Nazioni che boicottano le olimpiadi

ALTRE NAZIONI SI ALLINEANO ALLA DECISIONE USA DI BOICOTTARE LE OLIMPIADI INVERNALI IN CINA 

 

Le prossime Olimpiadi invernali che si terranno nel febbraio 2022 in Cina a Pechino sono diventate il pretesto per gli Stati Uniti e i suoi alleati per fare pressioni diplomatiche verso il paese asiatico seguendo la più classica logica della guerra fredda.  

Infatti con la solita scusa della mancanza del rispetto dei diritti umani delle minoranze etniche presenti nel paese asiatico gli Stati Uniti hanno deciso di non far partecipare alle Olimpiadi invernali che si terranno a Pechino il prossimo febbraio la loro delegazione diplomatica. Lunedì, gli Stati Uniti avevano annunciato il boicottaggio diplomatico dei Giochi di Pechino. La portavoce della Casa Bianca Jen Psaki aveva dichiarato che l’amministrazione del presidente Joe Biden non avrebbe inviato rappresentanti diplomatici o ufficiali alle Olimpiadi invernali in Cina.

Subito dopo la dichiarazione del portavoce statunitense, come del resto prevedibile, i sodali alleati degli Stati Uniti hanno fatto a gara per allinearsi a quanto espresso dall’amministrazione di Joe Biden. I primi ad allinearsi alla decisione di non mandare la propria delegazione diplomatica alle Olimpiadi sono stati i governanti australiani seguiti a ruota dal Regno Unito e dal Canada.

Anche il primo ministro britannico Boris Johnson ha annunciato, mercoledì, che nessun ministro o funzionario del governo parteciperà alle Olimpiadi di Pechino 2022, ma che gli atleti del Regno Unito gareggeranno nel principale evento sportivo.

“A nessuno importa se i funzionari australiani parteciperanno alle Olimpiadi di Pechino, i loro spettacoli politici non influenzeranno in alcun modo i Giochi”, ha detto mercoledì il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin in conferenza stampa.

“La Cina ha ripetutamente affermato che le Olimpiadi invernali non sono un palcoscenico per lo spettacolo e la manipolazione politica. La Cina non ha invitato nessun funzionario del governo australiano alle Olimpiadi invernali di Pechino. Che vengano o meno, a nessuno importa”, ha detto il diplomatico.

Wang Wenbin ha anche sottolineato che l’Australia collega la questione dell’invio o meno di funzionari governativi ai Giochi di Pechino alla cosiddetta questione dei diritti umani nello Xinjiang. Secondo lui, tali azioni da parte dell’Australia violano gravemente il principio di neutralità politica dello sport stabilito dalla Carta Olimpica.

In risposta alla decisione di Washington sul boicottaggio diplomatico, le autorità cinesi hanno affermato che comunque il fatto “non avrebbe interferito con il successo dei Giochi”. L’ambasciata cinese negli Stati Uniti ha affermato poi che la Cina non ha invitato i rappresentanti politici statunitensi alle Olimpiadi.

Ovviamente anche l’Unione Europea non ha perso l’occasione per allinearsi alla decisione degli Stati Uniti. Infatti la Vice Presidente del Parlamento Europea  Nicola Beer è andata oltre dichiarando che l’Unione Europea dovrebbe boicottare i giochi olimpici che si terranno in Cina.

L’Unione Europea dovrebbe “non solo restare nella scia degli Stati Uniti, ma anche difendere il rispetto dei diritti umani e pronunciarsi a favore di un boicottaggio completo dei Giochi invernali”, ha affermato il vicepresidente del Parlamento europeo ai media del gruppo Funke Mediengruppe.

“Il boicottaggio diplomatico richiesto dagli USA arriva in ritardo, ed è il minimo che ci si possa aspettare dall’Occidente. Le Olimpiadi invernali in Cina nel febbraio 2022 sono una tappa sbagliata nel posto sbagliato”, riportano i media.

La Beer ha poi riportato le varie motivazioni alla base dell’esortazione al boicottaggio, riferendosi alla repressione della minoranza musulmana di etnia uigura nel Paese asiatico, alle preoccupazioni relative all’isola di Taiwan e alla situazione di Hong Kong.

La funzionaria dell’Unione Europea ha inoltre enfatizzato la sua posizione dichiarando che i giochi olimpici sono  “una gigantesca messa in scena di propaganda, mentre l’apparato cinese apertamente, dietro le quinte, viola gravemente i diritti umani”. Anche gli Stati Uniti avevano motivato tale decisione con ragioni di tipo umanitario, ponendo l’attenzione in particolare sulla situazione attuale nella regione autonoma dello Xinjiang e altre violazioni dei diritti umani.

La risposta del governo cinese, d’altro canto, non si è fatta attendere. Liu Pengyu, portavoce dell’ambasciata cinese negli Stati Uniti, ha definito il boicottaggio statunitense delle Olimpiadi una mossa “pretenziosa” e una “manipolazione politica”. Il segretario stampa del presidente russo Dmitry Peskov, commentando la situazione, ha dichiarato: “La cosa principale è che tutti gli atleti abbiano il diritto di partecipare a competizioni leali, in modo che le idee alla base dell’Olimpiade stessa siano libere dalla politica”. (Sputnik)

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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