Il laboratorio cinese di Wuhan

LABORATORIO DI WUHAN: ANCORA TROPPI I MISTERI 

 

Un anno e mezzo fa iniziava la pandemia da coronavirus ed a tutt’oggi le certezze su come sia nato veramente il virus sono poco e frammentarie, almeno quelle ufficiali. Al di la delle varie teorie complottistiche varie coincidenze però ci possono permettere di tracciare un quadro piuttosto chiaro.

In un bel ed interessante libro di inchiesta uscito prima dell’estate intitolato “I misteri di Wuhan”,  il giornalista Franco Fracassi e Federica Ipsora Passione, hanno messo assieme una imponente quantità di documenti che ci permettono di ricreare il quadro in cui la pandemia si è sviluppata.

Il laboratorio di ricerca di Fort Detrick, situato ad una ora di macchina da Washington, nasce nel 1942, in piena seconda guerra mondiale, quando gli Stati Uniti scoprono che il Giappone stava studiando armi battereologiche con lo scopo di non restare indietro nello sviluppo di questa nuova arma. Il laboratorio cresce fino a raggiungere la superficie di oltre 52.000 ettari e 600 edifici dove lavorano 7800 persone. Qui si studiano da anni virus e batteri per la produzione di armi battereologiche compresi i coronavirus ma non solo. Infatti a Fort Detrick si sono svolti negli anni scorsi esperimenti di vario genere per scopo militare come il famoso programma di controllo mentale che negli anni ’50 e ’60 attraverso l’elettro shock cercava di annullare le menti per rimpiazzarle con altre. Oppure più recentemente si è scoperto che l’antrace spedita a politici e personaggi dopo l’11 settembre proveniva proprio da questo laboratorio e non era prodotta da Saddam Hussein in Iraq.

Ma il laboratorio tanto segreto non era poi così sicuro, infatti sono stati molti negli anni gli incidenti avvenuti che avrebbero potuto provocare una pandemia nella città o addirittura in tutti gli Stati Uniti. Alla fine di giugno 2020, alcuni mesi prima della pandemia, a Fairfax, a 30 chilometri dalla Casa Bianca, in una casa di riposo scoppiò una strana epidemia polmonare. Quindici giorni dopo tre residenti erano deceduti, 18 erano stati ricoverati in ospedale e 63 rimasero contagiati, da una strana epidemia polmonare sviluppatasi proprio in estate, periodo questo non propizio a queste malattie.

Dopo la pubblicazione sulla stampa dei casi della sconosciuta malattia il Centro per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (CDC) manda una lettera al laboratorio di Fort Detrick con l’ordine di chiusura immediata a tempo indeterminato perché il laboratorio di massima sicurezza P4, che maneggia virus molto sensibili, non ha sistemi per decontaminare le acque reflue sicuri. In agosto del 2019 almeno 10.000 persone negli Stati Uniti sarebbero morte per una sconosciuta forma di infezione polmonare. Si trattava di Covid? Non lo sappiamo ma i sintomi erano quelli.

Alcuni dei ricercatori di Fort Detrick lavoravano anche in  un altro laboratorio dove si trattavano i coronavirus distante 12.000 chilometri più a ovest che usava i soliti protocolli di sicurezza: il laboratorio di Wuhan in Cina.

Il laboratorio di Wuhan venne inaugurato il 16 giugno 2016 alla presenza dell’ambasciatore francese in Cina ma l’inizio della sua costruzione risale alla presidenza francese di Jaques Chirac. Il laboratorio si doveva occupare della prevenzione e  del controllo delle malattie infettive emergenti per poi creare i vaccini. Esistevano solo una trentina di laboratori di massima sicurezza come questo nel mondo ma quello di Wuhan era all’avanguardia nello studio dei corona virus presenti nei pipistrelli.

Nel laboratorio dovevano lavorare a fianco dei cinesi anche una cinquantina di ricercatori francesi, ma i cugini di oltre alpe non toccheranno mai il suolo della Cina: nel 2018 il laboratorio inizia le sue attività. Ma perché i ricercatori francesi non si recheranno mai a Wuhan? Nel 2014 il Presidente degli Stati Uniti Barak Obama aveva cancellato tutti i finanziamenti ai laboratori dove si studiavano i virus più pericolosi con la tecnica del guadagno di funzione rendendo la ricerca di fatto impossibile. Ma con l’arrivo alla Casa Bianca  di Donald Trump nel dicembre 2017 la moratoria terminò e le ricerche sui coronavirus ripresero, ma il Direttore dell’Istituto di Sanità degli Stati Uniti Anthony Fauci convinto che tali esperimenti non sarebbero potuti restare segreti in patria pensò di iniziare a finanziare il laboratorio cinese proprio quando i francesi dovevano arrivare a Wuhan.

Insomma gli Stati Uniti iniziarono a fare gli esperimenti che avevano paure di condurre in casa propria in un laboratorio straniero ovvero nel laboratorio P4 di Wuhan. Questi esperimenti, chiamati in gergo esperimenti sul guadagno di funzione, sono vietati in quasi tutti i paesi del mondo esclusi gli Stati Uniti, la Cina e poche altre nazioni. Ma qualcuno stava sorvegliando cosa si stava facendo in questo laboratorio, infatti i servizi segreti britannici monitoravano le attività del laboratorio tenendo sotto controllo i computer ed i cellulari dei ricercatori. Fino a quando il 6 ottobre 2019 nel laboratorio tutti i segnali provenienti dai cellulari spariscono misteriosamente. Cosa era successo? Nessuno lo sa ma il laboratorio da quel giorno, come era avvenuto in precedenza a Fort Detric, viene misteriosamente chiuso. 

Nei giorni successivi sempre a Wuhan si svolgeranno le olimpiadi delle forze armate, giungeranno nella città cinese migliaia di atleti provenienti da quasi tutti i paesi del mondo, Italia compresa. In quei giorni molti degli atleti presenti alle olimpiadi manifesteranno malesseri respiratori e  febbri anche alte. Ma nessuno sospetta di niente anche se i sintomi riportati dai militari sono riconducibili al Covid. Rientrati nei loro paesi di origine saranno il vettore perfetto per la diffusione mondiale del virus. Se il virus era scappato accidentalmente o volontariamente dal laboratorio di Wuhan le olimpiadi sarebbero diventate il  veicolo perfetto per la sua diffusione mondiale.

Quindi gli esperimenti sul guadagno di funzione, ovvero la tecnica che permette di aumentare la contagiosità di un virus, potrebbe essere alla base della pandemia che ha sconvolto il mondo in questi ultimi due anni. Esperimenti che sulla carta dovrebbero servire a prevenire future malattie ma che in realtà hanno tutte le caratteristiche di una ricerca militare. Infatti possedere armi battereologiche sembra essere la nuova frontiera della guerra del futuro. Il possesso delle armi nucleari che per decenni ha garantito, grazie al principio della deterrenza, la pace ed ha scongiurato lo scoppio della terza guerra mondiale non rappresenta più per le grandi potenze la garanzia dell’egemonia mondiale. Infatti se per caso qualcuno decidesse di sganciare una bomba nucleare su un altra nazione sarebbe subito identificato e la rappresaglia sarebbe immediata. Un arma chimica o meglio battereologica per essere diffusa non ha bisogno di missili o bombe: basta gettarla in un acquedotto o diffonderla per via aerea in uno stadio o in un aeroporto internazionale. 

Ma un incidente durante la manipolazione dei virus usati per inventare nuove armi battereologiche è una cosa piuttosto frequente nei laboratori con conseguenze imprevedibili. Anche perché, secondo molti scienziati, gli esperimenti sul guadagno di funzioni in realtà ad oggi non hanno portato grandi scoperte nel campo medico. Quindi evitarli, dati i rischi che comporterebbe una fuga di un virus maggiormente contagioso, sarebbe di vitale importanza. 

Le armi biologiche sono state messe al bando nel 1925 con la Convenzione di Ginevra ma nel mondo sono ancora troppe le nazioni che ne posseggono un arsenale: Stati Uniti, Russia, Cina, Giappone, Corea del Nord, Iran, Israele, Sud Africa, Canada e Regno Unito sono le nazione che ne possederebbero grandi quantità. Gli Stati Uniti oltre a studiare qualunque tipo di arma biologica hanno creato, dopo la moratoria di Obama dei programmi di sviluppo sul suo territorio, un centinaio di laboratori in giro per il mondo dove vengono studiate queste armi che casualmente formano una cintura intorno alla Russia da ovest ad est ed il laboratorio di Wuhan sarebbe uno di questi, Il budget stanziato nel 2003 dagli Stati Uniti per lo studio delle armi biologiche ammonterebbe a 2 miliardi di dollari ed in cima alla lista di queste terribili armi ci sarebbe la sars, proprio quella del Covid 19. 

Ma la narrativa che cercava di spiegare le origine del virus puntava da un altra parte. Il 18 febbraio 2020, a pochi giorni dall’inizio della pandemia, sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet veniva pubblicata una lettera firmata da numerosi scienziati che affermava che il virus era di origine animale e che chi metteva in giro altre teorie era solo un complottista. La lettera era stata firmata anche da Peter Daszak che era colui che dirigeva il gruppo che si occupava degli esperimenti sul guadagno di funzione a Wuhan attraverso la Fondazione EcoHaelth  aliance da lui presieduta e che riceveva finanziamenti dal governo degli Stati Uniti. Ecco quindi nascere la storia del pipistrello e del pangolino che avrebbero trasmesso il virus da animale a uomo e del mercato del pesce di Wuhan, dove questi animali sarebbero stati venduti vivi assieme al pesce ,ma nessuno degli animali presenti al mercato è mai stato trovato positivo al virus. 

La teoria della zzonosi, ovvero la trasmissione del virus da un animale  all’uomo, al momento non è stata dimostrata nonostante centinaia di studiosi e scienziati abbiano studiato questa possibilità. Non è stato ancora trovato l’animale intermedio che avrebbe fatto mutare il virus che poi avrebbe trasmesso all’uomo. Come del resto non è stato provato che il virus sia uscito accidentalmente dal laboratorio di Wuhan, ma non si può escludere questa possibilità dato gli esperimenti che si facevano in quel laboratorio. Ai tempi della Sars, nel 2003, ci vollero solo tre mesi per scoprire che gli zibecchi di un mercato avevano fatto da trampolino al virus, ma questa volta dell’animale intermedio non c’è traccia. Infine la stessa struttura del virus suggerisce

che sia stato manipolato in laboratorio, secondo quanto affermato da numerosi virologi e da studi indipendenti.

Nel loro libro gli autori smontano pezzo per pezzo, attraverso numerosi documenti e testimonianze, la narrativa classica che vuole che il virus sia stato propagato da un animale intermedi tra pipistrelli e uomo. Pongono inoltre l’attenzione del lettore sulle molteplici interazioni tra le ricerche sui virus e le grandi aziende farmaceutiche internazionali, fornendo un panorama alternativo ed una chiave di lettura diversa  dalle classiche e semplici soluzioni proposte dai grandi mezzi di informazione. 

In ogni caso al termine della lettura del libro non possiamo non porci alcune domande. L’inchiesta portata avanti dagli autori fa riflettere soprattutto sul fatto che le grandi potenze stiano ancora sviluppando in gran segreto armi di distruzione di massa come quelle battereologiche. Ricerche pericolose che, se vero quanto scritto, hanno causato la più grande pandemia della storia. Dobbiamo domandarci come l’irresponsabilità di pochi possa continuare, nel silenzio più assoluto,  a mettere in pericolo il genere umano.

Ci dobbiamo inoltre domandare perché il nostro sistema non era preparato a rispondere ad una pandemia che in molti da anni stavano prevedendo, forse sapendo che gli esperimenti sul guadagno di funzione avrebbero potuto scatenare una pandemia. Forse in molti sapevano di questi segreti esperimenti e che un incidente  avrebbe potuto causare una catastrofe, come del resto è successo. Il virus ha trovato praterie spalancate grazie all’irresponsabilità dei nostri governanti che prima hanno ridotto ai minimi termini i servizi sanitari poi non hanno recepito le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che chiedeva piani pandemici aggiornati per far fronte ai rischi pandemici.

Infine dobbiamo chiederci  se davvero il virus è scappato accidentalmente dal laboratorio di Wuhan o il possibile incidente non sia stato provocato volontariamente. Cercare di debilitare la Cina è sempre stata la missione principale del precedente presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Avevano accesso al laboratorio perché lì stavano facendo gli esperimenti sui coronavirus quindi far scappare un virus era piuttosto facile e ciò avrebbe causato gravi danni all’economia cinese, cosa che però non è accaduta perché il sistema di contenimento della diffusione del virus adottato in Cina si è dimostrato infinitamente migliore del nostro. 

Il fatto stesso che gli Stati Uniti abbiano sempre accusato la Cina di essere la sola responsabile della pandemia ma poi, in pratica, non aver fatto nulla per produrre prove al riguardo ci deve far riflettere. La loro inattività potrebbe celare la risposta: nel laboratorio di Wuhan stavano davvero facendo esperimenti sui guadagni di funzione dei coronavirus. Insomma sarebbero coinvolti in prima persona quindi meglio glissare e gettare la croce completamente sul governo cinese senza però affondare troppo il coltello. 

Il libro “I misteri di Wuhan” può essere richiesto direttamente all’autore (francofracassi1@gmail.com(.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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