Stop al blocco contro Cuba

di Roberto Cursi

BLOCCO CONTRO CUBA: QUALI PAESI NON HANNO VOTATO A FAVORE DELLA RISOLUZIONE PRESENTATA ALL’ONU


Il 23 giugno, su un canale della Tv cubana ho visto in diretta le dichiarazioni di voto sulla risoluzione presentata da Cuba all’Assemblea Generale dell’Onu: 184 voti a favore; 2 contro: Stati Uniti e Israele; e 3 astenuti: Colombia, Brasile e Ucraina.
Sono 29 anni consecutivi che l’Assemblea condanna il blocco, con gli Usa che si trovano sempre più in un umiliante isolamento, ma il Paese che si erge agli occhi del mondo come garante dei valori democratici continua con arroganza a calpestare la risoluzione votata quasi all’unanimità dall’Onu.
Per capire i tragici danni che causa il “Bloqueo” su Cuba, basterebbe leggere solo l’introduzione della lunga e dettagliata relazione presentata all’Onu nel 2020 dal Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla. Un Tg cubano in un breve servizio riporta anche le cifre calcolate in dollari dei danni causati dall’embargo solo nell’ultimo anno e sono cifre abnormi.
È ormai noto l’uso strumentale degli Usa sui diritti umani: ultimo esempio è quello sulla Colombia – uno dei 3 Paesi astenuti – dove  l’esercito ha assassinato 6.402 civili (Falsos Positivos) e poi giornalisti, sindacalisti e giovani manifestanti. 
Ma gli Usa, su questi crimini, hanno alzato la loro voce? Si! Si sono fatti sentire finanziando quel Paese con milioni di dollari per limitare il crollo della sua economia, e confermando l’accordo sulle 7 basi militari installate in Colombia piene di soldati statunitensi.
Per Israele, che ha votato contro, basta citare le cronache del loro recente massacro compiuto sui palestinesi, bambini inclusi, e la segregazione nella quale hanno confinato quel popolo. Sull’Ucraina – astenuta al voto – basta scegliere una qualsiasi Organizzazione in difesa dei diritti umani e leggere il loro “report” sull’attuale governo di quel Paese.
Mentre il Brasile – altro astenuto – è rappresentato dal Presidente Bolsonaro, ex militare di estrema destra, xenofobo, omofobo e gran sostenitore della giunta militare che governò in passato il Paese assassinando i suoi giovani oppositori. Tutto questo Bolsonaro lo rivendicò con orgoglio, fino a dire che «l’errore della dittatura è stato quello di torturare i suoi avversari invece di ammazzarli tutti. 
Però il Paese che si mette sotto embargo è Cuba. 
Ma in quell’isola, in 60 anni di Rivoluzione, c’è stato forse qualche “desaparecidos”? Ci sono stati dissidenti e giornalisti assassinati? O morti ammazzati in proteste di piazza? E se si, quanti? E in che occasione? 
Qualcuno dirà che negli anni ci sono stati arresti con processi non garantisti! Certo, ci sono stati. E che i quasi inesistenti giornali su carta e l’informazione televisiva sono vincolati allo Stato! Certo, sono vincolati allo Stato, anche se ora Cuba è piena di quotidiani online “indipendenti” che ricevono finanziamenti da Washington, propagandando qualsiasi cosa dia discredito al governo dell’isola, e ai quali i cubani possono accedere liberamente leggendone tutti i contenuti.
Si dirà anche che ai partiti non è concesso partecipare alle elezioni! È vero, perché non è una democrazia rappresentativa ma popolare.
Ma sono queste le cose che giustificano far vivere un intero popolo in un’atroce agonia?
Nel documentario su YouTube “Il blocco contro Cuba: il genocidio più lungo della Storia”, girato subito dopo che Obama riprese le relazioni diplomatiche con Cuba, si spiegano l’enormi difficoltà che l’isola viveva a causa dell’embargo, ma quelle difficoltà sono niente confronto ai drammi che vive oggi.
Vanno benissimo le critiche su ciò che non va, ma accanto a queste bisogna riconoscere che la Cuba di Fidel Castro ha portato un popolo con un alto tasso di analfabetismo (più del 50% nelle campagne) a uno tra quelli con più laureati al mondo e ha aperto le sue Università agli studenti più poveri di 137 Paesi, laureandone 60 mila. Uno Stato che al trionfo della Revolución si trovava con una mortalità infantile di 70 su 1000 nati vivi e che solo dopo un anno l’ha dimezzata a 35, e ora è addirittura al 4,8. Uno Stato che ha curato gratuitamente, per 22 anni consecutivi, più di 25.000 pazienti arrivati dalla zone contaminate dall’esplosione nucleare della centrale di Chernobyl. Di questi pazienti 23.000 erano bambini, e molti con malattie oncologiche. Uno Stato che con “Operación Milagro” è riuscito a far arrivare i suoi medici nei più sperduti villaggi del Terzo Mondo per eseguire oltre 6 milioni di interventi agli occhi dei più poveri e dimenticati, salvandoli dalla cecità e senza che questi pagassero un solo centesimo; e potrei andare avanti con altri esempi.
Ma forse il suo “crimine” peggiore è che, nonostante tutte le sue difficoltà, inciampi, contraddizioni, errori e delusioni, continua a non volersi sottomettereall’ordine mondiale neoliberista e per questo, da decenni, gli fanno pagare un prezzo disumano. 
Le 243 misure restrittive aggiunte da Trump all’embargo stanno portando l’isola sull’orlo di un precipizio e il suo popolo sta subendo quello che in 60 anni di Rivoluzione ha vissuto solo nel terribile “periodo especial en tiempo de paz”.
… E il Presidente Joe Biden ha già dichiarato che, per il momento, tutto resterà uguale.

Roberto Cursi

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