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PUTIN RICONOSCE LE REPUBBLICHE DI DONETSK E LUGANSK 

 

Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un documento che riconosce l’indipendenza delle repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk. 

Al termine di un discorso alla nazione il Presidente russo Vladimir Putin, che ha analizzato la situazione in Ucraina, ha dichiarato che ha firmato un documento che ratifica la richiesta fatta dalla Duma alcuni giorni fa di riconoscere le repubbliche di Donetsk e Lugansk che hanno autoproclamato la loro indipendenza dopo il colpo di stato in Ucraina nel 2014.

“La Russia ha fatto tutto il possibile per preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina. In tutti questi anni ha combattuto con insistenza e pazienza per l’attuazione della risoluzione 2202 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 17 febbraio 2015, che ha consolidato il pacchetto di misure di Minsk”, ha detto il presidente russo nel suo messaggio alla nazione.

“Ritengo necessario prendere la tanto attesa decisione di riconoscere immediatamente l’indipendenza e la sovranità della Repubblica popolare di Donetsk e della Repubblica popolare di Lugansk”, ha detto Putin, che ha anche invitato l’Assemblea federale russa a sostenere questa decisione e quindi ratificare i trattati di amicizia e assistenza reciproca con entrambe le repubbliche.

In precedenza i leader delle repubbliche di Donetsk e Lugansk Denis Pushilin e Leonid Pasechnike avevano chiesto al Presidente Vladimir Putin di riconoscere l’indipendenza dei due territori. I due leader avevano inoltre chiesto al presidente russo di valutare la possibilità di raggiungere un accordo di amicizia e cooperazione tra Mosca e le due autoproclamate repubbliche incluso l’ambito della difesa. La richiesto di aiuto di Denis Pushilin e Leonid Pasechnike è stata accolta dal presidente russo.

La richiesta di riconoscere le due repubbliche in effetti è una vera e propria richiesta di aiuto da parte dei due leader. La situazione che dopo il riconoscimento da parte della Russia delle repubbliche di Donetsk e Lugansk si genererà resta comunque confusa.

La scelta di Putin può essere letta in vari modi. La più pessimista potrebbe essere che, dato che in questi territori abitano molte persone che hanno ottenuto la cittadinanza russa, Mosca consideri gli attacchi verso queste popolazioni come attacchi diretti ai propri cittadini anche se in territorio estero. Questo porterebbe ad un intervento diretto dell’esercito russo nel Dombass. Possibilità questa cercata da tempo dagli Stati Uniti e dalla Nato  che credo non interverrebbero direttamente ma gli permetterebbe di applicare alla Russia quel pacchetto di sanzioni tanto annunciate.

Un intervento diretto delle forze Nato porterebbe ad un escalation del conflitto con conseguenze difficili da prevedere che sarebbero poco utili agli stessi Stati Uniti. L’applicazione invece di pesanti sanzioni alla Russia penso sia lo scopo unico di questa crisi. Nell’intento di impedire lo sviluppo economico e geopolitico della Russia le sanzioni sono il mezzo privilegiato messo a punto dagli Stati Uniti e appoggiate, come sempre dai fedeli alleati europei, per  ridurre il peso internazionale del paese euroasiatico. Inoltre sanzionando la Russia gli Stati Uniti lanciano un messaggio chiaro alla Germania.

La Germania è un partner importante per la Russia e la Russia lo è per la Germania. Allontanare i due paesi ha lo scopo di indebolire la stessa Europa che nonostante la sua quasi totale insignificanza politica a livello internazionale è invece un importante attore economico. Indirettamente gli Stati Uniti poi riducendo il peso economico dell’Unione Europea rendendola più dipendente economicamente da loro tentano di isolare anche il loro attuale e più importante nemico ovvero la Cina. Infatti tutte le azioni che da oltre oceano vengono messe in atto hanno un unico scopo: impedire alla Cina di espandersi economicamente nel mondo.

Meno pessimista e forse più realista potrebbe essere che la scelta di Putin abbia lo scopo  di far capire agli Stati Uniti ed alla Nato che la Russia non sta scherzando e che le sue richieste di non espandere l’alleanza atlantica all’Ucraina non vanno sottovalutate tornando in un certo modo alla vecchia guerra fredda. Guerra fredda tra l’altro iniziata proprio dagli Stati Uniti che hanno evocato come in passato lo spettro delle dittature e della necessità dell’esportazione della democrazia e delle libertà dimenticandosi che proprio loro, con queste azioni, impediscono al popolo del Dombass di  godere di quei diritti umani che sarebbero violati. In fondo nel Donetsk e nel Lugansk gli abitanti chiedono solo maggiore autonomia e rispetto delle loro tradizioni culturali come poter parlare il russo come lingua principale.

Il nostro paese prima di inviare truppe a sostegno delle politiche aggressive della Nato dovrebbe ricordarsi che anche in Italia ci sono regioni a statuto speciale. Infatti in Alto Adige, ad esempio, è permesso l’uso del tedesco e del ladino come lingua e non mi sembra che dal Ministero della Difesa sia mai stato ipotizzato, almeno in tempi recenti, di bombardare le popolazioni parlanti tedesco o ladino.

In ogni caso la situazione nel Donbass non si risolverà in tempi brevi nonostante la scelta di Putin di riconoscere le due repubbliche. L’Ucraina continuerà ad essere usata dagli Stati Uniti per i loro sporchi interessi economici ed i governanti, lautamente finanziati dall’Unione Europea ed armati dagli Stati Uniti e dalla Nato, continueranno a dividersi il malloppo giustificando le loro azioni militari dietro un antistorico nazionalismo appoggiati dalle bande filonaziste arruolate nel suo esercito. In mezzo a tutto questo ci stiamo ancora una volta noi europei, che governati da individui che pensano solo ad apparire simpatici ed accondiscendenti agli Stati Uniti, che continuiamo a pagare il gas e l’energia elettrica carissima senza pensare mai seriamente ad avere una propria politica estera che davvero tuteli i nostri interessi e non quelli dello Zio Sam.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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