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LA GUERRA CIBERNETICA CONTRO CUBA NON SI FERMA

La guerra cibernetica contro Cuba non si ferma: dopo aver etichettato l’account di Cuba Debate come mezzo affiliato al governo Twitter ha chiuso gli account dei programmi televisivi Con Filo, Cuadrando la Caja e il progetto Cuba Joven ieri.
Twitter “ospita un mondo dove ci sono tutti i tipi di persone, idee e informazioni”, dice la pagina ufficiale di questa piattaforma”. Siamo al servizio della conversazione pubblica. Ecco perché ci interessa che le persone abbiano uno spazio libero e sicuro per parlare.
Bello slogan per una delle aziende che grida di difendere la libertà di espressione, ma la realtà è stata molto diversa da qualsiasi dichiarazione zuccherata. In pratica, i social media e Internet operano con un notevole pregiudizio politico. Questo è stato dimostrato dalla più recente valanga di censura ai media cubani. Non dovrebbe sorprenderci il tentativo di bavaglio. La supremazia tecnologica è sempre stata un’arma dell’imperialismo per mettere a tacere i discorsi controegemonici, scrive il sito Razones de Cuba, altro canale informativo caduto sotto la scure della censura nei giorni scorsi.
Infatti la pagina di Facebook di Razones de Cuba, assieme ad una cinquantina di altre pagine e profili, tra cui la comunità La Manigua, il progetto rivoluzionario La Mala Palabra e La página di Mauro Torres, sono state chiuse senza dare alcuna motivazione.
Quanto sta accadendo in questi giorni non è una pratica nuova per Twitter. Infatti negli anni scorsi la piattaforma social ha chiuso in varie occasioni gli account di utenti e comunità cubane.
“Non è la prima volta che gli utenti cubani di Twitter segnalano problemi ad accedere ai loro account e ricevono messaggi che questi sono stati bloccati (…). La novità è la massa di questo atto di guerra cibernetica, ovviamente pianificato, che cerca di limitare la libertà di espressione delle istituzioni e dei cittadini cubani, e di mettere a tacere i leader della Rivoluzione”, ha detto la presidenza dell’Unione dei Giornalisti di Cuba in risposta a quanto sta accadendo.
L’8 gennaio 2013 Twitter ha sospeso a tempo indeterminato più di 900 account appartenenti al Joven Club de Computacion in un momento in cui questa istituzione sociale stava seguendo in rete il ricordo dell’ingresso trionfale all’Avana nel 1959 della Carovana della Libertà, guidata da Fidel Castro.
Il 18 maggio 2018, in mezzo all’intensa copertura del tragico incidente aereo avvenuto all’Avana quel giorno, Twitter ha bloccato l’account del sito Cubadebate, a causa di una presunta “attività insolita”.
Nel 2019 è avvenuto un attacco similare: pochi minuti prima dell’apparizione televisiva di alti funzionari per spiegare nuove misure economiche, Twitter ha bloccato decine di account individuali, di istituzioni giornalistiche ed enti governativi. La lista includeva Cubadebate, Granma, la Mesa Redonda, Radio Rebelde, Canal Caribe e il Ministero delle Comunicazioni, tra gli altri.
L’11 settembre 2019 la maggior parte dei media del paese, decine di giornalisti e personalità, hanno visto i loro account di Twitter bloccati in un’azione a sorpresa, simultanea e selettiva eseguita poco prima dell’inizio della trasmissione televisiva della Mesa Redonda sul canale Cubavision in cui era presente il presidente cubano, annunciata poche ore prima.
I profili associati all’agenzia di stampa latinoamericana Prensa Latina hanno subito una censura simile nel marzo 2020.
Il 12 maggio 2020, Twitter ha bloccato 526 profili della comunità DeZurdaTeam, senza dare alcuna spiegazione agli utenti.
Più recentemente, il 24 ottobre, molti media di informazione cubani sono stati etichettati daTwitter come mezzi affiliati al governo cubano, questo ne limita la diffusione dei contenuti nella piattaforma social. Il giorno dopo, dimostrando il suo allineamento con gli interessi della destra internazionale e del governo degli Stati Uniti, Facebook ha chiuso oltre una cinquantina di account che difendevano le idee rivoluzionarie. Infine ieri sono stati chiusi i profili dei programmi televisivi Con Filo, Cuadrando la Caja e il progetto Cuba Joven.
Ma perché proprio adesso i più importanti social stanno restringendo l’accesso dei principali mezzi di informazione cubani alle loro piattaforme? La prossima settimana, il 2 e 3 novembre, verrà dibattuta durante la sessione ordinaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per la trentesima volta, il progetto di risoluzione presentato da Cuba sulla necessità di eliminare il sessantennale blocco economico, commerciale e finanziario che l’isola subisce dagli Stati Uniti.
Quindi limitare la diffusioni delle ragioni di Cuba attraverso le principali piattaforme social fa parte della strategia degli Stati Uniti che sperano così di convincere altri paesi nel mondo a votare contro il progetto di risoluzione presentato da Cuba. Da qui la nuova guerra cibernetica, mai assopita del resto, contro Cuba.
Vengono invece tollerati tutti i profili e gli account che abbondano nelle piattaforme social che incitano alla violenza in Cuba. Account che addirittura spiegano come costruire bottiglie molotov da usare per creare confusione sull’isola, gestiti da personaggi vari, finanziati dalle numerose agenzie statunitensi che si dedicano alla sovversione in Cuba, residenti, nella maggior parte dei casi, proprio negli Stati Uniti.
E’ notizia fresca fresca che il miliardario Elon Musk ha acquistato Twitter e ha dichiarato che intende rendere il social libero a tutti senza alcuna restrizione, vedremo se il nuovo proprietario permetterà di esprimere liberamente e senza limitazioni ai cubani le loro opinioni. (Fonti: Razones de Cuba e Cubadebate)

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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