Mussolini dopo l’attentato

VIOLET GIBSON, ATTENTATO A MUSSOLINI UNA MEZZA VERITA’

di Agostino Spataro

1… Domenica scorsa (21/2) è apparso, in contemporanea e grosso modo nella stesso testo, (penso per ragioni pubblicitarie) nelle pagine degli spettacoli di alcuni fra i più importanti quotidiani italiani (Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero, ecc) un articolo intitolato “Riemerge dopo 95 anni  la storia di Violert Gibson la donna che- il 7 aprile 1926-  tentò di uccidere Mussolini”. Evidentemente, gli articoli vogliono promuovere il film di Barrie Dowdall “Violet Gibson, La donna irlandese che ha sparato a Mussolini”, attualmente in proiezione in vari festival cinematografici internazionali, fra cui in quello di Chicago.                                                                                                                                                          Francamente, mi pare “una mezza verità” poiché, si fa propria la versione, a suo tempo concordata fra il regime fascista e il governo della Gran Bretagna, secondo la quale la signora Gibson, figlia del cancelliere del Regno, compì l’attentato a Mussolini (quasi riuscito) perché pericolosa squilibrata mentale e pertanto da internare in manicomio. Questa versione conveniva a entrambi i governi e quindi, dopo circa un anno di visite specialiste, di minacciosi interrogatori degli organi inquirenti, nei quali essa ammise la responsabilità dell’attentato, chiamando in causa altri (di cui diremo), per poi ritrattarle davanti al tribunale speciale fascista che la dichiarò pazza. Pazza  col bollo giudiziario. Perdonata dal Duce e assolta dai giudici fu trasferita e ristretta in un manicomio inglese. Qui la donna fu rinchiusa per circa trentanni (mori nel 1956) senza poter mai uscire perché le fu negato ogni permesso provvisorio. Anche a guerra finita e con il regime fascista sconfitto, si temeva che potesse palesare la sua verità o comunque  riprendere i contatti, i collegamenti con l’esterno.                                                Fu lasciata morire in manicomio, non tanto per la sua pazzia quanto per la sua pericolosità  politica! Perché?   Una domanda atroce alla quale qualcuno avrebbe il dovere di rispondere in sede politica e storica.                     La vicenda di questo attentato a Mussolini (fu colpito al naso, si salvò per “miracolo”) è troppo importante (se fosse riuscito sarebbe cambiato il corso politico italiano ed europeo e, forse, evitato la seconda guerra mondiale) e pertanto non può essere liquidata con un film o con qualche scritto- a mio parere- assai accomodanti. Con una mezza verità, per l’appunto.                                                                                                                                          Perciò, l’episodio va trattato con molta cura e soprattutto va ricercata la verità completa che, da quanto emerso dalla letteratura fin qui prodotta, non c’è ancora.

 2…Negli articoli ricordati, ritengo ispirati da una fonte unica, non si fa alcun riferimento ad altre responsabilità affiorate e relative ad alcune personalità antifasciste italiane (addirittura sospettate come possibili mandanti dell’attentato) formalmente coinvolte nelle indagini, che avevano buoni motivi politici (e forse anche personali) per fare uccidere Benito Mussolini.                                                                                                                          Mi riferisco, in particolare, all’on. Giovanni Antonio Colonna, duca di Cesarò e barone di Ioppolo Giancaxio (Agrigento), della cui storia politica, più volte, mi sono occupato sia per il suo importante ruolo politico, parlamentare e di governo (fu capo del partito della “Democrazia Sociale”, ministro nel primo dicastero Mussolini e, dopo la barbara uccisione di Giacomo Matteotti, anche promotore della secessione  dell’Aventino ) e sia perché egli fu barone del mio comune di nascita e di residenza. (1)

Oltre all’alloggio il duca fornì all’ospite le informazioni necessarie e una rivoltella per attuare l’omicidio sulle scale del Campidoglio, all’uscita di Mussolini dal congresso nazionale di chirurgia. Addirittura, taluni storici sostengono che il duca fu visto accanto all’attentatrice nel momento dello sparo. Presenza che parrebbe confermata da una foto (inviata dall’Argentina e depositata presso gli archivi italiani) nella quale si vede chiaramente la Gibson accanto a una persona (con il volto intenzionalmente reso irriconoscibile) somigliante alla fattezze fisiche del Colonna.

3… Una “storia” intricata, lunga che accenno in base ad alcuni miei scritti da cui ho tratto alcuni passaggi (2)                                                                                                                                         “Come nota Michele Beraldo (3) dalle indagini e dagli interrogatori venne fuori che la Gibson per por­tare a termine il suo progetto era stata appoggiata da“qualcuno” in Ita­lia e a Roma in particolare.              L’attentatrice dichiarò a verbale che era stata aiutata e indirizzata sull’obiettivo da membri della “Società Teosofica Indipendente” e, in particolare, dal duca Giovanni Antonio Colonna di Cesarò…

La Gibson dichiarò di conoscere da tempo il duca nell’ambito delle frequentazioni della società teosofica a livello europeo e che venne a Roma su richiesta del leader della Democrazia Sociale, il quale prov­vide ad alloggiarla in un albergo in via Gregoriana, di fronte alla pro­pria abitazione, e a fornirle la pistola per l’attentato al Duce.         Il Colonna, sottoposto a diversi interrogatori, negò ogni responsabilità in ordine all’attentato anche se ammise di avere conosciuto la Gibson a Monaco di Baviera, (nel 1912), durante gli incontri europei della società teosofica.  Secondo la polizia nel corso di una perquisizione in casa del Di Cesarò furono trovati documenti che testimoniavano l’esistenza di un complotto di tendenza monarchica per rovesciare il regime.                                Si disse anche che nello stesso periodo il Colonna, vista anche la deludente conclusione della secessione aventiniana, avesse sostenuto, parlando con il principe Pietro Ercolani, che l’unico mezzo rimasto per ristabilire la democrazia in Italia era l’assassinio di Mussolini. Vi erano diversi elementi a carico del leader di Democrazia Sociale, il quale, come già detto, negò risolutamente ogni addebito.                                                            L’istruttoria si bloccò anche a seguito della ritrattazione che Violet Gibson fece a proposito del coinvolgimento del duca di Cesarò nell’attentato. La donna fu considerata “malata di mente” e rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Politicamente, al fascismo faceva più comodo avvalorare la tesi della “pazzia” che quella dell’attentato politico che presupponeva una certa organizzazione antifascista. ..”

4… La mia ricerca (tuttora in corso) ha acquisito altri materiali e notizie che rafforzano i legami fra la Gibson e il duca Giovanni Antonio Colonna, esponente di spicco delle società teosofica italiana, il quale con la madre Emmelina Sonnino (sorella del più celebre Sydney, grande giornalista, due volte Capo del governo italiano), crearono nella loro casa di via Gregoriana un qualificato sodalizio di ferventi seguaci delle teorie di Rudolf Steiner le cui opere furono tradotte in Italia dalla signora Emmelina. Dopo la vicenda del fallito attentato, il duca abbandonò ogni attività politica (anche perché non consentita dalla proclamata dittatura fascista) per dedicarsi agli studi antroposofici e filosofici e anche ai suoi feudi di Ioppolo Giancaxio da cui traeva le risorse finanziarie per mantenere un certo livello di vita a Roma.

Insomma, senza voler essere irriguardoso, ho costatato- da uno studio delle carte amministrative della “segrezia” del castello di Ioppolo – che la “bolletta” delle spese del barone la pagavano, con il loro sudore e le soperchierie, i coloni e i miseri braccianti del luogo.                                                                                                                 Infine, un ricordo di un colloquio (del 1996) con la figlia duchessa Simonetta Colonna Romano, rinomata creatrice di moda, la quale mi disse dell’assidua, soffocante sorveglianza della polizia politica fascista cui era sottoposto il padre, anche nelle sue attività private, familiari. Mi raccontò di un viaggio a Venezia e di una traversata del Canal Grande con “due gondole”: una per il duca e le sue bambine e un’altra per i suoi segugi.         Il Colonna sarà controllato, spiato fino alla sua morte avvenuta nel 1940. Volle essere seppellito a Ioppolo Giancaxio, nella cripta del loro castello, insieme al padre (Gabriele, membro dello stato maggiore di Garibaldi ad Aspromonte e deputato della Sinistra crispina) e degli altri suoi illustri antenati.

 (Ioppolo G. 23 febbraio 2021).   

 Connessi:

(1) https://www.worldcat.org/title/ioppolo-giancaxio-fra-storia-e-memoria/oclc/040934405

(2) http://www.ticinolive.ch/2019/01/22/1926-lattentato-a-mussolini-quella-volta-ci-manco-davvero-poco/),

(3) http://dprs.uniroma1.it/sites/default/files/beraldo.pdf

(3) Agostino Spataro “Il cavaliere e la notte” https://www.lafeltrinelli.it/libri/agostino-spataro/257930

(4) https://www.lasicilia.it/news/agrigento/216808/storia-l-attentato-a-mussolini-nel-1926.html

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