La guerra nello Yemen

YEMEN: LA GUERRA DIMENTICATA

 

Nello Yemen continua, nella più totale indifferenza della comunità internazionale, la guerra iniziata dall’Arabia Saudita sette anni fa che ha causato la più grave crisi umanitaria al mondo nonostante le promesse di Joe Biden che aveva annunciato che si sarebbe impegnato per far cessare il conflitto.

La guerra in Yemen, uno dei paesi più poveri del mondo arabo, è sempre più cruenta, ma i principali media statunitensi tacciono sulle atrocità commesse, denuncia l’analista politico e documentarista Robert Inlakesh, che collabora da Londra con media come Quds News, Press TV e RT in inglese.

Come spiega nel suo ultimo articolo, questa situazione è la conseguenza di due delle tante promesse non mantenute dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Il nuovo Presidente aveva annunciato poco dopo essere entrato in carica che Washington avrebbe smesso di sostenere gli sforzi bellici offensivi dell’Arabia Saudita in quella guerra e che avrebbe promosso gli sforzi diplomatici necessari per porre fine al conflitto.

Dopo aver fatto quelle promesse Biden aveva  ricevuto molti elogi ma il sostegno degli Stati Uniti a Riyadh non è cambiato e, dieci mesi dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, gli aerei da guerra sauditi continuano a sganciare bombe sugli yemeniti impoveriti.

Nel suo articolo, intitolato “Biden ha promesso di fermare la macchina da guerra saudita”, Inlakesh concentra la sua attenzione sui combattimenti intorno alla città di Marib, che sta per cadere nelle mani dei ribelli Houthi (movimento Ansar Allah), il principale nemico dei sauditi sul suolo yemenita. I continui bombardamenti e le operazioni di terra intorno a quella città hanno causato una catastrofe umanitaria riconosciuta dalle Nazioni Unite.

Secondo le stime dell’ONU le vittime del conflitto potrebbero arrivare a ben 377.000 entro la fine di quest’anno. Solo negli ultimi due mesi, i combattimenti nel governatorato di Marib, ricco di petrolio, hanno ucciso migliaia di persone ed hanno causato lo sfollamento di circa 42.000 civili.

L’attuale conflitto che coinvolge i sauditi e i loro alleati è scoppiato nel marzo 2015. Riyadh, che inizialmente ha agito per conto del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale contro i ribelli Houthi, sperava che la sua potenza aerea gli avrebbe permesso di vincere la guerra in cinque settimane, ma il conflitto infuria da oramai sette anni.

Quando il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha deciso, all’inizio di quest’anno, di indagare sulle responsabilità della coalizione guidata dai sauditi che ha creato la più grave crisi umanitaria del mondo, Riyadh ha cercato,, attraverso varie azioni comprese minacce,, di chiudere quell’indagine per proteggersi dall’essere direttamente accusata.  scrive l’analista.

Intanto negli Stati Uniti, nonostante l’amministrazione Biden abbia promesso di porre fine al sostegno alle “azioni offensive” saudite, i mercanti di morte hanno siglato un accordo per la fornitura di armi da 500 milioni di dollari con Riyadh lo scorso ottobre. Le forze statunitensi continuano a fornire  supporto logistico alla coalizione guidata dai sauditi che usano gli aerei per bombardare lo Yemen, nonostante le condanne e le denuncie di varie personalità tra cui il senatore progressista Bernie Sanders. (RT)

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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