Il Presidente cinese Xi Jinping

IL GENOCIDIO DEGLI UIGURI DA PARTE DELLA CINA: LE ORIGINI DELLA NARRAZIONE

 

Vent’anni dopo aver mentito sull’Iraq, i media occidentali “denunciano” la presunta persecuzione degli uiguri in Cina. Cosa c’è dietro i rapporti “indipendenti” le cui fonti sono la CIA e l’estrema destra? Fino a che punto può arrivare la loro narrazione?

Per tutto il mese di marzo 2021, i titoli dei media mainstream, dalla CNN al The Guardian hanno propagandato la pubblicazione del “primo rapporto indipendente” come una prova inconfutabile ed autorevole del fatto che il governo cinese avesse violato “tutte le disposizioni” della Convenzione delle Nazioni Unite contro gli stermini di massa e che quindi “avesse la responsabilità come Stato di aver commesso il crimine di genocidio contro il popolo uiguro”.

Il rapporto, pubblicato l’8 marzo dal Newlines Institute for Strategy and Policy in collaborazione con il Raoul Wallenberg Center for Human Rights, dà il via a un’orchestrazione dell’ultima ora, istituita a gennaio dall’amministrazione uscente del presidente Trump, basata su dichiarazioni divulgate da parlamentari olandesi e canadesi.

Tale rapporto è stato pubblicato poco dopo la divulgazione – l’8 di febbraio – di un rapporto notevolmente somigliante, commissionato dal World Uyghur Congress, organizzazione finanziata dal governo degli Stati Uniti, che sosteneva che esistesse un “caso attendibile” di genocidio perpetuato dal governo cinese

AFP (Agence France-Presse), CNN, The Guardian e CBC hanno presentato il rapporto dell’8 marzo di Newlines come una “analisi indipendente” e un “rapporto giuridico di riferimento” che avrebbe coinvolto “decine di esperti internazionali”. Anche Samantha Power [la diplomatica statunitense che ha sostenuto e promosso il piano di disintegrazione della Libia], nominata dal governo Biden a capo dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), si è espressa in termini perentori: “il rapporto mostra che ciò che la Cina sta perpetuando rispetto al popolo uiguro sia esattamente un genocidio”, ha affermato la famigerata “interventista umanitaria”.

Gli autori del rapporto insistono sul fatto che essi sono “imparziali” e “non stanno appoggiando nessuna specifica parte”. Tuttavia, uno sguardo più attento al rapporto e alle istituzioni che vi sono coinvolte dietro di esso rivela che le affermazioni di “indipendenza” e “competenza” dei suoi autori sono poco più di una sfacciata farsa.

In effetti, l’autore principale del rapporto, Yonah Diamond, ha recentemente invitato il governo Biden a “affrontare” e “punire” unilateralmente la Cina per presunto genocidio, aumentando le sanzioni contro il paese. Nel frattempo, i think tank attuanti dietro le quinte della realizzazione del rapporto hanno sostenuto con fervore che l’Occidente “combatta” e ponga sanzioni alla Cina. Si tratta degli stessi che hanno promosso i piani statunitensi per i “cambiamenti di regime” riferiti a Siria, Venezuela, Iran e Russia.

La maggior parte degli “esperti” firmatari del rapporto sono membri del Newlines Institute e del Wallenberg Center. Altri sono i falchi dell’Alleanza Interparlamentare sulla Cina, ex funzionari del Dipartimento di Stato degli USA e ardenti sostenitori dell’interventismo militare degli Stati Uniti. Il rapporto nella sostanza si basa sull'”esperienza” di Adrian Zenz, l’ideologo evangelico di estrema destra, la cui “incursione accademica” sulla Cina si è rivelata piena di errori grossolani, falsi e manipolazioni statistiche tendenziose.

La fiducia nel lavoro voluminoso ma dimostrabilmente fraudolento di Zenz non è sorprendente, dato che il rapporto è stato finanziato dall’organizzazione madre del Newlines Institute, la Fairfax University of America (FXUA). La FXUA è un’istituzione che è caduta in discredito quando i regolatori ufficiali hanno deciso la sua chiusura nel 2019, dopo aver scoperto che i suoi “insegnanti non erano qualificati per tenere i corsi designati”, la qualità accademica era “visibilmente carente” e il plagio intellettuale era “sfrenato” e permesso con noncuranza.

Pochi giorni prima che il Newlines Institute pubblicasse il suo rapporto “svolto con perizia” che accusava la Cina di genocidio, un comitato consultivo del Dipartimento di Istruzione degli Stati Uniti raccomandava di annullare la certificazione per la quale la FXUA potesse attuare come istituto di istruzione superiore, compromettendo la sua licenza di operare.

Il “nuovo” rapporto ripete “prove” vecchie e screditate

Il rapporto Newlines non presenta alcun nuovo materiale sulla condizione dei musulmani uiguri in Cina. Mentre invece, afferma di aver esaminato tutte le “prove disponibili” e di aver applicato “il diritto internazionale alle prove dei fatti sul campo”.

Invece di condurre una revisione approfondita e completa delle “prove disponibili”, il rapporto ha limitato la sua ricerca a una gamma ristretta di pseudo-studi oltremodo fallaci, insieme a rapporti di lobby sostenute dal governo degli Stati Uniti che appoggiano il movimento separatista uiguro in esilio. È su questa base errata che il rapporto applica l’analisi “giuridica” relativa alla Convenzione delle Nazioni Unite sul genocidio.

Il rapporto Newlines si basa principalmente sui dubbi studi di Adrian Zenz, sulle “notizie” di Radio Free Asia, il canale di propaganda del governo statunitense, e sulle dichiarazioni rese dal World Uyghur Congress, la rete separatista finanziata anch’essa dagli Stati Uniti. Queste tre fonti sono alla base di più di un terzo dei riferimenti diretti utilizzati per costruire le prove fattuali del documento, e Zenz si configura come la fonte più attendibile, citata in più di 50 occasioni.

Molti dei restanti riferimenti sono citazioni da lavori dei membri del “Uyghur Scholars Working Group” del Newlines Institute, di cui Zenz è membro fondatore, e che è composto da un piccolo gruppo di studiosi che collaborano con lui e difendono integralmente le sue tesi.

Come riportato da The Grayzone, Zenz è un evangelico fondamentalista di estrema destra che afferma di essere “guidato da Dio” per combattere il governo cinese, deplora l’omosessualità e l’uguaglianza di genere e ha insegnato esclusivamente nelle istituzioni teologiche evangeliche.

Un’attenta revisione della ricerca di Zenz mostra che la sua affermazione di genocidio è fabbricata attraverso una manipolazione statistica fraudolenta, una selezione tendenziosa dei materiali di partenza e su distorsioni propagandistiche. I suoi rapporti ampiamente citati non sono stati pubblicati su riviste scientifiche sottoposte a revisione paritaria supervisionate da istituzioni accademiche, ma da un editore della CIA con sede a Washington chiamato Jamestown Foundation, che pubblica il The Journal of Political Risk, una rivista gestita da ex agenti della NATO e dell’apparato di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Nella misura in cui la sua negligenza accademica veniva a galla, Zenz ha dovuto affrontare un crescente controllo e imbarazzo, come evidenziato dalla sua minaccia di citare in giudizio i suoi critici accademici.

Per rafforzare la credibilità del rapporto e per aggirare la sua eccessiva dipendenza dai rapporti di Zenz, i suoi autori insistono nel sottolineare la sua presunta “indipendenza” e “imparzialità”.

“Questo non è un documento propagandistico, non stiamo in alcun modo sostenendo alcuna tesi di parte”, ha affermato Azeem Ibrahim, Direttore delle Iniziative Speciali presso il Newlines Institute. “Non ci sono stati attivisti coinvolti in questo rapporto, esso è stato interamente scritto da esperti giuridici, specialisti del settore ed esperti di questioni etniche cinesi”.

Tuttavia, poche settimane prima della pubblicazione del rapporto, il suo autore principale, Yonah Diamond, ha redatto un appello bellicoso [nella rivista Foreign Policy, pubblicata dal think-tank Carnegie Endowment for International Peace] affinché il governo Biden ignori le Nazioni Unite (che Diamond considera “in debito con il governo cinese”) e affrontasse unilateralmente la Cina.

Dopo la dichiarazione del governo Trump secondo cui la Cina stava commettendo un genocidio nello Xinjiang, Diamond ha affermato che gli Stati Uniti sono legalmente obbligati a “punire” la Cina e che “il governo Biden deve ora compiere passi concreti a tal fine insieme agli alleati della NATO”.

Il rapporto tenta di costruire una parvenza di ampio consenso di specialisti a sostegno dei suoi risultati, compreso un elenco di 33 firmatari presentati come “esperti indipendenti”. Non sorprende che questa lista sia composta da individui che sostengono una Nuova Guerra Fredda e il confronto con la Cina e che sostengono gli sforzi separatisti per trasformare la regione dello Xinjiang, ricca di minerali e geopoliticamente importante, in un “etnostato” alleato con la NATO. Tra di loro risaltano i seguenti “specialisti”:

• Irwin Cotler e Helena Kennedy – co-presidenti, insieme a Marco Rubio, dell’Inter-Parlamentary Alliance on China (IPAC), composta quasi esclusivamente da falchi del Congresso, l’IPAC è stata costituita nel 2020 con l’obiettivo di montare una “difesa comune ” contro “l’ascesa della Repubblica Popolare Cinese”. I membri esecutivi del World Uyghur Congress, Erkin Ekrem e Rahima Mahmut, fanno parte del comitato consultivo e del segretariato dell’IPAC. Anche Adrian Zenz è nel comitato consultivo.

• David Scheffer, Beth von Schaack e Gregory H. Stanton – i primi due sono ex ambasciatori del Dipartimento di Stato USA, mentre il secondo è un ex funzionario del Dipartimento di Stato.

• Lloyd Axworthy e Allan Rock – rispettivamente, ex ministro degli Esteri canadese ed ex ambasciatore canadese presso le Nazioni Unite.

• Adrian Zenz- membro fondatore del “Uyghur Scholars Working Group” del Newlines Institute.

Invece di consultare un’ampia gamma di esperti accademici o di sottoporre il suo studio a revisione paritaria, Newlines si è affidato a una ristretta comunità di ideologi allineati con le medesime idee. La maggior parte dei firmatari sono membri dei due think tank presenti dietro le quinte del rapporto, il Newlines Institute e il Wallenberg Center.

Lungi dall’essere “indipendenti”, queste organizzazioni sono oltremodo di parte, tanto da autodenominarsi “attiviste”, e si allineano intimamente con gli obiettivi di politica estera degli Stati Uniti e dell’Occidente, sostenendo sanzioni e interventi contro la Cina e altre nazioni non allineate in tutto il mondo.

Newlines Institute: una raccolta di ideologi che promuovono i “cambi di regime” e di agenti oscuri della CIA

Il presunto rapporto indipendente che accusa la Cina di genocidio è stato pubblicato dal Newlines Institute for Strategy and Policy di Washington DC, precedentemente noto come Center for Global Policy. Fondato nel 2019, l’obiettivo dichiarato del think tank è quello di “perfezionare la politica estera degli Stati Uniti” con “speciale riguardo agli stati e alle società musulmane”.

Il Newlines Institute è un archivio affidabile di materiale anti-Cina, con ampi legami con i dirigenti politici nordamericani impegnati nei “cambi di regime”, in altri paesi, ovviamente. Ad esempio, ha presentato le divagazioni di Robert Spalding, ex direttore di strategia di Trump e uno degli architetti della dottrina di sicurezza nazionale del presidente nel 2018, che ha riorientato la politica estera degli Stati Uniti, precedentemente focalizzata sulla cosiddetta “guerra globale contro il terrore”, per la competizione con le grandi potenze, ovvero Cina e Russia.

La leadership del Newlines Institute comprende ex funzionari del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, consiglieri militari del Pentagono, professionisti dell’intelligence che in precedenza hanno lavorato per la società di spionaggio privata Stratfor, la “CIA alternativa”, terziarizzata, o “CIA nell’ombra” (“Shadow CIA”), insieme ad un folto gruppo di ideologi interventisti.

I suoi collaboratori costituiscono una selezione significativa di agenti impegnati nelle operazioni di cambio di regime in Siria: erano esattamente le cheerleader dell’interventismo militare statunitense, mentre intimidivano e molestavano qualsiasi personaggio pubblico di spicco che osasse accennare a una prospettiva critica su quella guerra per procura. Tra di loro risaltano i seguenti ideologi:

• Hassan Hassan, Direttore; fondatore e caporedattore della rivista Newlines – ardente difensore dell’imperialismo statunitense, comprese le guerre in Iraq, Libia, Yemen e soprattutto Siria. Insieme al collaboratore di Newlines Michael Weiss, Hassan ha chiesto alle forze armate statunitensi di balcanizzare la Siria, occupare permanentemente la regione di Jazeera ricca di petrolio e trasformare il paese in “un protettorato di sicurezza americano”.

• Azeem Ibrahim, professore associato di ricerca, Institute for Strategic Studies, U.S. Army War College. Ibrahim è coautore del rapporto Newlines.

• Kamran Bokhari, direttore – in precedenza è stato coordinatore del Corso di Studi sull’Asia Centrale presso l’Istituto per il Servizio Estero del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

• Faysal Itani, vicedirettore ed ex membro permanente senior del Consiglio Atlantico, finanziato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che funge da think tank semiufficiale della NATO a Washington, DC.

• Michael Weiss, caporedattore – un veterano lobbista israeliano, attivista neoconservatore e agitatore anti-musulmano diventato difensore degli insorti islamici in Siria. Weiss si è definito un esperto sulla Russia, anche se non ha mai visitato il paese e non parla russo.

• Muhammad Idrees Ahmad, redattore senior – Nel 2016, Ahmad ha chiamato l’editore di Grayzone Max Blumenthal, senza che gli fosse stato chiesto, prima che Blumenthal pubblicasse un’accusa investigativa in due parti sui caschi bianchi siriani, minacciandolo (con una minacciosa telefonata registrata e pubblicata su twitter) di gravi conseguenze se avesse portato avanti il ​​suo rapporto. Professore di giornalismo digitale alla Stirling University nel Regno Unito, Ahmad ha recentemente attaccato il quotidiano indipendente Democracy Now! per aver dato spazio allo studioso marxista indiano Vijay Prashad in un dibattito sul pericolo di una nuova Guerra Fredda con la Cina.

• Rasha Al Aqeedi, analista senior – analista nato in Iraq che in precedenza ha lavorato come ricercatore presso il Foreign Policy Research Institute (FPRI), un think tank neoconservatore originariamente fondato da suprematisti bianchi e estremisti promotori della Guerra Fredda, impegnato tra le altre cose a coccolare i falchi della guerra John Bolton e James Mattis. Come il suo collega Ahmad, Aqeedi dedica una parte significativa del suo tempo ad attaccare le personalità pacifiste sui social media.

• Elizabeth Tsurkov, collaboratrice temporanea – in precedenza ha lavorato con diversi think tank neoconservatori e dell’establishment, tra cui l’Atlantic Council, il Foreign Policy Research Institute e Freedom House. Tsurkov ha prestato servizio nell’esercito israeliano durante la guerra del 2006 in Libano. Durante la guerra per procura siriana, Tsurkov ha mantenuto contatti amichevoli con i membri della milizia jihadista sostenuta dai sauditi Jaish al-Islam e si vanta delle connessioni che lei e l’apparato di intelligence militare israeliano mantengono con gli agenti dell’ex Stato islamico in Siria.

• Nicholas A. Heras, Analista Senior – già Ricercatore Associato presso la National Defense University, Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Heras è anche membro del Center for New American Security, finanziato dall’industria degli armamenti, in cui propose di usare “il grano come un’arma potente per fare pressione sul regime di Assad”. In altre parole, Heras promuoveva la fame di massa dei civili siriani, attraverso occupazioni dei loro campi di grano, una politica americana in corso nella regione nord-orientale del Paese.

• Caroline Rose, Senior Analyst – in precedenza ha lavorato come analista presso la rivista Geopolitical Futures, guidata dal fondatore di Stratfor, George Friedman. Stratfor è una società di intelligence e spionaggio privata che è diventata nota come “CIA nell’ombra” (“Shadow CIA”) dopo le rivelazioni prodotte da Wikileaks. La compagnia ha anche stabilito un esteso contratto con il governo degli Stati Uniti, in particolare per addestrare i militanti di destra venezuelani alle tattiche di destabilizzazione.

• Robin Blackburn, redattore esecutivo – Per 12 anni, Blackburn è stato redattore ed editore presso la Stratfor.

• Robert Inks, editore – in precedenza è stato direttore del Writers Group e redattore di Progetti Speciali presso la Stratfor.

• Daryl Johnson, impiegato temporaneo – Ha prestato servizio nell’esercito degli Stati Uniti e in precedenza ha lavorato come analista senior presso il Dipartimento per la Sicurezza Interna. È il fondatore di DT Analytics, una società di consulenza privata per le forze dell’ordine e la polizia.

• Eugene Chausovsky, collaboratore temporaneo – ha tenuto una conferenza su “Geopolitica dell’Asia Centrale” presso l’Institute of Foreign Service del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. In precedenza, ha lavorato come analista senior per Eurasia presso la Stratfor per oltre un decennio.

• Imtiaz Ali, Fellow Fellow – In precedenza ha lavorato come specialista di curriculum presso l’Institute of Foreign Service del Dipartimento di Stato americano.

• Ahmed Alwani è il fondatore e presidente del Newlines Institute. In precedenza Alwani ha fatto parte del comitato consultivo del Comando Africano delle Forze Armate Statunitensi (AFRICOM) ed è vicepresidente dell’Istituto Internazionale sul Pensiero Islamico (IIIT). Suo padre, Taha Jabir Al-Alwani, è stato uno dei fondatori di IIIT.

Il Newlines Institute ha recentemente preso provvedimenti per frenare le voci sui collegamenti dell’IIIT con i Fratelli Musulmani. In un’e-mail interna ottenuta da The Grayzone, datata 17 novembre 2020, il direttore di Newlines, Hassan Hassan, ha dovuto affrontare l’accusa contro l’allora Center for Global Policy. Hassan si è difeso asserendo che mentre un’altra “entità più vecchia” è stata finanziata dall’IIIT, “l’attuale non è collegata all’IIIT”. Hassan ha cercato di placare le preoccupazioni minimizzando il legame di Alwani con l’IIIT, sostenendo che Alwani “ha ereditato l’Istituto Internazionale sul Pensiero Islamico, nel ruolo di vicepresidente, come una sorta di eredità” dopo la morte del padre nel 2018.

Il Newlines Institute sotto la supervisione di una screditata “università” fraudolenta

Il Newlines Institute fa parte di un’istituzione educativa screditata, che ripetutamente non ha rispettato gli standard educativi ufficiali. Evidenza che finisce per mettere in discussione la qualità del lavoro di questo think tank.

L’istituzione madre del Newlines Institute è la Fairfax University of America (FXUA), un’istituzione anch’essa fondata e diretta da Alwani e precedentemente nota come Virginia International University. La FXUA è un’università privata con sede a Fairfax, in Virginia. Fondata nel 1998, la breve storia della FXUA è piena di scandali accademici ed ha dovuto affrontare varie ispezioni di supervisione ufficiale diretti a chiudere l’istituzione.

Nel 2019, il Virginia State Board of Higher Education ha avviato le procedure per revocare la certificazione alla FXUA (allora nota come Virginia International University – VIU) per operare. La misura è stata decisa dopo che i pubblici ministeri avevano scoperto diversi elementi di non conformità con gli standard educativi statali ufficiali.

Secondo il Richmond Times-Dispatch, gli auditor hanno concluso che “gli insegnanti non erano qualificati per tenere i corsi designati”, la qualità accademica e il contenuto delle lezioni erano “visibilmente carenti” e il lavoro degli studenti era caratterizzato come un “plagio sfrenato”, consacratamente impunito.

“Studenti dequalificati presentano regolarmente lavori plagiati o di qualità molto bassa; la facoltà chiude un occhio e abbassa i criteri di sufficienza (forse per evitare di bocciare un’intera classe); e gli amministratori non monitorano efficacemente la qualità dell’istruzione online offerta”, ha affermato il collegio che ha realizzato la verifica.

“Il fatto che un corso così scadente possa procedere senza lamentele da parte di studenti, docenti o amministratori solleva preoccupazioni sullo scopo dell’istruzione alla VIU [Virginia International University]”.

In effetti, i segnali indicano la FXUA/VIU come una “fabbrica di visti” piuttosto che un’istituzione educativa legittima. Come spiega la pubblicazione Inside Higher Ed, il termine “fabbrica di visti” si riferisce a un’operazione fittizia in cui un istituto “offre poco in termini di valore educativo” ma attrae invece studenti internazionali attraverso le sue capacità di offrire accesso a visti di studio e di lavoro, allo stesso tempo che li sfrutta, addebitando loro tasse esorbitanti. L’entità fiscalizzatrice della FXUA/VIU, il Consiglio di Credenziamento per le Facoltà e le Scuole Indipendenti (ACICS), ha da tempo dovuto affrontare accuse di false certificazioni di istituzioni di questo tipo.

Nel 2019, Inside Higher Ed ha riferito che la FXUA/VIU “sembra esistere principalmente per l’iscrizione di studenti internazionali”, rilevando che nei cinque anni precedenti “la percentuale di studenti nordamericani variava tra l’1% e il 3%”. I revisori hanno scoperto che il corpo studentesco era in gran parte composto da studenti internazionali con “una padronanza profondamente misera” della lingua inglese. Gli studenti pagavano duemila dollari per un corso di laurea per ricevere un’istruzione “palesemente carente”.

Sebbene la Virginia International University abbia raggiunto un accordo con i fiscalizzatori statali che le ha permesso di continuare ad operare e si è ribattezzata Fairfax University of America, gravi preoccupazioni continuano a pesare sull’università, insieme alla sua istituzione sussidiaria, il Newlines Institute.

Pochi giorni prima della pubblicazione del rapporto del Newlines Institute sulla Cina, il registro di funzionamento della FXUA era ancora una volta a rischio imminente. Il 5 marzo, un comitato consultivo del Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti ha raccomandato che l’ACICS (Consiglio di Credenziamento per le Facoltà e le Scuole Indipendenti) non fosse più considerata come autorità competente. Il Comitato Consultivo Nazionale sulla Qualità e l’Integrità Istituzionale ha votato 11 a 1 per raccomandare che ACICS perda il riconoscimento federale di cui ha bisogno per concedere credenziali alle università di facciata.

Questo comitato consultivo aveva formulato la stessa raccomandazione nel 2016, causando la revoca del riconoscimento dell’ACICS sotto l’amministrazione Obama, prima che il riconoscimento fosse ripristinato per questo travagliato consiglio di credenziamento nel 2018 dalla Segretaria di Educazione dell’allora presidente Trump, la famigerata oligarca e attivista delle privatizzazioni Betsy DeVos.

Il Centro Wallenberg: un rifugio per i falchi anti-Cina e i lobbisti dei cambi di regime

Il Newlines Institute ha pubblicato il suo rapporto in collaborazione con il Raoul Wallenberg Center for Human Rights. L’autore principale del rapporto, Yonah Diamond, è il consulente legale del Centro Wallenberg e molti dei firmatari del rapporto sono affiliati all’organizzazione.

Con sede a Montreal, il Centro Wallenberg è stato fondato da Irwin Cotler, ex ministro della giustizia e procuratore generale del Canada. Sebbene spesso propagandato come un “campione dei diritti umani”, Cotler è in realtà un campione delle dottrine della “responsabilità di proteggere” e dell'”intervento umanitario”, dottrine regolarmente invocate dagli stati occidentali per giustificare gli interventi imperiali nel Sud del mondo.

Cotler elabora regolarmente accuse propagandistiche di violazioni dei diritti umani, atrocità e genocidio al servizio dell’imperialismo occidentale, inclusi interventi in Libia, Siria, Iran e Venezuela, dove Cotler è stato consulente legale di Leopoldo López, il leader del colpo di stato di destra, sostenuto dagli Stati Uniti. La moglie di Lopez, Lilian Tintori, ricopre una posizione di consulenza presso il Centro Wallenberg.

Cotler era attivo anche ad Haiti. Come ministro della giustizia nel governo canadese, ha operato in coordinamento con gli Stati Uniti e la Francia per aiutare a rovesciare l’ex presidente haitiano Jean-Bertrand Aristide nel 2004. Nel 2014, Cotler ha invitato la leader Maryam Rajavi del movimento totalitario in esilio Organizzazione dei Mujahidin del Popolo iraniano (MeK), per parlare al Parlamento canadese. Quattro anni dopo, ha indicato per il Premio Nobel per la Pace i Caschi Bianchi siriani, finanziati da Stati Uniti e Regno Unito.

Cotler è un ardente sostenitore dell’apartheid israeliano e consigliere di lunga data di Moshe Ya’alon, ex ministro della difesa israeliano ed ex capo di stato maggiore israeliano. Cotler ha svolto un ruolo significativo negli sforzi del governo canadese per equiparare le critiche a Israele con l’antisemitismo e diffamare il movimento non violento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) a favore dei diritti dei palestinesi.

Cotler nutre a lungo sentimenti ostili nei confronti della Cina. Per diversi anni ha fatto parte del team legale internazionale del dissidente anti-cinese Liu Xiaobo, un ideologo di destra che ha chiesto la privatizzazione e l'”occidentalizzazione” della Cina, ha sostenuto con fervore l’ex presidente George W. Bush e ha applaudito le guerre statunitensi in Vietnam, Afghanistan e Iraq.

Più di recente, con lo scoppio dell’attuale pandemia, Cotler ha fatto eco agli appelli dei membri del Congresso degli Stati Uniti di destra per azioni legali e sanzioni internazionali per punire la Cina per aver suppostamente causato la pandemia di coronavirus.

Nella sua dichiarazione di obiettivi, il Centro Wallenberg descrive in dettaglio la sua visione imperiale occidentale di destra, identificando esplicitamente Cina, Venezuela, Iran e Russia come paesi che si dedica a “combattere” per mezzo della promozione di sanzioni.

Il Centro Wallenberg è diventato un rifugio per i falchi anti-Cina, che comprende i collaboratori senior David Kilgour, ex segretario di Stato canadese, e David Matas, consulente legale senior per B’nai Brith Canada, un’organizzazione di destra che si autodefinisce come dedicata alla “difesa di Israele”.

Kilgour e Matas hanno ampi legami con il culto religioso anti-cinese di estrema destra, il Falun Gong. Entrambi contribuiscono regolarmente al braccio pubblicitario del gruppo, The Epoch Times, una rete mediatica che il New York Times ha descritto come un “impero mediatico anti-cinese, pro-Trump” e “il principale fornitore di disinformazione di destra”.

Nel 2019, un rapporto della NBC News ha scoperto che The Epoch Times ha speso più di un milione e mezzo di dollari in circa 11.000 annunci pro-Trump in soli sei mesi, “più di qualsiasi altra organizzazione escluse quelle coinvolte nella campagna di Trump e più di quanto abbiano speso la maggior parte dei candidati democratici alle presidenziali”.

Nel 2006, Kilgour e Matas sono stati incaricati dal Falun Gong di mettere insieme un rapporto con accuse sensazionaliste secondo cui il governo cinese stava segretamente conducendo una campagna di massa per raccogliere organi viventi estratti dai discepoli del Falun Gong. Solo nel 2017, un’indagine del Washington Post ha concluso che le accuse fatte da Kilgour e Matas erano infondate, con esperti che hanno commentato che le loro accuse non erano solo “non plausibili” ma “impensabili”.

Mentre Washington va avanti con la sua nuova strategia della Guerra Fredda nei confronti della Cina, diffonde le accuse di genocidio e altre atrocità contro il governo cinese, tutte incentrate sulla presunta politica di Pechino nello Xinjiang. Per sostenere la dubbia narrativa, il governo degli Stati Uniti si è rivolto a una serie di istituzioni pseudo-accademiche ed esperti fasulli per generare studi apparentemente seri e indipendenti.

Qualsiasi indagine critica sui numerosi fascicoli di rapporti sullo Xinjiang e sulle istituzioni gestite da falchi che li pubblicano rivelano palesemente una meschina campagna di propaganda mascherata da indagine accademica. Il rifiuto dei media occidentali di guardare oltre la superficie della guerra dell’informazione di Washington contro la Cina evidenzia semplicemente il loro ruolo centrale nell’intera operazione.

Alessandro Vigilante

(Fonte: sito web The Grayzone)

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