LA EX PRESIDENTE DE FACTO DELLA BOLIVIA JEANINE ANEZ

Il parlamento della bolivia indaga sui massacri compiuti dopo il colpo di stato dell’anno scorso

Dopo il colpo di stato del dicembre 2019 contro Evo Morales, le forze militari hanno compiuto i massacri di Senkata, a El Alto e Sacaba, Cochabamba. E ora, finalmente, l’Assemblea legislativa plurinazionale della Bolivia ha stabilito l’apertura di un processo al presidente del governo de facto della Bolivia, Jeanine Áñez per questi massacri suggerendo un procedimento penale contro i ministri Karen Longaric, degli Affari Esteri; Yerko Núñez, della Presidenza; Arturo Murillo, del governo; Fernando López, della Difesa; Álvaro Coímbra, di Justice; Álvaro Rodrigo Guzmán, di Energías, e María Pinckert, di Environment and Water. In Parlamento la mozione è passata con i due terzi dei voti.

Secondo la commissione, Jeanine Áñez dovrà anche rispondere alla Giustizia per la firma del Decreto Supremo 4078 con il quale autorizzava le Forze Armate a compiere operazioni per ristabilire l’ordine pubblico ed esonerava i militari da ogni responsabilità penale. Dopo aver appreso della decisione contro di lei, la golpista ex presidente de facto, attraverso il suo account Twitter, ha affermato che il MAS sta recuperando l’abitudine di perseguire coloro che la pensano diversamente.
Nelle operazioni militari e di polizia sotto inchiesta sono morte 37 persone, 27 delle quali sono morte per ferite da arma da fuoco. I familiari delle vittime attendono da quei giorni il chiarimento dei fatti. Ad oggi, l’indagine si sviluppa sulla base delle informazioni fornite dai civili.

I massacri furono causati da un’operazione congiunta di Forze Armate e della Polizia. Furono inviati elicotteri, carri armati e soldati pesantemente armati sin dalla sera del 18 novembre.
Il giorno dopo scoppiò il caos quando i soldati iniziarono a lanciare lacrimogeni sugli abitanti per poi sparare alla folla.
Alcune persone si trovavano di passaggio in quei luoghi, mentre andavano a lavoro. E drammatico fu il grido di una madre addolorata, il cui figlio fu raggiunto da un colpo di pistola, “Ci stanno uccidendo come cani”. Tutto ciò avveniva mentre gli organi di informazione biasimavano i manifestanti, con l’allora Ministro della Difesa Fernando Lopez che affermava come la polizia non avesse sparato “una sola pallottola” definendo i manifestanti come “gruppi terroristici” che avevano cercato di usare la dinamite per entrare nell’impianto, la verità era ben diversa. Proteste ci furono anche a Sacaba e Yapacani.
Per gli scontri vi furono almeno 37 omicidi ed i casi più importanti avvennero a Sacaba e Sankata, dove si registrarono dei veri massacri.
Nei giorni scorsi in Bolivia è iniziato il lavoro della Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh) con sei esperti che tenteranno di fare luce su quanto avvenuto.
Il lavoro degli specialisti, si legge in una nota della Cidh, “non è limitato a fatti specifici e può coprire diversi atti di violenza e violazione dei diritti umani commessi durante il periodo” che va dal 1° settembre al 31 dicembre del 2019. Il gruppo – composto da Julian Burger, Magdalena Correa, Juan Méndez, Patricia Tappatá Valdez, Marlon Weichert e Jaime Vidal – arriva nel paese grazie a un accordo firmato dalla Cidh e La Paz il 12 dicembre 2019, durante il governo ad interim di Jeanine Anez.
Nella nota si segnala che “il Giei-Bolivia svilupperà il suo lavoro in modo indipendente e imparziale. Programmerà incontri con vittime e testimonianze, autorità, così come con organizzazioni della società civile rispettando le norme sanitarie di attenzione richieste dal contesto della pandemia. Inoltre ricorrerà a qualsiasi fonte di indagine che ritenga essere rilevante, oltre a quelle che verranno fornite dallo stato e dalle organizzazioni della società civile”.

https://www.farodiroma.it/bolivia-il-parlamento-indaga-sui-massacri-consumati-durante-il-colpo-di-stato-della-anez/

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