LA CINA HA SCONFITTO IL VIRUS, MA COME HA FATTO?

Mentre in tutti i paesi del mondo e soprattutto in Europa, Stati Uniti e Brasile i contagi da corona virus causati dalla preannunciata seconda ondata della pandemia aumentano ogni giorno mettendo in pericolo i cittadini e minando l’economia mondiale in Cina il virus è stato sconfitto.

Ma come ha fatto il paese asiatico a sconfiggere il virus?  Un articolo apparso sulla rivista The Lancet – Infectious Diseases intitolato “China’s successful control of Covid-19”, pubblicato da Money, illustra come la Cina, nonostante sia stato il primo paese ad avere i virus sul suo territorio, abbia saputo uscirne rapidamente e soprattutto come abbia potuto evitare la seconda ondata di contagi.

Il merito del successo cinese va ricercato nel​ sistema centralizzato di risposta alle epidemie ovvero una sanità statale, restrizioni molto severe, ad esempio durante il lockdown solo un membro della famiglia era autorizzato a uscire di casa per comprare beni di prima necessità, un efficace sistema nazionale di tracciamento dei contatti, la capacità di aumentare la produzione di mascherine e camici, ​l’accettazione dell’uso obbligatorio della mascherina da parte della popolazione senza polemiche o esitazioni, il controllo della trasmissione locale che ha lasciato poi il posto alla prevenzione della diffusione del virus dai casi importati.

Xi Chen della Yale School of Public Health dice che in Cina molti adulti hanno vissuto la pandemia da Sars e sanno quindi cosa voglia dire essere colpiti da un virus a differenza di quanto avviene nella maggior parte dei paesi occidentali. Inoltre in Cina solo il 3 per cento della popolazione anziana vive in una struttura di accoglienza, luogo, come si è visto, essere fonte di forte propagazione del virus. “La rapidità di risposta della Cina è stata cruciale”, aggiunge il dott. Gregory Poland, direttore del Vaccine Research Group della Mayo Clinic di Rochester, USA.

“In Cina c’è una combinazione di fattori che permette di attuare senza resistenze scelte come quelle intraprese dal governo cinese:  la popolazione prende sul serio le infezioni respiratorie ed è disposta ad adottare interventi non farmaceutici, il governo può imporre forti limitazioni alla libertà individuale, che non sarebbe considerato accettabile nella maggior parte dei Paesi occidentali”, riporta l’articolo. “L’impegno per il bene superiore è radicato nella loro cultura; non c’è l’iperindividualismo che caratterizza gli Stati Uniti e che ha guidato gran parte della resistenza alle contromisure contro il coronavirus”, continua il dott. Poland. 

Il quadro fin ora tracciato ha reso possibile che in Cina il virus sia stato quasi del tutto sconfitto. Nei rari casi in cui vengono rilevati contagi la risposta dello stato è energica. Ricordiamo il caso della città di qingdao dove, dopo essere stati rilevati una ventina di casi in un ospedale, in una settimana sono stati eseguiti ben 11 milioni di tamponi all’intera popolazione della città che conta 9,5 milioni di abitanti ed alle zone circostanti. A Kashgar, nella regione nord-occidentale dello Xinjiang, sono stati rilevati 137 persone asintomatichecollegate a un contagio in una fabbrica di abbigliamento. Sono stati effettuati quindi tamponi su 2,8 milioni di persone.

Aver sconfitto il virus significa inoltre che l’economia cinese, nonostante il crollo del primo trimestre, ha registrato un aumento del 4,9 per cento nel terzo trimestre e  rispetto allo stesso periodo dello scorso anno un aumento dello 0,7 per cento. Il Fondo Monetario Internazionale stima un aumento del PIL per il 2021 in Cina del 8,2 per cento che dimostra cosa può fare il paese asiatico avendo tenuto sotto controllo il virus.

In Italia invece, nonostante i tanti proclami delle regioni, continua la carenza di personale medico negli ospedali proprio adesso che il numero di pazienti aumenta.

Secondo la CGIL mancano almeno 50 mila infermieri che potrebbero arrivare a 75 mila con quota cento. Molte regioni tra le quali quelle che adesso registrano il maggior numero di casi come la Lombardia, il Piemonte, la Liguria e la Campania si trovano in deficit di personale medico.

In Lombardia e nelle altre regioni del nord Italia il deficit di infermieri nella prima fase della pandemia, nei mesi invernali, era stato risolto incentivando la migrazione del personale dal sud Italia poco colpito dalla pandemia, Oggi questo non è più possibile dato che l’epidemia colpisce duramente anche le regioni meridionali. Altro ritrovato per far fronte alla carenza di personale, usato soprattutto in Lombardia, era stato quello di assumere con contratti temporanei gli infermieri, adesso, conclusi i contratti, il sistema si trova di nuovo in affanno.

Se poi consideriamo il fatto che l’economia, madre di ogni decisione presa dai nostri governi, è quella che subisce maggiormente i rigurgiti della pandemia ci accorgiamo che forse il sistema cinese di contrasto al virus risulterebbe vincente anche per i nostri capitalisti da strapazzo pronti a piangere ai piedi del governo ad ogni accenno di crisi. A meno che la crisi non gli faccia comodo dato che proprio  le grandi imprese internazionali e transnazionali hanno beneficiato in modo spaventoso da questa crisi che a reso innocue tutte quelle piccole e medie imprese di cui il nostro paese è punteggiato.

Insomma credo proprio che dovremmo guardare con più attenzione e meno diffidenza ad oriente invece di perdere l’occasione per inventare fantasmagoriche congiure cinesi che hanno l’unico fine di assecondare le fregole Trumpiane contro il paese asiatico.

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