Corridoio dell’Azovstal

VIAGGIO NEL CUORE DELL’AZOVSTAL 

 

Qualche giorno fa sono finalmente riuscito ad entrare nell’acciaieria di Mariupol e in un paio di bunker, ultimi rifugi dell’Azov e degli altri militari ucraini. 

Come riassumere in una parola quanto visto? Impressionante! Impressionanti sono gli spazi, i segni del conflitto, i quantitativi di munizioni presenti nell’impianto… Solo dopo aver visto con i miei occhi la vastità di quell’area, che fino a prima di allora avevo osservato solo da diversi distretti di Mariupol, ho compreso come mai la pratica Azovstal fosse andata per le lunghe e per quale motivo la Russia aveva deciso di non assaltare la struttura. Sarebbe stata una inutile carneficina. Le forze che si difendenvano (e che comunque non avevano scampo) erano più numerose delle forze russe e della Milizia Popolare rimaste sul campo. Si, perché una volta accerchiata la struttura, il grosso delle forze sono state spostate su altri fronti.

Sarò sincero, in mezza giornata ho visitato circa un decimo dell’area dell’Azovstal (a ritmi comunque sostenuti). A distanza di oltre una settimana dalla resa delle truppe ucraine una parte significativa dell’Azovstal rimane ancora inesplorata, per cui posso parlare solo per ciò che ho visto coi miei occhi. 

Duante tutta la visita nell’acciaieria in sottofondo si sono ripetute frequenti esplosioni: gli sminatori stanno svolgendo un lavoro gigantesco per mettere in sicurezza l’area. Ci sarà lavoro per parecchie settimane. Mine di ogni genere si trovano ovunque, sia in superficie, come nei cunicoli sotterranei.  

Da buona tradizione, come avvenuto nelle palazzine occupate nella cerchia urbana, prima di abbandonare i bunker e le proprie posizioni i militari ucraini hanno dato fuoco a quel che sono riusciti, cercando di eliminare documenti, prove e tracce della loro presenza. 

Nelle settimane precedenti in merito all’Azovstal erano girate voci in merito alla presenza di alti ufficiali NATO e biolaboratori. Nel corso della mia visita non ho trovato tracce di ciò. Sicuramente nell’impianto erano presenti stranieri, alcuni dei quali si sono consegnati ai russi nei primi giorni della “grande resa”. Si tratta di cittadini britannici e statunitensi, ma v’erano sicuramente anche persone di altre nazionalità. In uno dei bunker ho trovato toppe con la bandiera georgiana, Paese da cui negli anni sono provenuti parecchi mercenari per combattere al soldo di Kiev. Sugli ufficiali di alto rango c’è silenzio. Segreto di guerra o mito? penso che col tempo arriveranno risposte concrete. Anche in merito ai possibili laboratori non posso dire nulla, non avendo visto tracce di essi. Ma ripeto, ho visto solo una piccola parte dell’immensa struttura. 

Di bunker ce n’erano di diverso tipo e in molti le condizioni igienico-sanitarie erano a dir poco precarie. In uno dei bunker visitati i locali dedicati a zona di primo soccorso comunicavano direttamente con le latrine ed i depositi di viveri. In alcuni bunker acqua e cibo erano ormai terminati. Al contrario, in altre zone le scorte avrebbero potuto consentire una permanenza ancora per lungo termine. In tutti i locali sotterranei però non mancavano abbondanti quantitativi di armi e munizioni. Anche in questo caso gli ucraini hanno tentato, spesso con successo, di incendiare o manomettere armi e mezzi. Nell’acciaieria si trovava un grandissimo quantitativo di mezzi, tra cui corazzati e carri armati. 

Oltre 2500 militari ucraini hanno deposto le armi uscendo vivi dall’acciaieria, lasciando indietro un grande numero di cadaveri. Almeno 300, dicono le prime stime. E non si tratta solo di militari ucraini: durante le battaglie in ambito civile i militari ucraini avevano catturato diversi miliziani, probabilmente sperando di utilizzarli come merce di scambio. Tra le persone uscite vive dall’Azovstal tutti questi prigionieri di guerra non sono stati visti.

In ogni caso camminando tra i vari capannoni ho incontrato diversi cadaveri, così come ho sentito l’odore di corpi in decomposizione provenienti da sotto le macerie di alcuni edifici, per cui il bilancio è destinato ad aumentare. 

Il militare che mi ha accompagnato nell’impianto ha affermato che il giorno prima del mio accesso all’Azovstal, a distanza di 6 giorni della resa dei vertici dell’Azov, alcuni militari ucraini sono usciti dai cunicoli sotterranei consegnandosi alle milizie. Si tratta di militari che hanno affermato di essere rimasti intrappolati sotto le macerie, oltre che senza contatti con il resto delle truppe. Non è escluso che ce ne siano ancora altri.

Non è escluso che dai bunker dell’Azovstal emergeranno altre verità. Per ora questo è il quadro della situazione osservato sul campo.

 

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RangeloniNews

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