PARADISI FISCALI: UNA SITUAZIONE NON PIU’ SOSTENIBILE

In un momento in cui la crisi provocata dal corona virus obbliga tutti i paesi a prendere misure economiche per sostenere le economie risulta davvero paradossale che le grandi imprese grazie ai paradisi fiscali ed a leggi ad hoc continuino a pagare imposte e tasse irrisorie.

La situazione è insostenibile infatti, secondo il rapporto di Imf e World Bank, 2020, nove paradisi fiscali attraggono ogni anno il 42% degli investimenti diretti esteri globali (Ide) e oltre il 40% dei profitti realizzati dalle multinazionali, con un profit shifting di circa 741 miliardi l’anno, sottraendoli alle altre economie. Per l’Italia questo dumping fiscale si traduce in una perdita di gettito attorno ai 6,4 miliardi annui, su 27 miliardi di profitti registrati in dollari statunitensi. La Germania perde il 26% del gettito della tassazione sugli utili d’impresa, la Francia il 22%, l’Italia il 15 per cento.

Secondo gli ultimi dati presentati il 20 novembre Paesi Bassi, Lussemburgo, Hong Kong, Svizzera, Singapore, Irlanda, Bermuda, Isole Vergini Britanniche e Isole Cayman assorbono questa elevata quota di investimenti nonostante generino nel loro insieme solo il 3,2% del Pil mondiale. Gli investimenti esteri sono effettuati tramite Special purpose entities (Spes), società finanziarie con scarsa, o addirittura nulla attività economica diretta (produzione, dipendenti, eccetera) nel Paese di insediamento. Queste società sono  create con l’unico scopo finanziario. “Fra il 2005 e il 2019”, si legge nel Rapporto presentato “il 75,8% degli Ide in entrata nei Paesi Bassi era costituito da investimenti “fantasma”. In Lussemburgo il dato è ancora più sbilanciato: il 93,9% degli Ide, nello stesso lasso di tempo,era costituito da investimenti della stessa natura fittizia”.

Ma la poca propensione delle grandi imprese internazionali, transnazionali e dei superpaperoni a eludere il fisco non si limita solo all’Europa. Infatti se guardiamo cosa succede in Sud America scopriamo che il Brasile, la  Colombia e il  Messico sono i paesi dell’America Latina con le maggiori perdite economiche dovute all’evasione fiscale da parte delle grandi società transnazionali, secondo il rapporto preparato dalla Global Alliance for Fiscal Justice e da altre organizzazioni. 

Secondo i dati dello studio, intitolati “The State of Tax Justice 2020”, il Brasile è il paese latinoamericano in cui più denaro viene perso per evasione fiscale dai grandi contribuenti registrando perdite annuali di 14,63 miliardi di dollari, Segue la Colombia, con 11,639 miliardi di dollari,  poi il Messico  con altri 8,25 miliardi di dollari. 

A livello sudamericano seguono: Argentina con 2,341 miliardi di dollari, Perù con 1,081 miliardi di dollari,  Cile con 414,5 milioni di dollari, Venezuela con 383,8 milioni di dollari, e Bolivia con 103,2 milioni di dollari.

Il rapporto stima che la perdita fiscale totale della Colombia equivalrebbe al 71,70% della spesa sanitaria pubblica. Nel caso del Messico, rappresenta il 24,67 per cento del bilancio per questo settore; e in Brasile, equivale al 20,06%.

Il rapporto osserva inoltre che a livello globale ci sono perdite annuali di 427 miliardi di dollari a causa di abusi fiscali internazionali. Di questo importo, 245 miliardi di dollari vengono persi a causa dell’evasione delle multinazionali che trasferiscono profitti in paradisi fiscali e quindi pagano meno tasse di quanto dovrebbero. I restanti 182 miliardi di dollari vengono persi a causa di miliardari che nascondono beni e redditi non dichiarati all’estero, al di fuori dell’ambito della legge.

Come risulta evidente da questi dati il sistema a livello globale sembra proprio progettato per permettere ai grandi colossi industriali ed ai loro fondatori e soci di non pagare imposte nonostante i loro patrimoni siano miliardari. Oggi che ci troviamo dentro l’ennesima crisi del capitalismo, questa volta causata dal Covid 19, dobbiamo renderci conto che non è più tollerabile che persone e imprese guadagnino miliardi di senza pagare quasi nessuna imposta.

Ma questi dati vengono scientificamente occultati o messi nelle pagine finali dei loro giornali dai grandi mezzi di informazione che manipolano l’opinione pubblica finanziati dagli stessi che dal sistema messo in campo ci guadagnano profumatamente. Poi la politica come accade è assente nonostante sia quella che deve autorizzare eventuali aumenti del debito pubblico per far fronte alle crisi, come accade del resto in questi mesi.

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