Guillermo Lasso

IL BALLOTTAGGIO IN ECUADOR CONSEGNA IL PAESE ALLA DESTRA DI LASSO

In Ecuador il ballottaggio per l’elezione del Presidente della Repubblica che si è svolto ieri ha visto la vittoria del candidato conservatore Guillermo Lasso che con circa il 5 per cento di differenza sul candidato di sinistra Andrés Arauz si aggiudica la presidenza del paese andino.

Con il 98 per cento delle sezioni scrutinate Guillermo Lasso si aggiudica il 52,5 per cento dei voti mentre Andrés Arauz si ferma al 47,5 per cento delle preferenze. Sullo sfondo di questa disputa elettorale per la presidenza dell’Ecuador si è materializzato lo spettro di chi al primo turno aveva ottenuto il terzo posto con una manciata di voti di differenza sullo stesso Lasso. Infatti il terzo classificato alla prima tornata elettorale Yaku Perez che si presentava per il Movimento indigeno Pachakuti che aveva ottenuto poco più del 19 per cento dei voti  aveva chiesto ai suoi elettori di votare scheda bianca o nulla.  Al ballottaggio di ieri si sono presentati circa 10 milioni di elettori e le schede nulle sono oltre 1,7 milioni ed oltre 120 mila le bianche, quindi in percentuale oltre il 17 per cento degli elettori hanno accolto l’invito di Perez.

La decisione di Perez di chiedere ai suoi elettori di votare scheda bianca o nulla al ballottaggio era stata commentata da molti analisti e commentatori come un regalo alla destra. Una decisione che secondo loro avrebbe avvantaggiato proprio lo stesso Lasso. Perez dal canto suo aveva affermato che questa decisione era una protesta contro i brogli che sarebbero stati compiuti verso la sua lista al primo turno. Non so se questa scelta abbia condizionato il risultato finale anche perché in politica sommare i voti di due partiti non da mai il risultato matematico. Gli elettori di Yaku Perez avrebbero potuto comunque votare per Lasso indipendentemente dalle indicazioni del loro leader, ma comunque i dubbi restano.

Ma al di la di questo resta il fatto che il correismo esce sconfitto dalle elezioni anche se di poco. Sembra che agli elettori ecuadoriani non siano bastati tutti gli scandali che sono avvenuti durante la presidenza dell’uscente Lenin Moreno, primi fra tutti quelli accaduti nell’ultimo anno durante la pandemia, per decidere di dare una svolta alla politica della nazione. Morti per le strade che nessuno ha raccolto per giorni, cadaveri sotterrati in bare di cartone perché esaurite quelle di legno, una campagna vaccinale mai partita e molti amici di Moreno e Lasso vaccinati senza aver il titolo passando avanti nelle liste sono solo alcuni degli scandali della gestione Moreno. Oltre poi al fatto che l’uscente Moreno ha disatteso tutte le promesse elettorali con le quali era stato eletto nel 2017 adottando durante il suo governo misure  liberali appoggiate dallo stesso Lasso.

Il voltafaccia di Moreno potrebbe essere uno dei motivi che hanno spinto molti elettori a votare per Lasso. Infatti Guillermo Lasso durante la sua campagna elettorale ha spesso ribattuto sul fatto che Moreno proviene dallo stesso partito di Arauz e quindi le politiche messe in campo dall’uscente presidente sono parte integrante del correismo. Non sono servite, pare, le dichiarazioni di Arauz che le scelte di Moreno siano state avallate in Parlamento proprio dal partito di Lasso per fugare i dubbi nell’elettorato. Poi Lasso ha condotto la campagna elettorale infondendo negli elettori la speranza di un nuovo Ecuador più equo e solidale giocando sull’aspetto emotivo delle persone. Nello stesso discorso che ieri ha fatto subito dopo aver avuto la certezza di aver vinto ha continuato nella sua narrazione emotiva nominando praticamente tutte le categorie sociali a cui ha infuso fiducia nel futuro senza per altro però dire cosa farà ne in campo sociale ne in campo economico dal momento che sarà alla guida del paese. Non poteva mancare alla fine del discorso la richiesta a Dio di infondere su di lui e sul popolo ecuadoriano la sua benedizione.

Infine Lasso ha goduto durante la campagna elettorale di una copertura mediatica molto più ampia rispetto al suo avversario. E’ stato calcolato che Lasso è stato presente sui media un tempo tre volte maggiore che Arauz. Sappiamo tutti quanto in questo momento storico sia importante per il successo poter disporre di una copertura mediatica forte e costante per diffondere i propri messaggi politici. Lasso aveva dalla sua parte tutte le televisioni private dell’Ecuador che non hanno disdegnato di mettere a sua disposizione i loro giornalisti oltre alla disponibilità di numerosi account sui social network per la propaganda su internet. Molti di questi account si sono dimostrati falsi e sono stati chiusi sia da Facebook che da Twitter ma oramai era tardi perché i messaggi erano già arrivati a destinazione.

Per concludere ad Andrés Arauz non resta che tentare di ricucire lo strappo con le comunità indigene sperando che questo sia possibile e che si arrivi alle prossime elezioni con un fronte a sinistra unito. Credo che il correismo non sia finito ma che abbia bisogno di una revisione, sarebbe davvero un peccato  gettare nel cestino dieci anni di governo che hanno fatto rialzare la testa all’Ecuador. A Yaku Perez invece non resta che chiedersi se la sua scelta di far votare scheda bianca o nulla sia stata davvero la scelta giusta dato che adesso al governo del suo paese si trova un Presidente di destra, ma forse era quello che voleva. 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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