Soldati dell’esercito australiano

di Alessandro Vigilante

AFGHANISTAN – VIENE ALLA LUCE UN’ALTRA STORIA DI ATROCI ABUSI E CRIMINI DI GUERRA, SIMILI A CIÒ CHE È AVVENUTO IN VIETNAM, GUANTANAMO, IRAQ E IN TANTI ALTRI SCENARI IN CUI GLI ALLEATI DEL PATTO ATLANTICO HANNO AGITO “PER IMPIANTARE LA DEMOCRAZIA” E “COMBATTERE LA BARBARIE DEI TERRORISTI” .

Secondo il rapporto sui crimini di guerra, le forze speciali australiane sono coinvolte nell’omicidio di 39 civili afgani.

Il rapporto di Brereton rileva che i prigionieri sono stati giustiziati da giovani soldati che dovevano ricevere il loro “battesimo di sangue” e le uccisioni illegali sono state deliberatamente coperte. Secondo un importante rapporto, le forze speciali australiane sarebbero state coinvolte nell’omicidio di 39 civili afghani, in alcuni casi facendo giustiziare prigionieri a soldati che dovevano ricevere il loro “battesimo di sangue” prima di inventare storie a copertura.

Per più di quattro anni, il Magg. Gen. Justice Paul Brereton ha indagato sulle accuse secondo cui un piccolo gruppo all’interno dell’élite dei servizi aerei speciali e dei reggimenti dei commandos ha ucciso e brutalizzato civili afgani, in alcuni casi presumibilmente tagliando loro la gola, conpiacendosi delle loro azioni, tenendo il conto delle uccisioni, fotografando i corpi con i cellulari dopo aver munito di armi le vittime per giustificare le loro azioni. I risultati del rapporto di Brereton, pubblicato giovedì, sono sconvolgenti e schiaccianti.

Brereton descrive le azioni delle forze speciali come “vergognose e colpevoli di profondo tradimento” dell’Australian Defence Force (ADF). Il rapporto ha mostrato che le forze speciali sono state responsabili di dozzine di uccisioni illegali, la stragrande maggioranza delle quali coinvolgeva prigionieri, e sono state deliberatamente coperte.

Trentanove afghani sono stati uccisi illegalmente in 23 incidenti, da forze speciali o su istruzione di forze speciali. 

Nessuno degli omicidi è avvenuto nel corso delle battaglie e sono avvenuti tutti in circostanze che costituiscono il crimine di guerra di omicidio, in quanto tutte le vittime erano o non combattenti o non erano più combattenti. Un totale di 25 autori sono stati identificati come mandanti o complici. Alcuni stanno ancora servendo nell’ADF.

In tutti i casi, il rapporto rileva che “era o avrebbe dovuto essere chiaro che la persona uccisa era un non combattente”. La stragrande maggioranza delle vittime era stata catturata ed era sotto controllo, quindi era da garantire loro la protezione prevista dal diritto internazionale.

Alcuni degli incidenti descritti nel rapporto sono profondamente preoccupanti. Le prove suggeriscono che i giovani soldati sono stati istruiti dai loro superiori a giustiziare i prigionieri a sangue freddo come parte di un processo di “battesimo del sangue” per far sì che realizzassero la loro prima uccisione di un nemico. “In genere, il comandante della pattuglia avrebbe preso un prigioniero sotto controllo e il membro più giovane della pattuglia sarebbe stato spinto a uccidere tale persona sotto controllo”, si legge nel rapporto. “Armi sarebbero state apposte ai corpi delle vittime per costruire false storie di copertura per redigere il rapporto operativo e sviare i controlli.”. Il capo dell’ADF, il generale Angus Campbell, ha promesso di agire sulla base delle scoperte “vergognose”, “profondamente inquietanti” e “spaventose” del rapporto Brereton sulla condotta delle forze speciali australiane.

Il rapporto Brereton, in larga misura, assolve il comando di alto livello dal sapere che erano stati commessi crimini di guerra. Afferma invece che i crimini sono stati commessi e coperti da comandanti di pattuglia, di solito sergenti o caporali di rango inferiore. I comandanti delle pattuglie, secondo il rapporto, erano visti dai soldati come “semidei”, il che rendeva impossibile riferire sulle loro azioni. Il rapporto Brereton analizza i fallimenti nella supervisione, i problemi di una “cultura guerriera” e l’uso di un piccolo gruppo di soldati di azioni speciali in ripetuti dispiegamenti per un periodo prolungato.I soldati di azioni speciali erano al di sopra di ogni dubbio, in particolare da parte di estranei, e una cultura della segretezza all’interno di ogni pattuglia manteneva le loro azioni dagli altri. Un esame separato condotto dall’ispettore generale dell’Australian Defence Force descrive una sorta di “cecità organizzativa” nei confronti delle azioni delle forze speciali.

I sacrifici collettivi delle forze speciali in qualche modo “giustificavano certi eccessi”, dice la rivista, e sono state tollerate deviazioni minori dal comportamento previsto, come bere pesantemente alla base. Le denunce della gente del posto e dei gruppi per i diritti umani sono state liquidate come “propaganda talebana” o tentativi di ottenere un risarcimento, afferma il rapporto.” È chiaro che c’erano segnali di avvertimento che venivano dall’esterno, ma non è successo niente”, ha scritto David Wetham, l’assistente ispettore dell’ADF.

Il primo ministro, Scott Morrison, ha chiamato la sua controparte in Afghanistan, il presidente Ashraf Ghani, per scusarsi prima della pubblicazione del rapporto. L’ufficio di Ghani ha detto, tramite Twitter, che Morrison aveva “espresso il suo più profondo dolore per la cattiva condotta di alcune truppe australiane in Afghanistan e assicurato il presidente della Repubblica islamica dell’Afghanistan delle indagini e di garantire la giustizia”.

Il ministro degli Esteri, Marise Payne, ha scritto separatamente a Ghani per scusarsi e assicurarlo che il governo australiano stava esaminando i risultati dell’inchiesta e avrebbe “rilasciato dichiarazioni pubbliche in seguito”. 

L’ex primo ministro Kevin Rudd, in carica per almeno due anni del periodo in questione, ha rilasciato una dichiarazione affermando di essere “completamente disgustato” e chiedendo che gli autori siano “assicurati alla giustizia”. Il governatore generale dell’Australia David Hurley, un ex capo delle forze di difesa durante il periodo, ha offerto le condoglianze alle famiglie delle vittime afghane e ha descritto le accuse come “atrocità imperdonabili” che sono state commesse da “un piccolo numero di individui e deliberatamente nascoste da catene immediate di comando”.

“In qualità di capo delle forze di difesa tra luglio 2011 e giugno 2014, sono profondamente deluso dal fatto che l’inchiesta dell’ADF e i processi investigativi che ho commissionato sulle vittime civili non abbiano rivelato l’esistenza dei presunti reati, molti dei quali sono stati nascosti come vittime di combattimento in rapporti operativi”, ha detto.

Brereton indaga su accuse scioccanti contro le truppe australiane d’élite dal 2016, quando è stato incaricato di esaminare dozzine di incidenti in Afghanistan tra il 2005 e il 2016.

Il suo lavoro ha coinvolto la revisione di 20.000 documenti e 25.000 immagini. La sua squadra ha intervistato 423 testimoni.” Abbiamo avviato questa inchiesta con la speranza di poter segnalare che le voci di crimini di guerra erano prive di fondamento. Nessuno di noi desiderava il risultato a cui siamo arrivati “, ha detto. “Ne siamo tutti sminuiti.”

L’inchiesta è stata avviata dal lavoro della sociologa militare Samantha Crompvoets, incaricata di esaminare la cultura delle forze speciali e ha iniziato a registrare inquietanti accuse di crimini di guerra. Un soldato le ha detto: “I ragazzi avevano questa sete di sangue. Pazzi. Psicopatici assoluti. E li abbiamo allevati in tal senso.”. Ha sentito un presunto incidente in cui due ragazzi di 14 anni sono stati fermati dai soldati delle forze speciali, che ha deciso che potevano essere simpatizzanti dei talebani. Hanno tagliato loro la gola.

“. Il resto della truppa ha dovuto poi ‘pulire il casino’ trovando altri che aiutassero a far sparire i corpi”, ha riferito Crompvoets. “Alla fine, i corpi sono stati insaccati e gettati in un fiume vicino”.

Crompvoets ha detto al Guardian che si aspettava che i risultati del rapporto Brereton avrebbero forzato un ripensamento fondamentale della cultura delle forze speciali: “Non hanno altra scelta che imparare da questi episodi e assicurarsi che non si ripetano mai più”. Gran parte delle prove era già stata vagliata pubblicamente, attraverso ampi resoconti dei media. La ABC ha divulgato il filmato di un membro delle forze speciali in piedi sopra un civile disarmato, chiedendo al suo superiore “vuoi che uccida questa femminuccia”, prima di giustiziare l’uomo mentre si rannicchiava in un campo di grano.

Un marine statunitense che ha lavorato con le truppe australiane ha anche affermato che un civile è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco perché non c’era abbastanza spazio per lui su un elicottero. In un altro presunto incidente, un uomo afghano è stato usato come “tiro al bersaglio” dopo essere fuggito da una pattuglia, aver gettato via un cellulare e poi alzato le mani. Un ufficiale dell’intelligence dei segnali che accompagnava la pattuglia, Braden Chapman, ha detto all’ABC che è stato poi colpito a sangue freddo.

“Ha alzato le mani”, ha detto Chapman. Poi quando ci siamo avvicinati a lui, il soldato ha sparato e lo ha colpito due volte al petto e poi gli ha sparato alla testa mentre gli passava accanto. Il ragazzo stava con le mani alzate e quindi era quasi come un tiro al bersaglio per quel soldato”. Precedenti fughe di notizie interne hanno suggerito che le forze speciali, prima del 2015, operavano come fossero giudici supremi, con arroganza ed elitarismo, governate solo attraverso una debole cultura di comando.

Un briefing nel 2016 sulla cultura delle forze speciali ha scoperto che i soldati erano motivati dalla “sete di sangue” durante la tortura e l’esecuzione di prigionieri afgani, secondo il Sydney Morning Herald and the Age.

Notizia riportata dal The Guardian

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