La Banca Centrale russa

LA BANCA CENTRALE RUSSA NON SI FIDA E  VENDE I TITOLI DI STATO DEGLI STATI UNITI IN SUO POSSESSO

La banca centrale della Russia in seguito alle crescenti tensioni in Europa ed alle oramai storiche manovre di accerchiamento degli Stati Uniti risponde vendendo la quasi totalità dei titoli statunitensi in suo possesso.

Le recenti tensioni internazionali causate dal caso ucraino e le costanti pressioni esercitate dagli Stati Uniti e dalla sodale Unione Europea che assecondano le scelte in politica estera delle varie amministrazioni statunitensi hanno portato la Banca Centrale della Russia a smobilizzare quasi totalmente gli investimenti in titoli emessi dagli Stati Uniti. La quota di titoli posseduti attualmente dalla Banca Centrale russa è arrivato al suo minimo storico continuando la politica di dedollarizzazione delle sue riserve valutarie, Sputnik approfondisce l’argomento in un interessante articolo.

Treasuries al minimo

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti riferisce che la Russia ha ridotto i suoi investimenti in titoli di stato statunitensi a 2,4 miliardi di dollari a novembre. Gli investimenti in questi strumenti si attestavano a 3,72 miliardi ad ottobre e a 3,91 durante il mese di settembre.

Queste obbligazioni sono uno degli strumenti finanziari chiave che la Casa Bianca utilizza per compensare il deficit di bilancio. Tuttavia, gli USA non possono contare sulla Russia in questo senso: infatti, i treasuries sono stati venduti quasi del tutto.

Nel periodo 2010-2013, gli investimenti russi nel debito degli Stati Uniti superavano i 140 miliardi di dollari, ma, dopo che Washington ha annunciato l’imposizione delle sanzioni nell’aprile 2014, i russi hanno cominciato a sbarazzarsi di questi titoli. Nel 2018, la Banca centrale russa intraprese un’importante vendita massiva dei titoli, dimezzando il suo portafoglio treasuriese, portandolo a 13,2 miliardi di dollari.

Da allora, la quota di treasuries nelle riserve valutarie russe non è praticamente aumentata.

Portafoglio bilanciato

Di tanto in tanto, gli investimenti in treasuries sono leggermente aumentati, per bilanciare il portafoglio, ma nel complesso hanno subito una riduzione costante.

I titoli statunitensi rappresentano ora meno dell’1% delle riserve valutarie internazionali. I russi hanno allocato i fondi ricavati dalla vendita di treasuries in oro, euro e yuan.

Questo è il risultato logico di una politica di ormai lunga data. Da ottobre, il Ministero russo delle Finanze ha continuato a vendere e gli assetti denominati in dollari che sono diminuiti fino ai minimi storici, afferma Eduard Bougrov, managing partner di GLE Invest.

Diversi fattori hanno contribuito al raggiungimento di questo risultato. Prima di tutto, è in corso la cosiddetta dedollarizzazione, la quale sta contribuendo a ridurre la dipendenza dell’economia russa dalla valuta americana. In secondo luogo, le riserve internazionali devono essere diversificate.

Come nota Mikhail Kogan, direttore della Scuola Superiore di Management e Finanza di Mosca, il ribilanciamento è un processo normale per qualsiasi portafoglio, sia esso di un investitore principiante sia di un intero paese. Secondo Kogan, l’andamento dei treasuries nel mese di dicembre (i dati non sono ancora disponibili) è stato negativo. Si tratta della consueta revisione dell’interesse rispetto a un particolare obiettivo di investimento.

Calcolo dei rischi

Tuttavia, la creazione di riserve non è solo una questione di efficienza del mercato. La diversificazione (euro, yuan, franco svizzero e valute di riserva di secondo livello) rende il sistema finanziario più resistente alle pressioni esterne. In altre parole, sbarazzandosi del debito pubblico degli Stati Uniti, la Russia minimizza innanzitutto l’impatto delle sanzioni e dei rischi geopolitici.

È già chiaro che le relazioni tra i due Paesi si sono nuovamente deteriorate e Washington sta minacciando Mosca con altre restrizioni. O la Russia viene “tagliata fuori” dallo SWIFT o si promette l’imposizione di sanzioni contro le banche. Ma vi sono anche scenari peggiori.”

Non si può escludere che gli Stati Uniti decidano di congelare i beni della Russia denominati in dollari e si rifiutino di pagare i prorpi debiti. Naturalmente, seguendo questo approccio, non sarebbe saggio tenere il proprio denaro in risorse controllate dall’avversario”, sottolinea Eduard Bugrov.

Un approccio razionale

Allo stesso tempo, anche se la quota dei titoli di stato americani nelle riserve valutarie russe è diventata puramente simbolica, non significa che tutti debbano essere venduti. I treasuries, infatti, sono un asset altamente liquido, possono essere convertiti rapidamente e in grandi quantità nelle principali valute mondiali e venduti in qualsiasi momento. Inoltre, è uno strumento conveniente per garantire l’assunzione di obblighi, per esempio, nelle transazioni con altri asset.

Inoltre, la stragrande maggioranza delle transazioni internazionali è ancora condotta in valuta statunitense e il dollaro è la valuta in cui si svolgono i principali flussi finanziari e di materie prime.

Un’altra questione è che la Russia stia deliberatamente evitando il rischio sistemico, ma questo non riguarda solo la geopolitica e le sanzioni. La situazione finanziaria stessa degli Stati Uniti è oggetto di dubbio per molti investitori. Anzitutto ci si interroga sull’enorme debito, che è sempre più difficile da gestire: si parla di circa 30.000 miliardi di dollari.

Lo scorso agosto, gli Stati Uniti si sono nuovamente scontrati con la soglia massima stabilita per legge che il debito nazionale può toccare. Tecnicamente, questo ha reso impossibile per il Paese prendere a prestito nuovi fondi. A quel tempo, i treasuries avevano già superato i volumi dell’intera economia statunitense, ossia 28.500 miliardi di dollari. Di conseguenza, il Ministero americano delle Finanze ha elevato nuovamente il limite e ha lanciato una serie di grandi collocamenti di titoli di Stato, per raccogliere più fondi possibili. Si continua a prestare denaro a Washington, ma crescono i timori sul fatto che venga restituito.

Riserve fragili

Le riserve internazionali della Russia, alla fine del 2021, hanno raggiunto il massimo storico di 630,5 miliardi di dollari. Questi asset esteri altamente liquidi sono gestite dalla Banca centrale russo e dal governo.

All’interno si trovano oro fisico, diritti speciali di prelievo (DSP), posizione di riserva sul FMI e fondi in valuta estera. Questi asset sono usati per coprire il disavanzo della bilancia dei pagamenti, influenzare il tasso di cambio del rublo, pagare prestiti esteri, regolare le transazioni con altri stati e soddisfare le necessità di sicurezza sociale della popolazione.

L’oro ha dominato negli ultimi anni. Alla fine di giugno 2020, la quota del metallo prezioso ha superato il dollaro per la prima volta, 23% contro 22%. Circa un terzo degli asset sono in euro e il 12% in yuan.

Alla fine del 2021, la Banca di Russia ha aumentato le sue riserve d’oro a 2.300 tonnellate (74 milioni di once), ovvero circa 133 miliardi di dollari, il 21,3% delle riserve valutarie russe. Una cifra così elevata conferisce ulteriore stabilità, garantire affidabilità, diversificazione e aumeno del valore alle riserve valutarie russe. Oggi i paesi sviluppati detengono circa un terzo delle loro riserve in oro.

 

Fonte: Sputnik

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