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LA NUOVA AMMINISTRAZIONE BIDEN: CAMBIANO I SUONATORI MA LA MUSICA E’ LA STESSA

Appena insediato il nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden si è affrettato a firmare una serie di ordini esecutivi che, secondo le intenzioni, dovrebbero tracciare un solco con la precedente amministrazione Trump in politica interna ed estera.

Ma è davvero così oppure sono solo annunci spot? Vediamo nel dettaglio cosa ha firmato il nuovo presidente degli Stati Uniti.

Per quanto riguarda la politica interna i provvedimenti firmati riguardano in primo luogo aspetti più formali che sostanziali. Infatti ha posto il suo accento su questioni senza dubbio importanti ma di poco impatto sulla vita degli statunitensi ad eccezione di quelli che riguardano l’estensione della pausa sui pagamenti e gli interessi del prestito studentesco, e la proroga delle restrizioni di sfratto dovuta alla crisi economica provocata dalla pandemia in corso. 

Sul fronte dell’emigrazione gli ordini esecutivi riguardano innanzitutto il ricongiungimento dei bambini migranti separati dalle famiglie al confine meridionale degli Stati Uniti, una delle misure più crudeli e controverse volute da Donald Trump durante la sua presidenza, al fine di scoraggiare l’immigrazione illegale, di sicuro di grande impatto mediatico ma di poca rilevanza. Inoltre ha intenzione di eliminare il divieto ai cittadini di Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria, e Yemen di visitare gli Stati Uniti per un periodo superiore ai 90 giorni ed il congelamento della costruzione del muro tra il Messico e gli Stati Uniti. 

Sul piano della prevenzione pandemica ha introdotto l’obbligo di usare la mascherina protettiva nelle proprietà federali e per i viaggi interstatali, una misura che non fermerà la diffusione del virus perché lascia fuori tutti quei luoghi dove invece è più facile contagiarsi.

Ma sulla politica estera il nuovo presidente non traccia nessun solco con la precedente amministrazione. Le uniche posizioni discontinue e del tutto irrilevanti sul piano politico strategico sono il rientro negli accordi sul clima firmati a Parigi ed il rientro degli Stati Uniti nell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Due provvedimenti a alto impatto mediatico ma di poca importanza geopolitica che non risolvono come è ovvio nessuno dei problemi internazionali. Problemi che sembra proprio Biden non abbia intenzione di risolvere.

Restano infatti aperti i capitoli più scottanti come quello del Medio Oriente, della Cina e del Sud America. Nell’audizione di conferma tenuta al Senato il nuovo segretario di Stato Tony Blinken non ha indicato cambiamenti di rilievo sui temi più scottanti lasciati aperti dall’amministrazione Trump ovvero Cina, Medio Oriente e America Latina: la musica sembra essere la stessa.

Il nuovo Segretario di Stato Blinken ha di fatto elogiato il suo predecessore Donald Trump, secondo lui, ha avuto ragione a usare il pugno di ferro con Pechino ma avrebbe dovuto scegliere sistemi diversi. “Non c’è dubbio”, ha detto, “che la Cina «rappresenti per gli Stati Uniti la sfida più significativa da parte di uno stato nazionale…(la Cina) «non si nasconde e non attende più…occorre iniziare ad affrontarla da una posizione di forza e non di debolezza”. La nuova amministrazione non mancherà di dare protezione a Taiwan e plaude alla decisione di Trump di definire un «genocidio» la repressione cinese degli uiguri.

Il nuovo segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin ha parlato con il ministro della Difesa giapponese Nobuo Kishi e ha confermato in una conversazione che gli Stati Uniti sono pronti a difendere le isole Senkaku, rivendicate dalla Cina, si afferma in un comunicato del Pentagono.

“Il segretario Austin ha inoltre affermato che le isole Senkaku sono coperte dall’articolo V del Trattato di sicurezza USA-Giappone e che gli Stati Uniti restano contrari a qualsiasi tentativo unilaterale di cambiare lo status quo nel Mar Cinese Orientale”.

La nuova amministrazione statunitense starebbe inoltre valutando la possibilità di rivedere l’accordo con i talebani in Afganistan che prevedeva il ritiro di gran parte delle truppe statunitensi presenti nel paese asiatico. Accordo stipulato tra l’amministrazione Trump ed i talebani che aveva però lasciato fuori il governo afgano espressione degli Stati Uniti.

Sul versante del Venezuela l’amministrazione Biden come quella di Trump continuerà a considerare l’autoproclamato Juan Guaidò quale legittimo presidente del paese sud americano e farà di tutto per ampliare le sanzioni economiche per far capitolare il governo di Maduro. Niente di nuovo poi nemmeno riguardo a Cuba e Nicaragua, paesi dove, in campagna elettorale ha detto, occorre riportare la democrazia. 

Passando al Medio Oriente Blinken ha affermato che “Gli Stati Uniti collaboreranno con i loro alleati (Israele e i governi europei) per ottenere «un accordo più forte e di più lunga durata» sul nucleare iraniano”. Non ha fatto alcun riferimento alla possibilità di alleggerire le sanzioni che colpiscono l’Iran e non ha dato alcuna certezza che gli Stati Uniti possano rientrare nell’accordo sul nucleare  che Trump aveva lasciato nel 2018. Niente di nuovo neppure per quanto riguarda la crisi israelopalestinese: l’ambasciata israeliana resterà a Gerusalemme. Blinken ha provato a tranquillizzare i dirigenti dell’Anp di Abu Mazen: “L’unico modo per garantire il futuro di Israele come Stato ebraico democratico e dare ai palestinesi uno Stato al quale hanno diritto è la soluzione a Due Stati”. Ha aggiunto poi che «penso che su questo sia difficile vedere evolvere prospettive a breve termine”. Questo significa che la Casa Bianca non imporrà questa soluzione a Tel Aviv. Netanyahu intanto continua le sue politiche: il suo governo ha dato il via libera ad appalti per la costruzione di altre 2572 case nelle colonie: 2112 in Cisgiordania e 460 a Gerusalemme est. Appena quattro giorni fa aveva approvato 780 alloggi. 

In sintesi mi sento di affermare che la nuova amministrazione Biden in politica interna ma soprattutto in politica estera non si sta discostando per nulla da quella che la ha preceduta. Mi sembra che il nuovo presidente si sia preoccupato più dell’aspetto mediatico che della reale volontà di tracciare una linea netta con colui che lo ha preceduto nella stesura dei suoi primi e tanto sbandierati ordini esecutivi. Cosa che in verità non mi meraviglia per nulla.

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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