I TAGLI ALLA SANITA’ PUBBLICA UNA DELLE CAUSE DEGLI OLTRE 70 MILA MORTI PER IL CORONA VIRUS

Domani inizierà in tutta Europa la campagna di vaccinazione contro il corona virus, ma ancora molti si domandano come in un paese  del primo mondo come l’Italia sia stato possibile registrare oltre 70 mila morti per la pandemia.

Le risposte sono, come è ovvio, molte, ma una di queste non può che essere ricercata nel sistematico smantellamento, da parte dei governi di pseudo sinistra e di destra che si sono susseguiti negli ultimi 20 anni alla guida del nostro paese, del servizio sanitario nazionale. Rispettando le direttive europee di una incomprensibile austerità di bilancio sono stati tagliati miliardi di finanziamento al settore sanitario pubblico che hanno di fatto indebolito la struttura portante della sanità italiana favorendo, in questo modo, il nascere di una miriade di strutture private che dalle larghe magli lasciate dai governi si sono enormemente arricchite.

Un’elaborazione del quotidiano “Sanità” e riproposta da “Contropiano” prende in esame i dati dell’Annuario del Servizio Sanitario Nazionale per gli anni 2013-2018 dai i quali emerge come la nostra sanità pubblica sia stata depotenziata a favore della sanità privata. Ma vediamo alcuni di questi dati nel dettaglio.

Nel quinquennio preso in esame nella sanità pubblica sono state chiuse il 5,2% delle strutture mentre nel settore privato sono cresciute del 7,2%. Nel dettaglio, in soli cinque anni, dal 2013 al 2018, il Servizio sanitario nazionale ha chiuso 74 strutture di ricovero (45 pubbliche e 29 private), 413 strutture di specialistica ambulatoriale (316 nel pubblico e 97 nel privato).

Nel settore dell’assistenza territoriale residenziale le strutture pubbliche si sono ridotte di 159 unità, mentre quelle private sono aumentate di 837; per l’assistenza territoriale semi residenziale si registra un -30 nel pubblico e +289 nel privato; per l’altra assistenza territoriale -87 pubbliche e +6 private; per l’assistenza riabilitativa +9 pubbliche e + 69 private. 

Già da questi pochi dati si evince come il depotenziamento della sanità pubblica abbia lasciato campo libero al privato soprattutto in tutti quei settori, come le residenze per gli anziani o la riabilitazione, che garantiscono, in condizioni sanitarie normali, una grande redditività. Non a caso molti problemi durante questo periodo di pandemia si sono registrati proprio nelle residenze per anziani, nella maggior parte, gestite da privati.  Il privato, presumibilmente, per ridurre i costi ed aumentare i guadagni si è trovato impreparato nella gestione di un evento straordinario come la pandemia da Covid 19. In valori assoluti

la sanità pubblica conta in totale 11.403 strutture sanitarie mentre quella privata l’ha scavalcata arrivando a 15.808 strutture.

Inoltre bisogna osservare che il numero complessivo dei posti letto nel periodo 2013-2018 è diminuito in valore assoluto di 13.457 unità di cui oltre 10000 nel pubblico. Le riduzioni poi hanno toccato anche il personale medico: nel periodo preso in esame  il personale è stato ridotto di 22.246 unità. Mancano all’appello 2.216 medici di medicina generale, –  nel 2018 erano 42.987 contro i 45.203 del 2013. Mancano 206 pediatri:, (nel 2018 erano 7.499, nel 2013, erano 7.705. 

Per quanto riguarda la natura delle strutture, le strutture che erogano assistenza ospedaliera sono in maggioranza pubbliche (51,8%) così come le strutture che erogano altra assistenza territoriale (87,0%). Ma sono in maggioranza private e accreditate le strutture che erogano assistenza territoriale residenziale (82,5%), quella semiresidenziale (69,9%) e le strutture che erogano assistenza riabilitativa ex art.26 L. 833/78 (77,5%). 

Questo ultimo dato conferma come il privato si sia inserito in modo perfetto nei settori più redditizi come appunto l’assistenza agli anziani, settore che però, come detto in precedenza, ha sofferto in modo particolare dei problemi causati dalla pandemia perché ospita nelle proprie strutture soggetti particolarmente deboli. Strutture poi non in grado di far fronte a emergenze come quella pandemica nonostante siano accreditate dal servizio sanitario nazionale. In fondo essendo private lo scopo primario è quello di fare utili e non di preoccuparsi troppo di mettere in atto tutte quelle misure di prevenzione per far fronte ad una pandemia che non si sa se e quando avverrà.

A livello nazionale sono disponibili 3,5 posti letto ogni 1.000 abitanti. La regionalizzazione della sanità però non rende omogeneo questo valore: se si guarda alla distribuzione territoriale emergono chiaramente i punti critici, la Calabria dispone di 2,9 posti letto, la Campania 3,1 e la  Puglia 3,1. Le strutture ospedaliere sia private che accreditate disponevano nel 2018 di 5.176 posti letto di terapia intensiva, oggi con l’emergenza Covid sono saliti a 9.931, oggettivamente ancora troppo pochi.

A livello nazionale ogni medico di base ha un carico potenziale di utenti pari a 1.232 adulti residenti, mentre nell’ambito del ruolo sanitario, il personale medico è costituito da 101.876 unità, quello infermieristico da 253.819 unità, il rapporto fra infermieri e medici, a livello nazionale, si attesta sul valore di 2,5 infermieri per ogni medico. 

Questa era la situazione al 2018 prima della pandemia e con questi numeri il nostro sistema sanitario nazionale si è dovuto confrontare nel momento dello scoppio del virus. Dati che purtroppo sono solo la punta della piramide dei tagli inferti alla sanità pubblica negli ultimi venti anni da tutti i governi di qualunque colore e razza che si sono avvicendati alla guida del nostro paese. Questa pandemia dovrebbe farci comprendere come la sanità pubblica sia importante per la cura delle persone e che il privato, per sua natura, non può rimpiazzare il ruolo del pubblico.

Sfortunatamente però l’opinione pubblica non sembra ricettiva su questo basilare argomento d civiltà. Non mi risulta che ci siano state manifestazioni popolari per obbligare il governo ad un cambio di marcia sui piani sanitari. Non mi sembra che l’opinione pubblica, nonostante si stia parlando della salute della persona, abbia  compreso davvero il senso della questione anche perché difficilmente in televisione e sui grandi mezzi di informazione di massa si sente parlare di un ritorno del pubblico nel campo sanitario. Evidentemente le lobbies legate alla sanità privata fanno pressione perché non se ne parli.

Tutti giustamente invocano un ritorno rapido alla precedente normalità, ma io spero che la nuova normalità ritrovata non sia la stessa che avevamo prima altrimenti la prossima emergenza sarà gestita come questa.

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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