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IL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI IMPEDISCE A CUBA DI ESPANDERE LA SUA RETE INTERNET 

 

In una sorprendente esibizione di sincerità, il governo degli Stati Uniti ha appena ammesso che è Washington a impedire a Cuba di accedere a Internet. Il Dipartimento di Giustizia ha raccomandato alla Federal Communications Commission (FCC) di negare il permesso all’isola di collegarsi al cavo sottomarino che collega i paesi dei Caraibi con il continente americano.

Alcuni giorni fa era uscita la notizia che dagli Stati Uniti sarebbe arrivato l’avviso che bisognava impedire a Cuba di collegarsi al cavo a fibra ottica della rete internet sottomarino ARCOS-1 che passa ad una trentina di chilometri da L’Avana per motivi di sicurezza nazionale. 

Oggi il sito Cuba Debate pubblica la notizia che conferma quanto sospettato ovvero che ufficialmente dietro questa decisione ci sono gli Stati Uniti. Infatti dal Dipartimento di Giustizia arriva l’ordine di impedire a Cuba di accedere al suddetto cavo con la ridicola motivazione che l’isola potrebbe essere, vista la sua vicinanza al governo cinese e russo, usata come piattaforma per raggiungere ed attaccare gli Stati Uniti.

La rete ARCOS-1, che passa a 32 chilometri dall’Avana ed è attiva da più di due decenni, collega 24 punti di ancoraggio a Internet in 15 paesi del continente, la maggior parte dei quali hanno relazioni da molto tempo con i nemici giurati di Washington.

Se si vive su un’isola è necessario, più che in qualsiasi altro posto del mondo, l’uso  di cavi sottomarini per collegarsi alle reti continentali. Infatti, il 99 per cento del traffico dati in tutto il mondo, terraferma o meno, naviga attraverso cavi sott’acqua, la maggior parte in fibra ottica, che formano una rete di più di un milione di chilometri.

La maggior parte dei cavi in fibra ottica arrivano negli Stati Uniti dove si trova la spina dorsale di internet. Questa struttura sbilanciata dei cavi che costituiscono Internet fa sì che qualsiasi informazione trasmessa dall’America Latina all’Europa, anche se inviata da un servizio in Patagonia e da server locali, passi quasi sempre attraverso il cosiddetto NAP delle Americhe, situato a Miami. Inoltre, i grandi tubi in fibra ottica che attraversano gli oceani sono di proprietà di una manciata di corporazioni legate ai servizi di intelligence, come l’agente Edward Snowden ha mostrato nelle sue rivelazioni, riferisce ancora Cuba Debate.

Pertanto, non è Cuba ad avere una lunga e documentata tradizione di hacking, spionaggio e controllo di Internet. Senza andare oltre, un rapporto investigativo congiunto pubblicato nel settembre di quest’anno dal China National Computer Virus Emergency Response Center (CVERC) e dalla società di sicurezza Internet Qihoo 360 Technology, accusa la National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti di aver diretto più di 10 mila attacchi informatici contro la Cina, con il furto di 140 gigabyte di dati rilevanti.

Impossibile invocare la storia di Cuba come minaccia di sicurezza informatica in queste condizioni. Ciò che è rilevante qui è che il Dipartimento di Giustizia ammette per la prima volta, attraverso una raccomandazione burocratica, che è Washington a bloccare la connessione al cavo sottomarino, quindi forse un giorno riconosceranno che tra i suoi molti blocchi sull’isola c’è anche l’impossibilità di acquisire la tecnologia informatica e le enormi difficoltà di accesso ai servizi digitali.

Dal 1996 e grazie a un regolamento infame noto come Legge Torricelli o “Legge per la Democrazia di Cuba”, è stato possibile collegare l’isola a Internet, ma solo per accedere a contenuti informativi, perché ci sono enormi  limiti alle prestazioni di cui un utente cubano può godere. Qui non si può vedere Google Earth, né usare il sistema di videoconferenza Zoom, né scaricare software gratuiti di Microsoft, né comprare su Amazon, né acquisire domini internazionali che favorirebbero il turismo verso Cuba, per citare solo alcuni degli oltre 200 servizi e applicazioni bloccate. Quando i fornitori di Internet (ISP) rilevano un accesso da Cuba, queste aziende, che siano in California, Madrid, Parigi o Toronto, agiscono come un imbuto e avvertono che “tu vivi in un paese proibito”.

Ma il governo cubano, ben conscio degli innumerevoli tentativi della Casa Bianca di isolarlo in tutti i campi, internet compreso, attraverso la sua impresa di telecomunicazioni, la Empresa de Telecomunicaciones de Cuba SA (Etecsa), ha annunciato mercoledì di aver firmato un accordo con la società francese Orange SA per espandere e diversificare le sue capacità internazionali nel campo delle telecomunicazioni attraverso la posa di un cavo sottomarino in fibra ottica tra la Martinica e la provincia di Cienfuegos.

Il sistema di cavi sottomarini mira a sostenere l’espansione internazionale di Etecsa di fronte a una crescente domanda di connessione internet e banda larga e a bypassare le restrizioni imposte dagli Stati Uniti. Il cavo sarà steso dalla Orange Marine, una filiale della francese  Orange e sarà attivo nel 2023.

La posa del cavo permetterà a Cuba di sviluppare e sostenere la crescente domanda di connessione ad internet che gli utenti cubani richiedono da tempo, il progetto è nella fase di sviluppo ma dispone di tutti i permessi necessari per passare alla fase operativa, Stati Uniti permettendo.

Vista la situazione internazionale e la necessità della Francia di espandere la sua influenza politica nel mondo penso che non permetteranno a Washington di bloccare il progetto come avverrebbe se di mezzo ci fosse un’impresa italiana.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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