Alessandro Fanetti Russia alla ricerca della potenza perduta

ALTA TENSIONE TRA PUTIN E BIDEN PER LA QUESTIONE UCRAINA 

 

Alta tensione tra Russia e Stati Uniti per la questione Ucraina: da un lato gli Stati Uniti che aspirano ad incorporare il paese centroeuropeo nell’Alleanza Atlantica e dall’altro la Russia che teme  l’avvicinamento ai propri confini della Nato, nel mezzo l’Ucraina.

Le tensioni tra gli Stati Uniti e la Russia nelle ultime settimane si sono fatte sempre più accese. Il quotidiano The Washington Post ha pubblicato alcuni documenti che a loro dire dimostrerebbero che la Russia è pronta ad invadere l’Ucraina nei primi giorni del prossimo gennaio, la Russia ha denunciato venerdì che un aereo spia statunitense ha costretto ad un repentino cambio di rotta un volo civile della compagnia aerea Aeroflot partito da Tel Aviv con destinazione Mosca mettendo in pericolo i 142 passeggeri a bordo.

Inoltre gli Stati Uniti accusano la Russia di ammassare truppe al confine con l’Ucraina, Putin risponde che è facoltà del suo paese spostare truppe entro i propri confini. Data la delicata situazione abbiamo chiesto ad Alessandro Fanetti, conoscitore della Russia e che ha recentemente pubblicato un interessante libro intitolato “Russia: alla ricerca della Potenza perduta” (Edizioni Eiffel, 2021, cosa ne pensasse di quanto sta avvenendo in questo momento in Europa centrale.

Innanzitutto buona giornata Alessandro, negli ultimi tempi le tensioni tra Ucraina e Russia stanno aumentando ancora una volta, puoi farci una sintesi storica delle cause che hanno portato al deterioramento delle relazioni tra le due nazioni?

Buongiorno a te Andrea e a tutti i lettori di “Occhi sul Mondo”. L’anno della svolta nelle relazioni Russia – Ucraina, fino a quel momento sostanzialmente positive, è il 2014. Anno nel quale il Governo ucraino democraticamente eletto di Viktor Janukovyč (filorusso) viene rovesciato e il Presidente è costretto a fuggire perché è a rischio la sua stessa vita. Rovesciato da manifestazioni sfociate nella violenza più vergognosa, con la partecipazione fra i manifestanti anche di settori dell’estrema destra ucraina (Pravyj Sektor, etc.) e di personalità straniere occidentali. Fatti letti dal Cremlino come un chiaro tentativo dell’asse euro – atlantico di allargare la sua sfera d’influenza anche a un Paese tradizionalmente amico della Russia. 

Da questo momento, dunque, è iniziata una partita a scacchi pericolosissima in Europa orientale, con la Russia che ha annesso la Crimea da un lato e le regioni ucraine russofone nell’est del Paese che hanno iniziato una resistenza armata giustificata dalla paura di rappresaglie da parte dei nuovi governanti a Kiev dall’altro. Resistenza sostenuta dalla Russia per tre motivi principali: sostenere territori russofoni, garantire una zona cuscinetto al proprio confine, mantenere una certa tensione in Ucraina, usando la “questione Donbass” per rendere molto difficile l’adesione di Kiev alla NATO.

Da tutto ciò derivano le tensioni di questi mesi e certamente questa situazione perdurerà anche nel prossimo futuro. Non credo tuttavia che qualcuno voglia arrivare ad una guerra aperta e su larga scala, imprevedibile nelle sue conseguenze e in ultima istanza non vantaggiosa per nessuno degli attori in campo. 

Da un lato troviamo gli Stati Uniti e la sodale Unione Europea,  dall’altro la Russia e nel mezzo l’Ucraina, secondo te qual’è il ruolo che sta svolgendo Kiev in questa crisi?

Le relazioni NATO – Russia, arrivate ad un punto molto positivo nel 2002 con l’accordo di Pratica di Mare, si sono rapidamente deteriorate sostanzialmente per l’allargamento dell’Alleanza Atlantica sempre più a Est. 

Mosca teme molto la NATO ai propri confini e la linea rossa in Europa è rappresentata dall’Ucraina e dalla Bielorussia.

Per quanto riguarda l’Ucraina, dunque, se il 2014 ha creato un “incendio” al Cremlino, il Governo ucraino di oggi (guidato dall’ex comico Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj) non fa niente per spegnerlo, in quanto non nasconde la sua volontà di entrare nella NATO, ufficialmente per paura di un’invasione russa.

A mio avviso l’Ucraina è una pedina nel “grande gioco geopolitico mondiale” che vede USA e Russia (insieme alla Cina) contendersi sfere d’influenza. Una pedina in questo momento appiattita su posizioni favorevoli all’Occidente e considerate inaccettabili da Mosca.

Nonostante i nostri più conosciuti mezzi d’informazione non parlino spesso dell’Ucraina, questa nazione riveste un importante ruolo geopolitico in Europa, cosa ne pensi?

L’Ucraina è un Paese molto significativo per la sua posizione strategica al confine fra l’Unione Europea e la Russia. Basti pensare alla sua grandezza e al fatto che confina con Russia, Moldavia, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Bielorussia e Romania. La sua stabilità è molto importante per la sicurezza di tutta Europa e la situazione che si protrae da questi ultimi anni rende impossibile lo sviluppo adeguato e necessario delle relazioni Mosca – Bruxelles. Servirebbe un abbassamento dei toni e, per cominciare, l’implementazione degli “Accordi di Minsk”. 

Vedi possibile un’invasione dell’Ucraina da parte della Russia come paventato dagli Stati Uniti oppure le tensioni odierne, come sostengono alcuni analisti, sono solo un modo per gli Stati Uniti per ottenere concessioni da parte della Russia?

Come ho accennato prima, non credo che davvero si arrivi ad una guerra aperta fra le due nazioni. Uno scontro di queste dimensioni, con l’Ucraina sostenuta (almeno in termini di concessione di armi ed equipaggiamenti) dall’Occidente, significherebbe una destabilizzazione almeno di tutta l’Europa orientale, con conseguenze imprevedibili e potenzialmente catastrofiche anche in altri contesti e per molto tempo. Non escludo però che qualcosa in più rispetto ai territori limitrofi possa accadere nelle regioni separatiste, anche se in termini meno drammatici rispetto ad un confronto armato fra due eserciti nazionali.  

Non ci possiamo poi dimenticare della Bielorussia, altra nazione sotto pressione da parte dell’Occidente che recentemente ha usato la crisi migratoria per acutizzare le tensioni; secondo te ci sono dei legami tra le due crisi?

Tenendo sempre ben in mente le linee di politica estera USA promosse da Kennan e Brzezinsky (e mai dimenticate), va sottolineato che la Bielorussia è la seconda nazione considerata da Mosca come fondamentale, stavolta da non far transitare nella sfera d’influenza occidentale. 

Il legame è dunque il seguente: la Russia non vuole che questi due Paesi finiscano legati indissolubilmente all’occidente e quest’ultimo si impegna invece nella direzione opposta. 

A proposito della Bielorussia, quindi, il Presidente Aljaksandr Ryhoravič Lukašėnka, convinto di poter guadagnare sia dalla Russia che dall’Occidente e forte di essersi visto riconosciuto già nel 2014 il ruolo di mediatore nella crisi Ucraina, negli ultimi anni aveva intrapreso un cammino di apertura verso Bruxelles e Washington, irritando non poco il Cremlino.

Apertura sfociata nella visita dell’allora Segretario di Stato USA Mike Pompeo a Minsk. 

Apertura durata il tempo di un “soffio di vento”, in quanto alle proteste seguite alle elezioni del 2020 il sostegno al Governo di Lukašėnka è arrivato da Mosca e non da Washington o Bruxelles. Sostegno che gli è però costato caro, in quanto Putin ha preteso il rafforzamento dei legami fra i due Paesi (senza tentennamenti o perdite di tempo tipiche degli anni precedenti).

Mentre la classe dirigente Ucraina guarda dunque ad occidente, quella Bielorussa è invece ri – orientata saldamente verso est. 

Hai recentemente scritto un libro sulla Russia del “Nuovo Millennio”, ci puoi brevemente descrivere la tua opera?

Il libro che è ho scritto si intitola “Russia: alla ricerca della Potenza perduta” (Edizioni Eiffel, 2021). 

Il testo si divide sostanzialmente in due parti, ognuna delle quali composta da vari capitoli: la situazione interna e la geopolitica della Federazione Russa.

Per quanto riguarda la prima parte, parto da un intero capitolo dedicato alle questioni sociali, economiche, politiche e di ricostruzione di un’identità perduta.

Proseguo poi con focus inerenti la figura del Presidente Putin, la Seconda Guerra Cecena, la nuova Costituzione approvata pochi mesi fa, le varie opposizioni e il ruolo decisivo dell’Intelligence economica.

Per quanto riguarda la seconda parte, parto dal “nuovo concetto di politica estera della Federazione Russa” e proseguo analizzando cosa sta facendo Mosca per recuperare una posizione significativa nel panorama geopolitico globale, dopo la “ritirata” sviluppatasi dalla dissoluzione dell’URSS. 

In questo contesto approfondisco le relazioni fra la Russia e le altre potenze globali, oltre ai suoi movimenti in contesti meno “famosi” al grande pubblico ma egualmente decisivi. 

Dopo un approfondimento delle relazioni con l’Italia, continuo con capitoli dedicati alla “geopolitica del virus”, alla situazione nello spazio, alla “questione artico” e, infine, allo “scontro degli scontri”: globalismo vs multipolarismo. 

In breve, un libro per cercare di capire un po’ meglio il mondo nel quale viviamo e cosa succede intorno a noi. Questioni che, più spesso di quanto possiamo immaginare, hanno riflessi nella nostra vita quotidiana.

Grazie ad Alessandro per le sue interessanti ed approfondite analisi.

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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