Continuano le manifestazioni in Colombia

CINQUE ANNI DI OMICIDI IN COLOMBIA NONOSTANTE LA FIRMA DELL’ACCORDO DI PACE CON LE FARC 

 

Il 26 settembre 2016 veniva firmato a L’Avana l’accordo di pace tra le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) ed il governo colombiano di Manuel Santos che metteva fine alla decennale guerra civile in Colombia, cinque anni dopo cosa resta di questo accordo?

Sono trascorsi cinque anni dalla firma dello storico accordo di pace tra FARC ed il governo colombiano ma il 26 settembre scorso non è certamente stata una ricorrenza da celebrare. Infatti nonostante i cinque anni dalla firma dell’accordo la violenza nel paese sud americano non è cessata.

Dopo la firma dell’accordo di pace gli omicidi mirati sono continuati ad un ritmo impressionante: sono 286 gli ex appartenenti alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia uccisi ed oltre 1200 i leader sociali ed attivisti dei diritti umani che hanno perso la vita dal giorno in cui è stato firmato l’accordo di pace. Un accordo di pace che doveva mettere la parola fine ad un conflitto che aveva insanguinato la Colombia per oltre cinquanta anni e che invece è stato il pretesto per il governo per liquidare i conti con tutti coloro che facevano parte della guerriglia. 

L’accordo, tra le altre cose, prevedeva che i guerriglieri deponessero le armi e uscissero dalla clandestinità, in cambio il governo doveva provvedere al loro reinserimento nella società garantendogli un lavoro ed una abitazione. I guerriglieri hanno deposto le armi ed abbandonato la lotta armata ma il governo si è dimenticato di quanto firmato nell’accordo. Infatti non sono state concesse le terre agli ex appartenenti alle FARC come promesso, i programmi di reinserimento sociale non sono andati avanti ma soprattutto molti di loro sono stati uccisi dalle bande paramilitari che imperversano nella regione. A pensare che con questo accordo il governo volesse stanare i guerriglieri non si fa certamente peccato.

Alcuni mesi fa avevo intervistato una ex appartenente alle FARC che mi aveva confermato come lo stato colombiano avesse disatteso quasi completamente l’accordo di pace. Maria in quella intervista mi aveva detto che al momento della firma dell’accordo “ si respirava nelle FARC un clima favorevole alla pace. Pensavamo che era giunto il momento di abbandonare la lotta armata anche perché il governo ci aveva fatto molte promesse. Ci ricordavamo comunque che già un altro accordo di pace firmato nel 1985 con l’allora Presidente Betancur non era stato rispettato e oltre 5000 appartenenti alle FARC furono uccisi. Episodio definito tra l’altro  come un genocidio”.

La firma degli accordi poneva però dei grossi rischi, infatti deporre le armi rendeva i guerriglieri vulnerabili. Maria afferma nell’intervista  che “Avevo dei dubbi perché già prima gli accordi del 1985 firmati con Betancur non sono stati rispettati. Dopo la firma degli accordi di pace fu fondato il partito Unione Patriottica (UP) che doveva rappresentare politicamente le istanze del movimento. Facevano parte dell’UP le farc, il partito comunista e  militanti della sinistra. Hanno ucciso tre candidati che si erano presentati alle elezioni: Carlos, Pizarro, Jaime Pardo Leal, Bernardo Jaramillo Osa. Avevamo paura per l’esperienza precedente e la consegna delle armi ci rendeva vulnerabili”.

Il governo, come detto, non ha, secondo la ex guerrigliera, rispettato quanto sottoscritto. “ Negli accordi, tra le altre cose, era scritto che ci dovevano dare  dei territori dove poter vivere, cosa che in principio è successa ma dopo che avevamo costruito le infrastrutture necessarie a viverci ci hanno detto che questi territori non potevano più esserci concessi. Siamo stati costretti quindi ad emigrare verso le città, luoghi questi in cui la protezione è più difficile.  La sicurezza, la mancanza di un progetto sociale, la difficoltà di trovare lavoro e case dove abitare sono solo alcuni punti che lo stato non ha rispettato. Inoltre vi è molta stigmatizzazione nei nostri confronti da parte della popolazione che ci considera ancora dei malviventi e dei terroristi, opinione creata dallo stato stesso che controlla i mezzi di informazione di massa. Insomma riescono a manipolare le coscienze delle persone”, continua Maria.

“Ci hanno venduto la promessa di un partito politico che ci rappresentasse e  la promessa di una vita migliore. I miei compagni, come ti ho già detto, mi convinsero che era giunto il momento per la pace, ma questo non è successo”. Aggiunge che “Credo che tutto fosse già scritto, non può essere un caso se con l’arrivo di Duque gli omicidi siano aumentati dell’80 per cento, faceva tutto parte di una strategia ben congeniata fin dall’inizio.  Poi la beffa: il premio Nobel per la Pace a Manuel Santos. Un premio che  è un offesa al processo di pace per come si è poi sviluppato”.

L’accordo non è stato rispettato ma a livello internazionale sembra non essere un problema, Infatti è notizia di pochi giorni fa che l’Unione Europea ha firmato un protocollo di intesa per implementare le relazioni economiche con la Colombia nonostante il rispetto dell’accordo di pace firmato nel 2016 facesse parte integrante della ratifica del trattato commerciale tra le due parti.

Infine anche la mancanza del rispetto dei diritti umani da parte del governo colombiano non sembra essere un problema a livello internazionale. Infatti nessuno ha alzato un dito quando le forze dell’ordine hanno represso nel sangue le manifestazioni di protesta iniziate il 28 aprile contro l’esecutivo di Ivan Duque che hanno provocato decine di morti, centinaia di feriti e di persone scomparse nel nulla oltre a decine di violenze sessuali commesse dalla polizia nei confronti delle giovani  manifestanti arrestate.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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