenti risorse del sottosuolo che il paese detiene. Inoltre colpire il Venezuela equivale a colpire il nemico strategico per eccellenza degli Stati Uniti, ovvero la Cina.

Pechino è da tempo un socio importante per Caracas, ieri si trovava in Venezuela una delegazione cinese. Quindi quale miglior segnale per il paese asiatico se non colpire il Venezuela durante la visita dei diplomatici cinesi nel paese. Per la Cina il Venezuela non rappresenta solo un importante socio commerciale dal quale acquista ingenti quantità di petrolio, ma anche un importante punto di appoggio logistico e strategico in un eventuale conflitto con gli Stati Uniti.

Gli attacchi di oggi quindi non sono solo il tentativo, per Washington, di accaparrarsi delle risorse economiche del Venezuela, ma anche un importante segnale a Pechino e a Mosca. Hanno ribadito che in America Latina comandano loro e che nessuno può cercare di cambiare questa loro attitudine al controllo del resto del continente. La scusa, la più banale, con cui sono stati compiuti gli attacchi è quella della lotta al traffico di droga, scusa, che come detto, appare estremamente ridicola.

Tanto ridicola che però non è stata sufficiente ai vassalli di Washington per essere condannata. Se la storiella dell’aggressore e dell’aggredito, tanto in voga per il conflitto tra Ucraina e Russia, dovesse essere applicata anche in questo caso dovremmo emettere pacchetti di  sanzioni agli Stati Uniti e inviare armi a sostegno del governo di Nicolas Maduro. Ma si sa, le sacre bombe occidentali vengono usate per liberare i governi guidati da dittatori sanguinari e riportare la democrazia in queste nazioni che hanno avuto la sola colpa di non essersi inginocchiate agli Stati Uniti. 

Intanto sta circolando la notizia che il presidente Nicolas Maduro e sua moglie Cilia Flores  sarebbero stati rapiti dalle forze speciali statunitensi e sarebbero stati trasportati negli Stati Uniti. Notizia non confermata da fonti venezuelane, anche se la vice presidente Delci Rodriguez  ha chiesto alla Casa Bianca di fornire informazioni sullo stato di salute dei due prigionieri.

A tale proposito il sottosegretario del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Christopher Landau, ha celebrato l’aggressione degli Stati Uniti contro il Venezuela e la cattura del presidente Nicolás Maduro.

“Una nuova alba per il Venezuela!”, ha scritto sul suo account X, aggiungendo che il presidente venezuelano “si troverà di fronte alla giustizia”.

Il senatore Mike Lee ha annunciato che il segretario di Stato americano Marco Rubio gli ha detto che non sono previste ulteriori azioni militari contro il paese sudamericano e che il presidente è stato arrestato dal personale statunitense per essere processato negli Stati Uniti.

Evidentemente Donald Trump aveva bisogno di un nuovo Saddam Hussein da presentare come il nuovo dittatore alle sue festanti folle in vista delle prossime elezioni di medio termine.

Gli attacchi nella capitale hanno colpito il complesso militare Fuerte Tiuna e la base aerea di La Carlota, è stata inoltre colpita la tomba di Hugo Chaves. Finalmente la neo premiata con il Premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado che da tempo chiede agli Stati Uniti di intervenire militarmente nel paese per togliere di mezzo Nicolas Maduro, unico modo questo per un cambio di governo in Venezuela, è stata accontentata.

Il nostro ministro degli esteri Antonio Taiani, intervistato da Rai News, si preoccupa dei nostri concittadini presenti nel paese senza pronunciare mezza parola sugli attacchi statunitensi. Si dimentica, forse troppo preoccupato per gli italiani residenti nel paese sud americano, che i bombardamenti di questa notte sono una chiara e palese violazione di qualsiasi regola internazionale. Si dimentica di chi è l’aggredito e dell’aggressore.

Dall’Unione Europea si raccomanda moderazione e niente di più. L’alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, si è pronunciata oggi sull’aggressione degli Stati Uniti contro il Venezuela e della cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, lanciando un appello alla moderazione.

“L’UE ha ripetutamente dichiarato che Maduro manca di legittimità e ha difeso una transizione pacifica”, ha scritto Kallas nel suo account X, aggiungendo che, in ogni caso, devono essere rispettati “i principi del diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite”.

“Facciamo appello alla moderazione”, ha concluso laconicamente. 

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

Un pensiero su “GLI STATI UNITI ATTACCANO IL VENEZUELA”
  1. Non si può sottostare sotto la minaccia della America che alcune cos’è non si possono fare perché c’è il rischio di un conflitto mondiale si attacca la America una volta per tutto non possiamo stare sempre al angherie e prepotenza criminale di un continente assassino

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