I talebani afgani

AFGANISTAN: LA ROTTA DELLA SETA ARRIVERA’ FINO A KABUL?

L’avanzata dei Talebani in Afganistan sembra essere inarrestabile e non incontrare resistenza. Secondo media locali i guerriglieri talebani avrebbero occupato la città di Kandahar, seconda città dell’Afganistan, portando a 15 i capoluoghi di provincia sotto il loro controllo.

Nella giornata di ieri i Talebani si sarebbero impossessati anche della città di Kandahar, seconda città per importanza del paese asiatico. Di fronte all’inarrestabile avanzata dei guerriglieri gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno ordinato al personale delle loro ambasciate di abbandonare il paese. Per favorire il regolare abbandono delle sedi diplomatiche gli Stati Uniti starebbero inviando sul posto 3000 soldati e il Regno Unito ne starebbe inviando almeno 600. Con la presa di Kandahar sono 15 su 35 i capoluoghi di provincia controllati dalle forze talebane che rappresentano il 65 per cento del territorio del paese.

Ma cosa potrà succedere se anche Kabul dovesse capitolare? La situazione in Afganistan dopo l’abbandono delle truppe statunitense e Nato è molto fluida. In un interessante articolo pubblicato sul giornale Huffington Post intitolato “Il progetto di Pechino allungare all’Afganistan il corridoio cina-Pakistan. Con tanti saluti agli USA” Marco Lupis analizza cosa potrebbe accadere dopo che il paese asiatico verrà abbandonato dalle truppe Nato.

Nel suo articolo Marco Lupis esamina il futuro del paese asiatico alla luce del probabile intervento economico cinese per lo sviluppo dell’Afganistan. Infatti ci sarebbero stati contatti tra i capi talebani ed i funzionari cinesi per allungare il corridoio creato con la Rotta della Seta portandolo fino a Kabul. Questo rappresenterebbe un fiume di investimenti stimati in circa 3000 miliardi di dollari che aiuterebbe il paese asiatico a svilupparsi.

La radicalizzazione del paese è il rischio maggiore per la stabilità della regione. La Cina confina per 90 chilometri con l’Afganistan e la progressiva avanzata dei talebani potrebbe portare al ritorno del radicalismo islamico. Proprio la radicalizzazione dell’Afganistan potrebbe essere il nuovo, ma poi non tanto, modo con cui gli Stati Uniti intendono attaccare direttamente la Cina. Infatti proprio nelle regioni periferiche, quelle che confinano con la Cina, la radicalizzazione islamica dei talebani è più forte. Abbandonare l’Afganistan lasciandolo al comando talebano potrebbe essere la nuova strategia per cercare di contenere l’espansione cinese nella regione. Dato il permeabile confine non sarebbe poi difficile per i nuovi padroni creare instabilità in quella parte del  continente asiatico mettendo così in seria difficoltà proprio la Cina. Non si possono poi escludere vere e proprie incursioni talebane nelle zone confinanti.

Ma non solo. L’Afganistan confina anche con l’Iran. Quindi non è difficile pensare che il ritorno dei talebani al governo dell’Afganistan potrebbe essere usato anche per destabilizzare l’Iran. In fondo sia la Cina che il paese persiano sono considerati da sempre nemici per la sicurezza degli Stati Uniti. La strategia della nuova amministrazione statunitense di Joe Biden in campo internazionale è oramai quella della terziarizzazione dei conflitti. Vengono usate altre nazioni per tentare di destabilizzare i nemici. A tale proposito, tanto per citare solo due esempi, basta ricordare l’appoggio incondizionato statunitense alla Colombia e all’Ucraina. Due nazioni, la prima confinante con il Venezuela, la seconda con la Russia che vengono usate per eseguire azioni contro le due nazioni confinanti.

Insomma l’abbandono delle truppe Nato dal paese asiatico potrebbe non essere solo la certificazione dell’ennesimo insuccesso delle politiche guerrafondaie degli Stati Uniti ma una vera e propria scelta per tentare di mantenere la regione instabile. La decisione cinese di allungare la Rotta della Seta anche al paese dei talebani potrebbe però cambiare gli assetti geopolitici della regione lasciando per una volta le armi in soffitta.

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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