Il Parlamento Europeo

IL PARLAMENTO EUROPEO APPROVA UN’ALTRA RISOLUZIONE DI CONDANNA VERSO IL GOVERNO DI CUBA 

 

Il 16 settembre scorso il Parlamento Europeo ha approvato la risoluzione intitolata “Repressione del governo nei confronti delle proteste e dei cittadini a Cuba” proposta da 34 deputati dell’estrema destra, destra e liberali, tra cui figurano anche gli italiani Carlo Fidanza e Raffaele Fitto, con 426 favorevoli, 146 contrari e 115 astenuti.

A solo tre mesi di distanza dalla precedente risoluzione di condanna delle violazioni dei diritti umani da parte del governo cubano nei confronti del suo popolo approvata dal Parlamento Europeo il 16 giugno scorso l’Unione Europea approva un’altra risoluzione contro Cuba a larga maggioranza. Sebbene il progetto di risoluzione sia stato presentato da soli 34 deputati della destra estrema, della destra e dei liberali in fase di discussione ha visto un consenso che va dalla destra estrema a parte della sinistra. Infatti hanno votato a favore i Conservatori e Riformisti Europei, Identità e Democrazia (estrema destra), Partito Popolare Europeo, Liberali, Socialisti e Democratici, Verdi. Hanno votato contro o si sono astenuti alcuni aderenti a Identità e Democrazia, Socialisti e Democratici, La Sinistra, Verdi e Non Iscritti.

Come risulta evidente quando si parla di condannare Cuba, assecondando le politiche statunitensi, nel Parlamento Europeo sia la destra che la sinistra rispondono affermativamente in maniera compatta. Si dimenticano poi di presentare alcuna risoluzione di condanna a quanto accaduto in materia di violazione dei diritti umani e repressioni in occasione delle proteste in Colombia, Cile, Guatemala ed Honduras confermando che quando le violazioni dei diritti umani o le repressioni avvengono nelle nazioni governate da governi di destra allineati alle politiche degli Stati Uniti sono irrilevanti.

La risoluzione approvata prende spunto dalle manifestazioni che si sono svolte l’11 luglio a Cuba per attaccare il governo sulla mancanza del rispetto dei diritti umani dei manifestanti. Il testo approvato “condanna con la massima fermezza l’estrema violenza e la repressione esercitata dal governo cubano ai danni di manifestanti, difensori dei diritti umani, giornalisti indipendenti, artisti, dissidenti e leader politici dell’opposizione all’indomani delle proteste dell’11 luglio 2021; deplora la perdita di vite umane e porge le sue condoglianze ai parenti”, si legge nel primo punto della risoluzione

La risoluzione continua invitando “le autorità cubane a porre fine alla repressione, rilasciare tutti i prigionieri politici, i prigionieri di coscienza e quanti sono arbitrariamente detenuti solo per aver esercitato la loro libertà di espressione e di riunione”, dimenticandosi però che gli arrestati  sono sotto custodia per le violenze che hanno compiuto durante le manifestazioni, come avviene del resto in qualunque stato di diritto. Si insinua che “le autorità cubane abbiano sfruttato l’ondata di arresti seguita alle proteste dell’11 luglio 2021 per criminalizzare le richieste democratiche legittime e pacifiche del popolo cubano”.

La risoluzione “denuncia il mancato rispetto da parte delle autorità cubane dei diritti umani e delle libertà sancite dalle convenzioni universali sui diritti umani, comprese le libertà di riunione, di stampa e di espressione”, “esprime preoccupazione per la deplorevole situazione delle detenzioni e la continua assenza di condizioni a garanzia dell’indipendenza della magistratura; esige che i detenuti abbiano accesso a processi equi, possano sottoporsi a una valutazione medica indipendente, ricevano cibo e acqua a sufficienza, abbiano accesso alle comunicazioni telefoniche e possano beneficiare di visite regolari di familiari, amici, giornalisti e diplomatici”. Vengono citati nel preambolo della risoluzione dati sulle incarcerazioni forniti da ONG definite indipendenti che però ricevono finanziamenti dal governo degli Stati Uniti.   

Il testo poi entra direttamente nelle scelte politiche del governo affermando che c’è  “mancanza di impegno e volontà da parte del regime cubano di adoperarsi per compiere progressi, anche minimi, verso il cambiamento o di aprire canali che potrebbero consentire di riformare il regime”. Cambiamento che ovviamente deve essere in senso liberale. Ribadisce senza mezzi termini che il governo cubano sta eseguendo azioni di repressione verso la dissidenza e “ritiene che le ultime azioni repressive perpetrate dal governo cubano si vadano a sommare alle azioni persistenti e sistematiche a danno di prigionieri di coscienza, difensori dei diritti umani, dissidenti, attivisti dell’opposizione e della società civile”.

Al punto 16 della risoluzione approvata dal Parlamento Europeo si legge che “deplora profondamente il rifiuto delle autorità cubane di permettere alle delegazioni del Parlamento di recarsi in visita a Cuba”. Forse chi ha scritto la risoluzione non è a conoscenza del fatto che l’agenzia di viaggi incaricata dei viaggi dei membri del parlamento, la CTW Global degli Stati Uniti, non gode della licenza speciale rilasciata dal Dipartimento del Tesoro per non incappare nelle limitazioni che il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti impone alle imprese statunitensi. Infatti alcuni anni fa una filiale di questa agenzia era stata multata con 5,9 milioni di dollari per aver trasportato persone a Cuba in piena violazione delle leggi sul blocco. Per questo i Parlamentari Europei sono rimasti a terra, il viaggio faceva parte dell’accordo di    Dialogo Politico e di Cooperazione firmato tra L’Avana e Bruxelles nel 2017, come riporta Viva Cuba Libre. Accordo di cui  viene chiesta la  sospensione per inadempienza da parte del governo cubano.

La recente risoluzione mette in evidenza inoltre  la schizofrenia dell’Unione Europea riguardo a Cuba. Durante la sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu del 23 giugno 2021 in cui si dibatteva la risoluzione di condanna del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba l’Unione Europea votava compatta per la sua revoca ma adesso non fa alcuna menzione al blocco stesso come possibile causa dei problemi che l’isola soffre sia in campo economico che sanitario. 

Insomma ancora un’altra volta il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione di carattere politico che basa i suoi presupposti solo su basi ideologiche e non su basi oggettive solo per continuare a inginocchiarsi al volere del socio, o padrone per meglio dire, di oltre oceano. Infatti il testo approvato a larga maggioranza evita volontariamente di citare il blocco economico, commerciale e finanziario quale causa dei problemi che giornalmente il popolo cubano soffre.

Infine dopo la presa di posizione contro Cuba sarebbe l’ora che i nostri eletti pensassero anche ad una risoluzione di condanna dei governi di Colombia e Cile per le repressioni durante le manifestazioni di protesta. Gesto questo che potrebbe togliere il dubbio che tali risoluzioni siano animate solo da un carattere punitivo unilaterale verso un paese piuttosto che essere interessate a condannare reali violazioni dei diritti umani compiute da qualche governo non amico.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info 

 

Di seguito il testo integrale della risoluzione:

Risoluzione n. P9_TA(2021)0389

– Approvata il 16 settembre 2021

“Repressione del governo nei confronti delle proteste e dei cittadini a Cuba” 

Il Parlamento europeo,–​viste le sue precedenti risoluzioni su Cuba, in particolare quelle del 10 giugno 2021 sui diritti umani e la situazione politica a Cuba, del 28 novembre 2019 su Cuba, il caso di José Daniel Ferrer e del 5 luglio 2017 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell’Unione, dell’accordo di dialogo politico e di cooperazione tra l’Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Cuba, dall’altra,

–​visto l’accordo di dialogo politico e di cooperazione (PDCA) tra l’Unione europea e Cuba, firmato il 12 dicembre 2016 e applicato in via provvisoria dal 1º novembre 2017,

–​visto il dialogo formale sui diritti umani UE-Cuba, tenutosi nel quadro del PDCA UE-Cuba, e in particolare il terzo dialogo del 26 febbraio 2021,

–​vista la dichiarazione rilasciata dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a nome dell’Unione europea, in data 29 luglio 2021, sui recenti eventi a Cuba,

–​visti il patto internazionale sui diritti civili e politici e gli altri trattati e strumenti internazionali in materia di diritti umani,

–​vista la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, di cui Cuba è firmataria,

–​vista la lettera del Comitato delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate, in cui si chiede un’azione urgente e si esortano le autorità cubane a rispondere delle 187 persone scomparse,

–​vista la dichiarazione rilasciata il 16 luglio 2021 dall’Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, che invita Cuba a liberare i manifestanti detenuti,

–​vista la dichiarazione della Commissione interamericana per i diritti dell’uomo (IACHR) e dei suoi relatori speciali, in data 15 luglio 2021,

–​visti gli orientamenti dell’UE sui difensori dei diritti umani e quelli sulla libertà di espressione online e offline,

–​vista la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, e in particolare l’articolo 12 relativo alla libertà di riunione e di associazione,

–​vista la denuncia presentata l’8 settembre 2021 dall’Osservatorio cubano per i diritti umani (OCDH) al rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani, Eamon Gilmore, sulla repressione nei confronti dei manifestanti,

–​visti la Costituzione cubana e il relativo Codice penale,

–​visti il decreto legge 35 sulle telecomunicazioni, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione e l’uso dello spettro radioelettrico, e la risoluzione 105 del 2021 sul regolamento relativo al modello di intervento nazionale in risposta agli incidenti di cibersicurezza della Repubblica di Cuba,

–​visti l’articolo 144, paragrafo 5, e l’articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.​considerando che l’11 luglio 2021 migliaia di cubani sono scesi in piazza in oltre 40 città per protestare pacificamente contro la carenza cronica di medicinali e altri beni essenziali, nonché contro la cattiva gestione generale della pandemia di COVID-19 e le restrizioni sistematiche dei diritti umani, in particolare della libertà di espressione e di riunione, da parte delle autorità cubane; che queste sono le più grandi proteste che hanno avuto luogo a Cuba dalla protesta del “Maleconazo” del 1994;

B.​considerando che le autorità cubane hanno reagito con estrema violenza reprimendo i manifestanti e i difensori dei diritti umani; che il Presidente Diaz-Canel ha esplicitamente chiamato tutti i sostenitori del governo, comprese unità delle forze speciali quali i “Berretti neri” – un’unità di élite delle forze armate rivoluzionarie – a combattere i manifestanti pacifici, esacerbando la violenza e lasciando centinaia di civili feriti, con perquisizioni, arresti presso le abitazioni dei manifestanti e violenze da parte della polizia;

C.​considerando che le autorità cubane hanno adottato nuovi metodi di repressione quali la sospensione, la sorveglianza, la censura e il controllo dei servizi di telecomunicazione, in violazione del diritto internazionale in materia di diritti umani, per controllare e coprire le gravi violazioni dei diritti umani che stavano commettendo; che le autorità cubane devono tutelare e garantire i diritti umani, ad esempio la libertà di riunione pacifica e la libertà di espressione, senza discriminazioni fondate sulle opinioni politiche, nonché osservare le norme internazionali in materia di diritti umani nel rispetto dei principi di legalità, eccezionalità, responsabilità e necessità;

D.​considerando che il decreto legge 35 aggiorna il quadro giuridico cubano sulle procedure e le condizioni per l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie per l’uso dello spettro radioelettrico nazionale e impone agli operatori delle telecomunicazioni l’obbligo di sospendere, monitorare, intercettare e controllare gli utenti, e di trasmettere le loro informazioni alle autorità cubane; che il decreto è internazionalmente riconosciuto come illegale; che la risoluzione 105 stabilisce il regolamento sugli incidenti di cibersicurezza in modo ampio, fornendo un quadro giuridico per l’azione penale nei confronti delle persone per un’ampia gamma di accuse e consentendo l’imposizione di sanzioni, il sequestro di telefoni cellulari e computer, e lo svolgimento di perquisizioni domiciliari, e persino consentendo al governo di fungere da facilitatore per l’avvio di procedimenti penali per reati attualmente menzionati nel Codice penale le cui definizioni sono internazionalmente riconosciute come illegali; che il decreto legge 370, anch’esso emanato dopo l’approvazione della nuova Costituzione del 2019, limita la libertà di espressione sulle reti sociali;

E.​considerando che il regime ha interrotto Internet per diversi giorni, di modo che i cittadini non potessero denunciare pubblicamente gli atti di repressione e le violazioni dei diritti umani che stavano subendo; che il ministro degli Affari esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha descritto il tentativo degli Stati Uniti di ripristinare il segnale Internet sull’isola come un'”aggressione”;

F.​considerando che l’IACHR e l’Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno condannato la repressione e l’uso della forza da parte dello Stato cubano in risposta a proteste pacifiche, hanno chiesto il rapido rilascio di tutte le persone che sono state detenute e hanno esortato il governo cubano ad affrontare le questioni sociali di fondo mediante il dialogo;

G.​considerando che l’OCDH ha riferito che al 5 settembre 2021 si registravano, dalle proteste dell’11 luglio 2021, 1 306 persone scomparse o detenute, tra cui 27 minori; che, secondo altri rapporti di organizzazioni non governative come Prisoners Defenders, più di 5 000 persone sono state detenute durante quel periodo, con presunte detenzioni arbitrarie, detenzioni in incommunicado, sparizioni forzate, uso di figure criminali come modo per criminalizzare la partecipazione alle proteste, torture e maltrattamenti, sorveglianza e arresti domiciliari, nonché violenze contro i manifestanti; che il 15 luglio 2021 il Comitato delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate ha avviato un’azione urgente a Cuba per 187 casi a norma dell’articolo 30 della Convenzione sulle sparizioni forzate (azioni urgenti ufficiali AU Nn. da 1200 a 1386/2021); che Cuba occupa la sesta posizione a livello mondiale in termini di azioni urgenti in materia di sparizioni forzate che è stato necessario intraprendere dal 2017, nonostante che il PDCA sia ora pienamente in vigore;

H.​considerando che tra i detenuti figura un numero significativo di attivisti, giornalisti e leader di movimenti politici dell’opposizione, come José Daniel Ferrer, leader dell’Unión Patriótica de Cuba (Unione patriottica cubana), a tutt’oggi scomparso dal suo domicilio, nonché insegnanti, studenti e artisti, come Luis Manuel Otero Alcántara del Movimento San Isidro; che si è avuta conferma dalla polizia della morte di Diubis Laurencio Tejeda, colpito alle spalle a L’Avana mentre protestava;

I.​considerando che i vincitori del Premio Sacharov continuano a subire azioni repressive sistematiche, tra cui detenzioni arbitrarie, incursioni e assedi delle loro case, aggressioni e ammende arbitrarie, che sono state documentate sia dall’Observatorio Cubano de Derechos Humanos che dal Centro Cubano de Derechos Humanos; che le Donne in bianco hanno subito almeno 318 azioni repressive di questo tipo negli ultimi tre mesi, 60 in giugno, 142 in luglio e 116 in agosto; che il vincitore del Premio Sacharov Guillermo Fariñas Hernández ha dichiarato, in linea con le informazioni di cui sopra fornite da organizzazioni per i diritti umani, che anche lui ha subito ogni mese, per anni, una repressione sistematica, che le sue telefonate sono monitorate e che quando esce di casa è sistematicamente fermato a poche centinaia di metri di distanza, e che nel solo mese di settembre è stato arbitrariamente trattenuto in tre occasioni, l’ultima volta l’8 settembre 2021;

J.​considerando che molti sono stati sottoposti a processi sommari e a condanne per diversi tipi di reato, tra cui terrorismo, disordini pubblici, oltraggio, incitamento a commettere reati e diffusione di un’epidemia, senza garanzie minime di un giusto processo; che molti degli arrestati sono considerati prigionieri di coscienza;

K.​considerando che oltre 8 000 persone sono anche in carcere per nessun reato imputabile e che altre 2 500 sono state condannate ai lavori forzati per la stessa causa, tutte con l’accusa di “pericolosità sociale pre-criminale” interamente sostenuta dal loro “comportamento osservato in contrasto con le norme della morale socialista” (articoli da 72 a 84 del Codice penale cubano);

L.​considerando che il 5 luglio 2017 il Parlamento europeo ha dato la sua approvazione al PDCA a condizione che vi fossero palesi miglioramenti a Cuba in materia di diritti umani e democrazia; che il Parlamento ha condannato a più riprese le violazioni dei diritti umani a Cuba, ponendo in rilievo la violazione dell’articolo 1, paragrafo 5, dell’articolo 2, lettera c), nonché degli articoli 5, 22 e 43 del PDCA; che a Cuba non si sono registrati progressi concreti rispetto ai principi generali e agli obiettivi perseguiti dall’accordo verso il miglioramento della situazione dei diritti umani e che, al contrario, il regime cubano ha intensificato la repressione e le violazioni dei diritti umani e del diritto del lavoro, tra l’altro aumentando il numero di prigionieri politici; che il PDCA non ha raggiunto il suo obiettivo primario di migliorare le libertà fondamentali a Cuba;

M.​considerando che lo Stato cubano continua a violare sistematicamente i diritti umani e il diritto del lavoro del suo personale sanitario in servizio all’estero nell’ambito di missioni mediche, il che porta le Nazioni Unite a equiparare tali missioni a una forma di schiavitù moderna;

N.​considerando che, nella sua risoluzione del 10 giugno 2021, il Parlamento ricorda al Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) che la partecipazione della società civile ai dialoghi politici e ai progetti di cooperazione ai sensi dell’accordo di dialogo politico e di cooperazione è una parte essenziale dell’accordo stesso, e che è opportuno ovviare immediatamente all’esclusione della società civile dai fondi per la cooperazione e/o dalla partecipazione all’accordo, laddove si consente al contrario la partecipazione e l’accesso ai fondi di cooperazione esclusivamente alle imprese partecipate o controllate dallo Stato, com’è avvenuto sin dalla firma dell’accordo;

O.​considerando che il PDCA comprendeva una cosiddetta “clausola relativa ai diritti umani”, un elemento standard essenziale degli accordi internazionali dell’UE che consente di sospendere l’accordo in caso di violazioni delle disposizioni in materia di diritti umani;

P.​considerando che l’OCDH ha chiesto formalmente “l’applicazione del nuovo regime di sanzioni dell’UE nei confronti delle persone fisiche o istituzioni statali coinvolte” nelle gravi violazioni dei diritti umani a Cuba;

1.​condanna con la massima fermezza l’estrema violenza e la repressione esercitata dal governo cubano ai danni di manifestanti, difensori dei diritti umani, giornalisti indipendenti, artisti, dissidenti e leader politici dell’opposizione all’indomani delle proteste dell’11 luglio 2021; deplora la perdita di vite umane e porge le sue condoglianze ai parenti;

2.​invita le autorità cubane a porre fine alla repressione, rilasciare tutti i prigionieri politici, i prigionieri di coscienza e quanti sono arbitrariamente detenuti solo per aver esercitato la loro liberà di espressione e di riunione e a garantire un giusto processo; condanna lo spiegamento dell’unità speciale di polizia boinas negras e delle truppe civili in risposta a tali proteste, a seguito dell’appello del presidente Miguel Díaz-Canel a “difendere la rivoluzione”;

3.​deplora che le autorità cubane abbiano sfruttato l’ondata di arresti seguita alle proteste dell’11 luglio 2021 per criminalizzare le richieste democratiche legittime e pacifiche del popolo cubano, per riprendere il controllo, ripristinare una cultura della paura tra la popolazione e per ridurre al silenzio alcuni degli oppositori più carismatici del paese;

4.​chiede il rispetto dei diritti umani dei vincitori del Premio Sacharov, vittime di continui atti di repressione, e condanna l’arresto arbitrario di José Daniel Ferrer, che è isolato dalla sua famiglia da oltre due mesi e la cui ubicazione è ignota;

5.​sottolinea l’assoluta necessità che le autorità cubane ascoltino e diano seguito alle richieste di diritti civili e politici, libertà e democrazia e si impegnino in un dialogo nazionale inclusivo su un processo di modernizzazione e democratizzazione del paese, al fine di adottare tutte le misure necessarie per intraprendere le tanto necessarie riforme economiche interne, garantendo al contempo il rispetto dei diritti politici, civili, economici, sociali e culturali della popolazione e fornendo una risposta efficace alla pandemia di COVID-19;

6.​esprime profonda preoccupazione per le conclusioni tratte dal gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, che evidenziano un problema sistematico di detenzioni arbitrarie, come confermato nelle relazioni nn. 12/2017, 55/2017, 64/2017, 59/2018, 66/2018, 63/2019 e 4/2020 da esso redatte;

7.​denuncia il mancato rispetto da parte delle autorità cubane dei diritti umani e delle libertà sancite dalle convenzioni universali sui diritti umani, comprese le libertà di riunione, di stampa e di espressione, sia online che offline, così come la repressione di tutte le forme di espressione democratica e l’assenza di spazi per una partecipazione politica pluralistica; esorta l’UE a condannarle pubblicamente; deplora la recente adozione del decreto legge n. 35 e della risoluzione n. 105, che offrono ampie vie legali per criminalizzare i partecipanti alle manifestazioni pacifiche legittime esercitando il controllo sui mezzi di telecomunicazione, aprendo così la strada a nuovi metodi di repressione; invita le autorità cubane ad aggiornare il quadro giuridico in conformità con il diritto internazionale e ad abrogare il decreto legge n. 35 e qualsiasi altro atto legislativo che limiti le libertà fondamentali dei cittadini;

8.​esprime preoccupazione per la deplorevole situazione delle detenzioni e la continua assenza di condizioni a garanzia dell’indipendenza della magistratura; esige che i detenuti abbiano accesso a processi equi, possano sottoporsi a una valutazione medica indipendente, ricevano cibo e acqua a sufficienza, abbiano accesso alle comunicazioni telefoniche e possano beneficiare di visite regolari di familiari, amici, giornalisti e diplomatici; chiede indagini penali e amministrative efficaci per individuare, perseguire e punire i responsabili di torture e maltrattamenti;

9.​invita le autorità cubane a seguire le raccomandazioni della IACHR e dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e avviare un dialogo costruttivo con l’autentica società civile; chiede a Cuba di accordare immediatamente al relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione, al relatore speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani e agli osservatori indipendenti per i diritti umani pieno accesso al paese per documentare la situazione dei diritti umani, nonché monitorare e osservare i prossimi processi delle centinaia di attivisti e cittadini cubani che sono ancora detenuti; invita l’UE a osservare i processi e a rendere visita ai prigionieri politici in carcere;

10.​deplora che, nonostante l’adozione del PDCA, la situazione della democrazia non sia migliorata e che il deterioramento della situazione dei diritti umani a Cuba si sia solo accentuato; sottolinea che Cuba ha sistematicamente violato le disposizioni fondamentali di tale accordo dalla sua entrata in vigore; si rammarica profondamente per la mancanza di impegno e volontà da parte del regime cubano di adoperarsi per compiere progressi, anche minimi, verso il cambiamento o di aprire canali che potrebbero consentire di riformare il regime;

11.​evidenzia che, contrariamente al PDCA, le organizzazioni della società civile cubane ed europee indipendenti sono state sistematicamente impossibilitate a partecipare ai dialoghi sui diritti umani tra Cuba e l’Unione europea, nel quadro più ampio del dialogo sui diritti umani del PDCA come quello svoltosi il 26 febbraio 2021; ricorda, a tale proposito, che qualsiasi dialogo tra l’Unione europea e la società civile cubana e qualsiasi opportunità di finanziamento deve includere, senza limitazioni, tutte le organizzazioni della società civile;

12.​ribadisce il suo forte sostegno nei confronti di tutti i difensori dei diritti umani a Cuba e del loro operato; invita la delegazione dell’UE e le rappresentanze degli Stati membri nel paese a rafforzare il loro sostegno a una società civile autentica e indipendente nel loro dialogo con le autorità cubane, e ad avvalersi di tutti gli strumenti disponibili per ottimizzare il lavoro dei difensori dei diritti umani;

13.​ritiene che le ultime azioni repressive perpetrate dal governo cubano si vadano a sommare alle azioni persistenti e sistematiche a danno di prigionieri di coscienza, difensori dei diritti umani, dissidenti, attivisti dell’opposizione e della società civile, artisti e giornalisti, che sono tutte ulteriori violazioni del PDCA;

14.​ricorda che il PDCA contiene una cosiddetta “clausola relativa ai diritti umani”, un elemento standard essenziale degli accordi internazionali dell’UE che consente di sospendere l’accordo in caso di violazioni delle disposizioni in materia di diritti umani; invita l’Unione europea ad attivare l’articolo 85, paragrafo 3, per richiedere una riunione immediata della commissione mista alla luce delle violazioni dell’accordo da parte del governo cubano, che costituisce un “caso di particolare urgenza”;

15.​invita il Consiglio ad avvalersi delle disposizioni contenute nella legge Magnitsky dell’UE e ad adottare quanto prima sanzioni nei confronti dei responsabili di violazioni dei diritti umani a Cuba;

16.​deplora profondamente il rifiuto delle autorità cubane di permettere alle delegazioni del Parlamento di recarsi in visita a Cuba, sebbene il Parlamento abbia approvato il PDCA; invita le autorità a garantire immediatamente l’accesso delle delegazioni al paese;

17.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al governo e all’Assemblea nazionale del potere popolare di Cuba, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione, al rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e ai governi degli Stati membri della Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici.

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