L’ambasciata di Cuba negli Stati Uniti

UN ANNO FA L’ATTACCO ALL’AMBASCIATA CUBANA A WASHINGTON, PER GLI USA UN ATTO COMPIUTO DA UN PAZZO  

 

Un anno fa. la notte del 30 aprile 2020, uno sconosciuto attaccava l’ambasciata cubana a Washington negli Stati Uniti. Ad un anno da quel gesto le autorità statunitensi continuano a definire l’accaduto come un gesto compiuto da uno squilibrato e negano che si tratti di un atto terroristico.

Cosa successe quella notte di un anno fa? Nella notte del 30 aprile di un anno fa uno sconosciuto. poi identificato come Alex Alazo Baro, ha parcheggiato la sua auto di fronte alla sede diplomatica cubana  in un area interdetta alla sosta alle 2.05 della notte dopo aver ripetutamente girato attorno. E’ sceso dall’auto con una bandiera cubana che ha cercato di incendiare pronunciando frasi sconnesse, poi è tornato alla sua auto dove ha preso un fucile mitragliatore AK 47. lo ha imbracciato ed ha iniziato a sparare da due angolazioni diverse verso l’edificio che ospita l’ambasciata di Cuba. Terminato l’assalto ha preso una bandiera statunitense e si è coperto le spalle in attesa della polizia che lo ha arrestato pochi minuti dopo. 

L’assaltatore di origine cubana e residente negli Stati Uniti dal 2010, ha esploso 32 colpi di fucile semiautomatico AK 47 contro l’ambasciata cubana di Washington provocando solo danni materiali. Arrestato ha dichiarato però la sua volontà, se i funzionari cubani fossero usciti dalla sede diplomatica, di uccidere. Al momento dell’attacco erano presenti 10 persone. 

Ma chi è Alex Alazo Baro? Il Ministro degli Esteri di Cuba Bruno Rodriguez Parrilla in una conferenza stampa fatta alcuni giorni dopo l’atto terroristico si è soffermato sui precedenti dell’assalitore e ha spiegato che ha visitato l’isola successivamente al 2010 8 volte e ha risieduto in Messico con un visto religioso nel 2013. Ha vissuto in vari stati tra cui Texas e Florida dedicandosi ad attività religiose come pastore. In Florida a Miami ha frequentato una piccola Chiesa il cui pastore Frank Lopez è vicino al Senatore statunitense di origini cubane Marco Rubio da sempre dichiaratamente ostile a Cuba. Tra le persone che frequentano la Chiesa spicca anche Leandro Perez noto controrivoluzionario che nel suo profilo Facebook dichiara di essere intimo amico dell’assaltatore. La Chiesa fu visitata il 19 febbraio 2019 dal presidente Donald Trump dove pronunciò un discorso di carattere anti cubano.

Alex Alazo Baro aveva manifestato manie di persecuzione in vari momenti prima dell’attacco all’ambasciata. La prima volta in un ospedale, poi a varie agenzie statunitensi. Rodriguez Parrilla si chiede come lo il governo statunitense abbia trascurato questi segnali dato che Alex Alazo Baro aveva dichiarato che era perseguitato dallo stato cubano che lo minacciava di morte e come abbia potuto avere il porto d’armi. 

Un passaggio del discorso del Ministro degli Esteri cubano fatto l’anno scorso a pochi giorni dall’attacco all’ambasciata potrebbe spiegare il motivo dell’aggressione. Rodriguez infatti afferma che “lo stato cubano non ha preso nessuna contromisura diplomatica contro gli Stati Uniti dopo l’accaduto”. Il Ministro responsabilizza l’amministrazione Trump per non aver preso in considerazione i segnali di instabilità mentale di Alex Alazo Baro e di non aver protetto, come gli compete, la sede diplomatica ma dichiara che “Cuba non ha intenzione di espellere alcun funzionario della sede statunitense a L’Avana e di non considerare alcuna ritorsione”. 

Azzardo un’ipotesi. Date le sue condizioni psicologiche precarie e la convinzione di essere perseguitato da Cuba Alex Alazo Baro potrebbe essere stato convinto o condizionato da qualcuno a commettere questo attacco che sarebbe stato il perfetto motivo per Cuba per adottare misure diplomatiche contro gli Stati Uniti. Misure che sarebbero state viste dall’amministrazione statunitense come un buon pretesto per congelare maggiormente le relazioni con l’isola caraibica . Aver identificato un cittadino cubano che aveva lasciato il suo paese per commettere l’attacco terroristico potrebbe non essere solo un caso. 

Nonostante la gravità dell’attentato l’amministrazione statunitense non è stata ancora capace di definire il fatto come un atto terroristico compiuto sul suo suolo ma ha dipinto l’assaltatore come un povero infermo di mente. Chiaramente non si tratta di uno irresponsabile infermo di mente dato che era in possesso di regolare patente di guida e dimostrato di essere in grado di usare un mitragliatore AK 47 senza alcun problema.

Questo atto terroristico, come altri che sono stati realizzati sul suolo cubano tra il 2017 ed il 2020, fanno parte dei piani aggressivi che la mafia terrorista di Miami usa per tentare di distruggere la rivoluzione cubana con atti violenti e sovversivi  con la complicità finanziaria e la connivenza delle autorità statunitensi.

Atti che non scalfiscono i buoni risultati ottenuti dalla rivoluzione in campo sociale ma che invece alimentano un senso di insicurezza e di paura in una popolazione che non è abituata ad azioni violente sul suo territorio. Infatti nonostante questi atti terroristici compiuti da uno sparuto gruppo di controrivoluzionari, più attenti ai soldi ricevuti dalle numerose organizzazioni ed istituti statunitensi che ha preparare un vero progetto politico per l’isola, resta il paese più sicuro dell’intero continente americano dove è possibile muoversi a qualunque ora del giorno senza aver paura di essere assaltato da qualche malvivente.

 

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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