Il Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez Parrilla

CONTINUANO LE INGERENZE DEGLI STATI UNITI NEGLI AFFARI INTERNI DI CUBA  

 

Il Ministro degli Esteri di Cuba Bruno Rodriguez Parrilla ha recentemente respinto l’ennesima ingerenza del governo degli Stati Uniti negli affari interni dell’isola.

Il Ministro degli Esteri cubano venerdì ha commentato duramente l’ennesima ingerenza del governo statunitense di Joe Biden compiuta da un alto funzionario governativo che si è intromesso nuovamente negli affari interni dell’isola caraibica definendo l’azione un atto di interferenza.

Il diplomatico ha ribadito che “la storia ha dimostrato che i cubani non accettano, né si lasciano impressionare dalle minacce”.

“Un alto funzionario del governo degli Stati Uniti, in un aperto atto di interferenza, sta ancora una volta commettendo l’errore di minacciare Cuba. inoltre tale ingerenza costituisce un atto contrario alla Carta onu”, ha detto il ministro degli Esteri attraverso il suo account sul social network Twitter.

La dichiarazione di Rodriguez arriva dopo che il principale consigliere del presidente degli Stati Uniti Joe Biden per l’America Latina, Juan González, ha avvertito che il suo governo intende “rispondere” se Cuba perseguirà gli organizzatori di una marcia indetta per il 15 novembre. Infatti da alcune settimane sui social stanno apparendo messaggi inneggianti ad una nuova manifestazione di protesta da tenersi il prossimo 15 di novembre, giorno questo che il governo cubano ha identificato quale inizio della nuova normalità sull’isola con la riapertura al turismo. Evidentemente ai nuovi patrioti cubani, tanto interessati alle sorti economiche dell’isola, non va proprio giù che il governo inizi a far rientrare i turisti a Cuba. 

Il ministro degli Esteri cubano ha denunciato in diverse occasioni la strategia statunitense di attacco all’isola, incentrata su azioni volte a intensificare il blocco economico, commerciale e finanziario, sostenendo coloro che sostengono la sua agenda destabilizzante.

Biden, lungi dal promuovere l’eliminazione del blocco contro Cuba, intensificato durante il mandato di Donald Trump nel bel mezzo dell’attuale pandemia di Covid-19, ha mantenuto le 243 misure coercitive unilaterali imposte, nonostante il ripetuto rifiuto della maggioranza della comunità internazionale.

In questo clima ostile verso Cuba i nuovi amici dell’isola, che ricevono per il loro sostegno alle azioni destabilizzanti promosse dagli Stati Uniti cospicui finanziamenti, hanno deciso di metter in campo una nuova manifestazione come avvenuto lo scorso 12 luglio quando poche persone si sono riversate per le strade di  varie città dell’isola per protestare verso le politiche del governo. Ovviamente i finanziatori, dato che spendono soldi per il sostegno ai gruppi controrivoluzionari presenti sull’isola,  usano tutti i mezzi a loro disposizione per rendere il loro investimento economico utile. Poi grazie alle reti sociali come Facebook, Twitter e WhatsApp che per operare a Cuba ottengono una licenza speciale che gli permette di scavalcare il blocco economico, commerciale e finanziario statunitense, licenza non concessa invece alle industrie farmaceutiche, la propaganda e l’organizzazione delle proteste risulta piuttosto facile.

Si preannuncia quindi l’ennesima azione di manipolazione mediatica che vedrà moltiplicare per cento il numero dei manifestanti. Se poi durante le proteste i manifestanti compiranno azioni violente contro strutture pubbliche o commerciali e la polizia interverrà verranno evocate le solite violazioni dei diritti umani dei pacifici manifestanti, come del resto anticipato dalle dichiarazioni del funzionario del governo statunitense.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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