Il Presidente del Perù Pedro Castillo

IL CONGRESSO DEL PERU CHIEDE L’IMPEACHMENT DI PEDRO CASTILLO 

 

Il Presidente del Perù Pedro Castillo ha dichiarato, dopo la richiesta di impeachment presentata contro di lui dal Congresso, che una minoranza di partiti politici e gruppi economici non hanno accettato il suo trionfo elettorale, secondo quanto riportato da Telesur.

Il Congresso del Perù ha presentato una richiesta di impeachment nei confronti del neo eletto Presidente Pedro Castillo per corruzione. Secondo le indagini che hanno portato alla richiesta di sospensione del suo mandato Pedro Castillo avrebbe avuto incontri privati con concessionari pubblici nel suo appartamento privato e non nella sede del governo.

“Respingo con forza di aver partecipato ad atti irregolari e che abbiano favorito interessi privati, quindi accolgo con favore gli organi competenti che stanno svolgendo un’indagine che spero sia rapida e approfondita”, ha detto in un messaggio alla Nazione Pedro Castillo.

Castillo ha sottolineato che dall’inizio del suo mandato, il 28 luglio, una minoranza di partiti politici e gruppi economici non ha accettato i risultati delle elezioni e ha cercato con ogni mezzo di rimuoverlo.

Da un sondaggio, condotto lunedì dall’Istituto di studi peruviani, è emerso che il 71 per cento dei cittadini del Perù disapprova le azioni del Congresso della Repubblica. Secondo lo stesso sondaggio il 55 per cento degli intervistati non è d’accordo con la richiesta di impeachment contro Pedro Castillo mentre il 43 per cento è d’accordo ed il 2 per cento dei peruviani non si è espresso. 

Una delle questioni più curiose mostrate dallo studio è che i due partiti che hanno gareggiato nelle ultime elezioni sono i meno accettati dalla popolazione, Fuerza Popular, il partito di Keiko Fujimori, è rifiutato dal 71 per cento e il Perú Libre di Pedro Castillo dal 66 per cento dei peruviani.

Anche in Perù la destra sta cercando di sovvertire la volontà popolare attraverso il consueto golpe blando, una pratica già usata in passato con successo in altri paese del continente sud americano. Viene usata la via parlamentare per cambiare la forma di governo in quei paesi dove i partiti progressisti hanno vinto le elezioni. Il caso più emblematico è quello del Brasile dove prima Dilma Rusef è stata destituita per via parlamentare con accuse false e poi il candidato della sinistra Ignazio Lula da Silva è stato incarcerato con false accuse al fine  di impedirgli di candidarsi alle successive elezioni che hanno visto la vittoria di Jair Bolsonaro. 

Non bisogna poi dimenticare il caso dell’Honduras dove nel 2009 il Presidente Manuel Zelaya fu costretto all’esilio per aver tentato di riformare la costituzione, il caso del Paraguay dove il Presidente Fernando Lugo fu destituito per via parlamentare. Altrettanto grave è stato il colpo di stato in Bolivia compiuto nel 2019 nei confronti di Evo Morales che aveva vinto le elezioni e che grazie ad un rapporto falso dell’Organizzazione degli Stati Americani, presente nello stato andino per controllare le elezioni, in cui si fantasticavano inesistenti brogli fu costretto all’esilio con la conseguente ascesa al potere di Jeanine Anez, espressione della destra più estrema.

Anche in Perù sembra che la destra tenti la via parlamentare  per riprendersi la guida della nazione attraverso la richiesta di impeachment contro l’attuale presidente  Pedro Castillo. 

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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