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TRUMP SOLLEVA LE SANZIONI A UN PAESE CON CUI E’ IN GUERRA 

 

La guerra contro l’Iran va meglio di ogni più rosea aspettativa, non ci sono più obiettivi da colpire, abbiamo distrutto tutto l’apparato militare di Teheran, gongola Donald Trump. ma nel mezzo delle sue paranoie l’amministrazione statunitense ha deciso per la prima volta nella storia di sollevare le sanzioni contro un paese che stanno combattendo.

Non è fantascienza, ma la pura realtà, infatti ieri gli Stati Uniti hanno emesso un’esenzione temporanea per sollevare le  sanzioni sul petrolio iraniano al fine di consentirne la commercializzazione sui mercati internazionali. 

La mossa segnerebbe il primo caso nella storia in cui vengono revocate le sanzioni contro un paese con cui si è in guerra. L’insolita decisione ha generato grande stupore tra gli esperti, che ora cercano di spiegare la relazione tra la misura e le dichiarazioni della Casa Bianca.

In precedenza anche il petrolio russo era stato esentato per trenta giorni dalle sanzioni statunitensi, questo ha permesso a 130 milioni di barili di greggio già  caricate nelle petroliere  di entrare nel mercato con la speranza che il prezzo si abbassi o almeno si stabilizzi.

Il Dipartimento del Tesoro ha comunicato che l’autorizzazione consente la vendita di greggio iraniano e prodotti derivati attualmente bloccati in mare tra il 20 marzo e il 19 aprile. “In sostanza, useremo i barili iraniani contro Teheran per mantenere il prezzo basso mentre continuiamo con l’operazione Epic Fury”, ha affermato il segretario al Tesoro Scott Bessent.

Facendo un semplice conto matematico i 140 milioni di barili di petrolio se venduti al prezzo attuale che si aggira intorno ai 100 dollari permetteranno all’Iran di incamerare circa 14 miliardi di dollari, un bel regalo non c’è che dire. E meno male che la guerra sta andando meglio di ogni rosea aspettativa …

Bessent afferma che, con questa mossa, Washington fornirà rapidamente circa 140 milioni di barili di petrolio ai mercati globali, il che, ha detto, contribuirà a stabilizzare i prezzi e alleviare la pressione sull’approvvigionamento energetico globale.

“Questa è un’enorme concessione finanziaria degli Stati Uniti all’Iran”, ha sottolineato Barak Ravid, corrispondente di Axios per gli affari globali. “È la prima volta che gli Stati Uniti acquistano petrolio iraniano dal 1996. Tutto sta accadendo nel bel mezzo di una guerra contro l’Iran”, ha ricordato.

Da parte sua, l’analista dei mercati energetici Brent Erickson sostiene che gli sforzi dell’amministrazione Trump per controllare i prezzi non avranno un impatto significativo fino a quando lo stretto di Hormuz non sarà aperto a tutte le navi.

“L’allentamento delle sanzioni solleva preoccupazione per il rapido esaurimento degli strumenti economici di Washington per frenare l’aumento dei prezzi del petrolio”, ha dichiarato Erickson. “Se siamo arrivati al punto di allentare le sanzioni contro il paese con cui siamo in guerra, stiamo davvero finendo le opzioni”, ha aggiunto.

“Dubito fortemente che questa licenza abbia un impatto significativo sul prezzo del petrolio. Invece, andrebbe direttamente a beneficio della NIOC [la Compagnia Nazionale di Petrolio Iraniana] e della CGRI [Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica]”, dice David Tannenbaum, direttore della società di consulenza specializzata in sanzioni economiche Blackstone Compliance.

“Gli Stati Uniti stanno finanziando una guerra contro se stessi”, ha detto Danny Citrinowicz, ricercatore dell’Istituto israeliano per gli studi sulla sicurezza nazionale. “Quello che stiamo vedendo è una campagna davvero carente, non in termini di portata operativa, ma nella preparazione strategica della stessa”, ha aggiunto.

Dal punto di vista dell’esperto di sicurezza Moritz Brake, la decisione “punta a una sottovalutazione della capacità dell’Iran di resistere all’attacco e alle ripercussioni sull’economia globale”. “I rischi sono stati sottovalutati”, sottolinea, riporta RT.

Inoltre occorre notare che i costi delle rappresaglie iraniane contro le strutture energetiche dei paesi del golfo, come l’impianto per la produzione di gas di Qatar Energy, ricadranno sugli stessi paesi. Gli Stati Uniti fanno le guerre lontano dai loro confini e lasciano il conto da pagare ai loro alleati. Un po’ come avviene in Europa dove hanno iniziato la guerra contro la Russia attraverso ill proxy ucraino e hanno lasciato, grazie alla nostra poco lungimirante e asservita classe politica, il nostro continente nelle condizioni che sappiamo benissimo.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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