LISA MONTGOMERY GIUSTIZIATA NEGLI STATI UNITI CON UN’INIEZIONE LETALE

Lisa Montgomery, di 53 anni, è stata uccisa con un’iniezione letale nel carcere di Terre Haute, in Indiana, in esecuzione della pena capitale stabilita nel 2007 da un tribunale del Missouri. Lo riferisce il dipartimento di Giustizia, che ha tenuto duro sulla linea dell’amministrazione Trump favorevole alla pena di morte anche a dieci giorni dal passaggio dei poteri a Biden.

Lisa Montgomery è la seconda donna per cui viene eseguita una condanna a morte negli Stati Uniti dal 1984, dopo Karla Faye Tucker Brown(Houston, 18 novembre 1959 – Huntsville, 3 febbraio 1998) prima donna giustiziata negli Stati Uniti dal 1984 e la prima in Texas dal 1863.
La Corte Suprema degli Stati Uniti aveva dato il via libera all’esecuzione di Lisa Montgomery: con il voto contrario dei tre giudici di orientamento progressista, ha respinto gli ultimi ricorsi degli avvocati della cinquantaduenne, che nel 2004 aveva ucciso una donna incinta per rubarle il feto.
Secondo i legali, Lisa Montgomery era incapace di intendere e di volere a causa delle violenze subite da bambina e non era quindi punibile con la pena di morte. Lunedì un giudice federale aveva ordinato di sospendere l’esecuzione su richiesta della difesa. La Corte Suprema ha poi dato ragione al dipartimento di Giustizia, che aveva fatto ricorso contro la sospensione.
La sentenza capitale sembra incontrare ancora l’approvazione dei cittadini in Nord America: l’ultimo sondaggio sulla questione ha evidenziato come il 56% degli statunitensi supporti la pena per gli individui colpevoli di omicidio, mentre solo il 41% sia contrario.

Ci sono ancora 29 Stati in cui la pena è legale, al contrario un numero crescente di altri – in questo momento 21 – stanno abolendo la misura. La pena di morte, per le esecuzioni sia a livello federale che statale, era stata dichiarata incostituzionale nel 1972, ma poi reinstaurata nel 1988 per poche tipologie di reati, quando il Congresso approvò l’Anti-drug abuse act. Il Federal death penalty act del 1994 ha portato a 60 il numero di reati per cui è prevista tale pena.

A maggio 2019, il New Hampshire è diventato il 21esimo Stato ad abolire la pena, subito dopo la California a marzo, probabilmente grazie al declino della popolarità di tale pratica tra i cittadini, ai costi molto alti e alla difficoltà di reperimento dei farmaci utilizzati nelle esecuzioni. In più, gli attivisti per i diritti umani sostengono che i provvedimenti siano applicati in modo iniquo, spesso per ragioni di razzismo o intolleranza. Nonostante ciò, ci sono ancora parecchi Stati che la applicano regolarmente, come il Texas (che ha il maggior numero di esecuzioni dal 1976, ossia 561), la Virginia (113), l’Oklahoma (112), la Florida, l’Alabama e la Georgia. Comunque, il numero annuo di sentenze capitali è diminuito dell’85% dal 1998 al 2018, passando da 295 a 43.

A livello federale, solo tre esecuzioni sono avvenute dal 1988, la più recente nel 2003, con l’uccisione di Louis Jones Jr, a seguito dello stupro e omicidio di Tracie Joy McBride, soldato dell’esercito americano, in Texas. Timothy McVeigh, responsabile per il bombardamento di Oklahoma City del 1995 era stato invece condannato a morte nel 2001.

Con Obama, le esecuzioni federali si trovavano sotto una moratoria informale: nel 2014 l’allora Presidente aveva ordinato al Dipartimento di Giustizia di condurre un’approfondita ricerca sulla pratica dell’iniezione letale e delle sostanze che venivano utilizzate a tale fine. Con la moratoria sulle esecuzioni, la linea governativa assunta dagli Usa ne sosteneva di fatto l’abolizione. Per questo motivo, quello del presidente Trump è un brusco dietrofront.

https://www.farodiroma.it/la-coda-velenosa-dellamministrazione-trump-la-signora-lisa-montgomery-uccisa-da-uniniezione-letale-dopo-il-via-libera-della-corte-suprema-con-maggioranza-di-destra/

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