Dina Boluarte

PERU’: IL SUICIDIO POLITICO DI PEDRO CASTILLO

 

Quando Pedro Castillo ieri nel suo discorso televisivo ha dato la notizia che avrebbe sciolto il Congresso c’era un’alta incertezza sull’esito della votazione sulla sua destituzione, non era certo che l’opposizione avrebbe avuto i numeri necessari per l’approvazione della mozione di censura nei suoi confronti.

Per l’approvazione della mozione di incapacità morale occorrevano  87 voti, due terzi del Congresso, allo stesso tempo un ex funzionario del suo governo stava dichiarando davanti alla Commissione di controllo del Parlamento che aveva ricevuto pagamenti di tangenti e aveva consegnato parte di quel denaro a Castillo. Ma come altre accuse contro di lui anche questa veniva formulata da una persona detenuta per corruzione che con questa testimonianza cercava benefici giudiziari, come ottenere la sua libertà. 

A quanto pare, i calcoli di Castillo lo hanno portato a supporre che dopo questa testimonianza la destra che voleva rimuoverlo avrebbe ottenuto i voti per farlo, e ha deciso di sciogliere il Congresso. Tuttavia non erano certi i numeri nel Congresso e non era certa l’approvazione della mozione di censura,  niente era sicuro in quel momento. 

La sera prima, in un altro messaggio al paese, Castillo aveva assicurato che avrebbe rispettato la democrazia e sarebbe andato in Parlamento per affrontare il processo di impeachment. Il presidente può chiudere il Congresso ma solo se prima il Congresso nega due voti di fiducia all’esecutivo, cosa che non era avvenuta.

Fin dall’inizio della sua presidenza la destra che ha la maggioranza nel Congresso ha cercato in tutti i modi di ostacolare il suo governo. Ha presentato altre  due mozioni di censura contro Pedro Castillo, la prima è stata presentata nel dicembre 2021 ma la mozione non è stata ammessa. La seconda lo scorso marzo, ed ha ricevuto solo 55 voti a favore quindi non è stata approvata.

Pedro Castillo si era presentato alle elezioni del 2021  nelle quali ha ottenuto la vittoria al secondo turno sconfiggendo la candidata di destra Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente peruviano Alberto Fujimori che si trova incarcerato per corruzione, con un programma elettorale molto ambizioso ed evidentemente in forte contrasto con le politiche della destra.

Spiccavano, tra le altre cose, l’aumento della spesa per salute, educazione ed agricoltura oltre a varie misure in campo economico come la ridiscussione delle concessioni per lo sfruttamento minerario, l’imposizione alle multinazionali di investire parte degli utili conseguiti nel paese. Però per poter portare a compimento il suo progetto politico occorreva modificare la costituzione e per questo nel suo programma vi era anche l’intenzione di modificare il testo costituzionale.

Un progetto politico ambizioso che però andava contro gli interessi delle multinazionali e della borghesia peruviana, da qui la necessità per la destra che controlla il Congresso ed  appoggia da sempre questi poteri forti di impedire al nuovo presidente di governare. Inoltre l’attuale classe politica peruviana è più attenta ai propri interessi che a quelli dei cittadini che la hanno eletta.

Il motivo per cui ieri Castillo abbia deciso di mettere in atto un’azione incostituzionale resta comunque un mistero. Forse sentitosi accerchiato ha deciso per questa estrema azione sapendo benissimo a cosa andava in contro. Sciogliere il Congresso senza avere dalla sua parte le forze armate e la polizia è stato un’azzardo che gli è costato molto caro. Attualmente Pedro Castillo si trova incarcerato in un carcere di massima sicurezza, lo stesso dove è detenuto Alberto Fujimori, in attesa del verdetto che potrebbe trasformare il fermo in detenzione.

Dopo la votazione favorevole alla mozione di destituzione di Castillo il Congresso ha votato la fiducia alla vicepresidente del Perù, Dina Boluarte Zegarra che è diventata la nuova Presidente del Perù. La destra ha applaudito la  nuova presidente ed ha espresso soddisfazione per il nuovo cambio politico del paese.

Boluarte, che ha fatto appello alla “più ampia unità di tutti i peruviani,  assume quindi la guida del paese anche se non ha un partito alle sue spalle che la appoggia, infatti nel gennaio di quest’anno è stata espulsa dal partito Perù Libre, lo stesso di Pedro Castillo, con il quale era stata eletta..

Durante il suo discorso seguito al giuramento, l’avvocato nata nella città di Chalhuanca, dipartimento di Apurímac, ha chiesto di difendere la sovranità nazionale e l’indipendenza delle istituzioni democratiche. Ha annunciato la creazione di un governo di unità nazionale in cui confluiscano tutte le forze politiche, ha escluso la possibilità di una revisione costituzionale ed ha espresso la volontà di restare alla presidenza del Perù fino alla fine del suo mandato nel 2026. Ha quindi escluso la possibilità di indire nuove elezioni, per la gioia dei congressisti.

Boluarte si è laureata presso l’Università Particular San Martín de Porres, dove ha conseguito un master in diritto notarile e del registro. Nel 2015, è stata nominata capo responsabile dell’Ufficio del Registro Nazionale di Identificazione e Stato Civile (RENIEC) nel distretto di Surco a Lima. Successivamente, ha assunto la vicepresidenza dei club dipartimentali del Perù.

Il suo avvicinamento al partito Perù Libre risale al  2018, quando il partito l’ha eletta candidata a sindaco di Surquillo. Boluarte ha partecipato alle elezioni parlamentari straordinarie del 2020, che sono state convocate dall’allora presidente Martín Vizcarra dopo lo scioglimento del Congresso. Tuttavia, l’avvocato non ha ottenuto un seggio.

Nel 2021, Perù Libre ha candidato Castillo alla presidenza e Boluarte come vicepresidente. La formula ha ottenuto la vittoria al secondo turno. Il 29 luglio l’avvocato ha assunto la carica di ministro dello sviluppo e dell’inclusione sociale, una posizione che ha mantenuto fino al 25 novembre, quando si è messa da parte dopo che Betssy Chávez ha assunto la presidenza del Consiglio dei ministri.

Negli ultimi mesi contro  Boluarte è stata presentata una mozione di censura  al Congresso in quanto stava continuando a ricoprire  l’incarico di capo del consiglio di amministrazione del Club Departamental Apurímac nonostante fosse già un funzionario pubblico. La nuova presidente del Perù è stata espulsa dal partito Perù Libre nel gennaio 2022 perché aveva riconosciuto di non aver mai abbracciato le idee del partito. Probabilmente un’altro esempio della mancanza di coscienza politica dell’attuale classe dirigente del paese andino che pensa prima di tutto ai proprio interessi di bottega e poi, se resta tempo, a risolvere i problemi dei cittadini.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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