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IL PENTAGONO PRODUCE ALMENO IL 5 PER CENTO DELLE EMISSIONI DI GAS SERRA NELL’ATMOSFERA  

Il Presidente statunitense Joe Biden ha voluto ed organizzato un incontro virtuale in cui si è parlato dei cambiamenti climatici a cui hanno partecipato molti capi di stato. Una delle solite riunioni in cui si annunciano buoni propositi ma che poi nessuno o pochissimi mettono in atto.

Tra i buoni propositi non manca mai la promessa della riduzione delle quantità di emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, causa primaria del riscaldamento della temperatura del nostro pianeta. In questa discussione però sempre viene dimenticato quante di queste emissioni sono causate dalle attività militari che ogni giorno si svolgono nel mondo.

Un aereo per volare ha bisogno di carburante, una nave per navigare necessita di combustibile, un carro armato per muoversi ha bisogno anche lui di carburante tutti prodotti dal petrolio e che una volta combusti producono milioni di tonnellate di anidride carbonica che vanno nell’atmosfera contribuendo al surriscaldamento della temperatura della Terra. Non ci sono studi precisi sulle quantità di anidride carbonica emessa dalle missioni militari perché dalla firma del protocollo di Kyoto tali emissioni sono esentate dalla riduzione e dalla rendicontazione.

Infatti la lobby statunitense delle armi pretese che le emissioni di anidride carbonica prodotte dal settore militare fossero esentate dalla riduzione e dalla rendicontazione. Questo fu il ricatto con cui gli Stati Uniti minacciarono di non firmare il protocollo che a sua volta però non fu approvato dall’allora Presidente Bush nonostante i firmatari avessero accettato il ricatto. Come detto non ci sono dati certi sulle quantità di emissioni di gas serra da parte dei militari ma alcuni studi indipendenti hanno tentato di quantificarle. 

Durante la conferenza “Salva la terra, abolisci la guerra” che si è tenuta a giugno 2019 nel centro di Londra, l’organizzazione Movement for the Abolition of War (MAW) ha reso noto alcuni dati su queste emissioni. Nell’ambito delle attività militari, fra le più energivore del pianeta, il complesso militar-industriale statunitense, riassumibile nel Pentagono, è ovviamente l’imputato principale. Solo 35 Paesi consumano più energia di quest’entità, che secondo Barry Sanders è il principale produttore istituzionale di gas serra al mondo: oltre il 5% del totale. Ma la percentuale sarebbe molto più alta, se si comprendessero i costi energetici di produzione delle armi, il consumo di combustibili fossili e di materiali da parte dei privati contractors e infine l’enorme peso della ricostruzione di quanto distrutto dalle guerre.

Quindi da solo il Pentagono produce almeno il 5 per cento delle emissioni di gas serra nell’atmosfera. Quando il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha deciso di organizzare  la conferenza sul clima piangendo lacrime di coccodrillo sarà stato a conoscenza che le sue attività belliche necessarie per mantenere l’egemonia politica ed economica nel mondo producono almeno un ventesimo di tutte quelle prodotte a livello mondiale? 

Sul sito peacelink.it si legge che dal 2003 al 2007 la guerra in Iraq ha provocato l’emissione di oltre 140 milioni di tonnellate di gas serra (CO2 equivalente) , più delle emissioni annuali di 139 paesi. E’ stato stimato che Il 20% di tutto il degrado ambientale nel mondo è dovuto agli eserciti e alle relative attività militari” perché “tutto è interconnesso: conflitti armati – violazioni dei diritti umani – inquinamento ambientale – cambiamenti climatici – ingiustizia sociale. I cambiamenti climatici e l’inquinamento ambientale fanno inevitabilmente parte della guerra moderna. Il ruolo dei militari nel cambiamento climatico è enorme. Il petrolio è indispensabile per la guerra. Il militarismo è l’attività più esaustiva del petrolio sul pianeta. Qualsiasi discorso sul cambiamento climatico che non includa l’esercito non è altro che aria fritta.

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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