Le morti biancheLe morti bianche

UNDICI LAVORATORI MORTI IN DUE GIORNI, UNA STRAGE INACCETTABILE CHE NESSUNO INTERROMPE  

 

Dopo il tragico martedì in cui sono morti sei lavoratori anche ieri la strage non si è fermata: cinque lavoratori hanno perso la vita mentre stavano lavorando. Non è più tollerabile che in Italia nessuno faccia nulla per interrompere questa spirale di morte.

Sono cinque i lavoratori che hanno perso la vita ieri mentre stavano svolgendo la propria attività lavorativa. Il bilancio delle morti bianche, così vengono chiamate le morte avvenute durante l’attività lavorativa, è drammatico: dall’inizio dell’anno hanno perso la vita 1124 persone complessive per infortuni sul lavoro, di queste 540 sono morte sui luoghi di lavoro, i rimanenti sulle strade e in itinere. A questi occorre aggiungere anche i lavoratori morti per covid considerati a tutti gli effetti morti per infortunio sul lavoro, secondo  l’Osservatorio Indipendente Morti sul Lavoro che censisce dal 2008 le morti bianche avvenute in Italia.

Ieri nel pomeriggio un uomo di 47 anni è caduto da un’impalcatura all’undicesimo piano di una palazzina a Roma in via America. A chiamare il 112 intorno alle 13:30 di mercoledì 29 settembre un collega della vittima, in quel momento impegnato in alcuni lavori su una piattaforma di un cantiere edile che si trovava all’undicesimo piano di un palazzo che si trova al civico 311 di viale America, sulle Torri Ligini, conosciute come Torri dell’Eur o Torri delle Finanze.

sulla A 14 Bologna-Taranto nei pressi di Foggia , nel tratto tra Poggio Imperiale e San Severo in direzione di Bari, è avvenuto un infortunio mortale nel quale un addetto di una ditta esterna – all’altezza del km 528 – è morto dopo essere stato investito da un mezzo pesante durante la fase di installazione di un cantiere. Lo comunica l’ufficio stampa di Autostrade evidenziando che il «cantiere era correttamente presegnalato. 

Sempre in Puglia, a Mesagne, in provincia di Brindisi, un muratore di 42 anni, Benito Branca, è morto mentre stava ristrutturando una palazzina per il cedimento dell’impalcatura, del balcone e del  solaio  rimanendo sepolto sotto le macerie sul marciapiede.

Ma le morti sul lavoro coinvolgono l’intera Penisola. Nel laborioso Veneto  a Cologna Veneta, in provincia di Verona, per cause ancora in corso di accertamento, un operaio è rimasto schiacciato sotto un camion. La tragedia mercoledì sera. Sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118 ma è stato tutto inutile: il trauma da schiacciamento sotto il mezzo pesante si è rivelato fatale e l’uomo non ce l’ha fatta, morendo sul posto. 

La mattina dello stesso giorno in Alto Adige, a Rifiano, in Val Passiria, nella zona di Merano, in provincia di Bolzano, poco dopo le 9.30 un agricoltore cinquantenne è morto schiacciato dal trattore sul quale stava lavorando. L’agricoltore era in un frutteto nei pressi del campo sportivo di Rifiano quando improvvisamente il mezzo si è ribaltato. Il lavoratore è rimasto incastrato sotto il trattore e, a seguito delle gravi lesioni riportate, è deceduto sul colpo.

Questa la triste lista delle morti sul lavoro avvenute ieri ma il giorno precedente erano stati sei i lavoratori che avevano perso la vita durante la loro attività lavorativa. Una strage silenziosa che non può essere più tollerata. Le cause sono sempre le stesse: disattenzione, mancanza del rispetto delle regole di prevenzione, inesperienza dei lavoratori e molto altro.

Sicuramente in tutte queste morti una causa importante è senza dubbio la deregolamentazione del mercato del lavoro che in questi anni tutti i governi hanno portato avanti nel nome della riduzione del costo della manodopera. Aver reso il lavoratore ricattabile perché assunto con contratti atipici e spesso a termine ha fatto si che lo stesso lavoratore pur di lavorare è disposto anche a sorvolare sulle minime norme di sicurezza. Spesso denunciare il non rispetto delle elementari norme di sicurezza sul lavoro significa essere non riassunto al termine del contratto perché considerato una persona che intralcia il normale ciclo lavorativo.

Insomma l’operaio spesso si trova nella impossibilità di richiedere al datore di lavoro il rispetto delle norme di sicurezza in quanto soggetto facilmente ricattabile. Le misure che il governo intende mettere in campo per limitare questa quotidiana mattanza sanno molto di fumo negli occhi. La patente a punti per le aziende che non rispettano le norme sulla sicurezza, un database Unico che raggruppi tutti gli infortuni sono solo misure di facciata che non mettono in discussione la ricattabilità dell’operaio, cosa questa invece indispensabile per interrompere la spirale di morte legata al mondo del lavoro. In un mondo capitalistico in cui il profitto sta al primo posto ed il lavoro è solamente una delle tante variabili in gioco per il suo raggiungimento vedo piuttosto difficile raggiungere una riduzione sostanziale nel numero di persone che giornalmente perdono la vita lavorando.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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