Centrale nucleare di Zaporiyia

A CHI CONVERREBBE UN INCIDENTE NELLA CENTRALE NUCLEARE DI ZAPORIYIA?

 

In totale ieri, giovedì 18 agosto, ci sono stati 12 bombardamenti sull’impianto nucleare di Zaporiyia e sulla città di Energodar, con più di 50 proiettili lanciati a cui si aggiungono l’impatto di cinque droni kamikaze.

Continua l’irresponsabile bombardamento attorno alla centrale nucleare di Zaporiyia ed il rimpallo di responsabilità da parte ucraina e russa. Gli ucraini accusano l’esercito russo di essere il colpevole dei bombardamenti, dall’altra parte il Cremlino accusa Kiev di cercare l’incidente nucleare per poi dare a loro la colpa. Sullo sfondo resta il rischio di un incidente nucleare che avrebbe conseguenze imprevedibili.

A tale riguardo l’ambasciata russa negli Stati Uniti ha dichiarato giovedì in un commento pubblicato sul suo account Telegram che Washington, con la sua retorica “irresponsabile”, sta spingendo le forze armate ucraine a perpetrare “crimini” che minacciano di scatenare un disastro nella centrale nucleare di Zaporiyia, le cui ripercussioni l’Europa dovrebbe affrontare “per molti decenni

In precedenza il portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Ned Price, aveva sottolineato lo stesso giorno che la Casa Bianca “condanna nei termini più severi lo spericolato disprezzo della Russia per la sicurezza nucleare”. Il portavoce ha anche esortato Mosca a cessare le attività militari vicino agli impianti nucleari ucraini e a restituire il controllo della centrale di Zaporiyia a Kiev.

La centrale nucleare di Zaporiyia è la più grande d’Europa, conta sei reattori di cui tre attualmente stanno fornendo energia. Prima del conflitto la centrale forniva il 25 per cento dell’energia elettrica all’Ucraina, quindi si capisce bene come sia di vitale importanza per Kiev averne il contrrollo. Dall’altra parte la Russia intende mantenerne il controllo per collegarla alla rete elettrica che porta la corrente in Crimea.

I continui attacchi però potrebbero scatenare un disastro nucleare le cui conseguenze non sono prevedibili. Penso sia poco probabile che l’esercito russo sia il responsabile degli attacchi perché al momento le truppe del Cremlino controllano l’impianto, quindi non avrebbero alcuna logica i bombardamenti contro il loro stesso esercito.

Il tentativo di creare un incidente potrebbe favorire invece l’esercito ucraino che in questo momento. a dispetto di quanto propagandato in occidente, non sta ottenendo significativi successi sul campo di battaglia. La tanto propagandata azione di riconquista dei territori in mano russa non si vede e difficilmente potrà avvenire perché tra poche settimane il inizierà l’inverno e ciò renderà impossibile la riconquista delle zone sotto il controllo russo.

Un incidente, meglio se di piccole dimensioni, avrebbe un grande impatto mediatico e potrebbe quindi compattare ulteriormente il consenso, che invece pare piano piano scemare, sulla necessità di continuare la guerra. Se invece l’incidente fosse di grandi dimensioni allora la stessa guerra potrebbe cessare o cristallizzarsi sulle posizioni odierne: le radiazioni costringerebbero le truppe a indietreggiare e magari costringerebbe l’esercito russo a tornare indietro rientrando in patria.

Non voglio credere a all’ipotesi che si stia cercando un incidente di grandi dimensioni tipo quello accaduto nel 1986 a Chernobyl solo per meri interessi geopolitici, ma visto come va il mondo non mi stupirei del contrario. Gli Stati Uniti pur di vincere questa guerra sono disposti a tutto anche a contaminare mezza Europa. Il cinismo che aleggia da parte occidentale su questa delicata questione impone di valutare qualunque ipotesi, anche la più tremenda.

Nel suo incontro di giovedì con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente ucraino Vladimir Zelenski, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha dichiarato che il buon senso deve prevalere intorno all’impianto per evitare che la sicurezza della struttura venga minacciata. Inoltre, ha ribadito il suo appello per la smilitarizzazione della zona, esortando le squadre di guerra e militari a lasciare l’impianto.

Ma basteranno le raccomandazione a far prevalere il  buon senso espresse da  António Guterres per far tornare alla ragione Zelensky, i suoi generali e gli suoi sponsor occidentali  quando in tutta questa vicenda il buon senso è morto almeno dieci anni fa? 

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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