Rodrigo PilaRodrigo Pila

BRASILE: RODRIGO PILA ESPONENTE DEL PT INCARCERATO ATTUA SCIOPERO DELLA FAME

 

Rodrigo Pilha, come è conosciuto Rodrigo Grassi, attivista iscritto al PT, è stato arrestato il 18 marzo per aver steso – insieme ad altre 4 persone – uno striscione sulla Piazza dei Tre Poteri, di fronte al Palazzo Presidenziale, in cui definiva il presidente Jair Bolsonaro “genocida”.

Il gruppo è stato arrestato dalla Polizia Federale in base alla Legge sulla Sicurezza Nazionale (emanata nel 1983 durante la dittatura del generale João Figueiredo) ancora in vigore e rilasciato, dopo 6 ore passate nel commissariato.

Pilha invece è stato picchiato e torturato in carcere, dove per oltre un mese è stato costretto a dormire per terra.

Mentre era alla polizia federale a testimoniare, Pilha è stato trattato con rispetto, ma quando è arrivato al Secondo Centro di Detenzione Provvisoria a Brasilia, alcuni agenti lo stavano già aspettando, chiedendo chi fosse il membro del PT.

L’accoglienza di Pilha è stata crudele. Ha ricevuto calci, calci e pugni mentre era seduto sul pavimento con le mani sulla testa. Mentre Pilha era praticamente svenuto, l’agente che lo ha aggredito, e di cui la sua famiglia e i suoi avvocati hanno l’identificazione, ha chiesto se avesse 43 anni e gli ha detto che l’avvento di Bolsonaro è stato necessario e serve affinché le persone del PT come lui si vergognino.

Nella cella, Pilha è stata accolto dagli altri detenuti con solidarietà e rispetto. Ma durante la notte questi stessi agenti hanno fatto irruzione nella cella, hanno fatto spogliare tutti e li hanno picchiati con pugni e calci.

Con Pilha sono stati più crudeli. Gli hanno versato un sacchetto di detersivo sulla testa, gli hanno spruzzato dell’acqua e poi lo hanno soffocato con un secchio. Ai suoi compagni di cella è stato detto che erano stati aggrediti a causa di Pilha, il petista che non era benvenuto in carcere.

Il tentativo degli agenti, che si sono qualificati come bolsonaristi, era quello di incoraggiare la violenza dei compagni di cella contro Pilha. Ma non ha funzionato. Al contrario, Pilha ha trascorso 22 giorni con solo pantaloncini, mutande e una maglietta che gli sono state donate dai compagni di cella, visto che non gli sono stati consegnati indumenti da parte della struttura carceraria.

Poiché in questo periodo iniziale non aveva contatti con la sua famiglia, è stato per la solidarietà degli altri prigionieri che Pilha è riuscito a mangiare un biscotto, frutta o altri prodotti che possono essere acquistati.

A tutt’oggi, Pilha rimane in carcere anche dopo che la Giustizia ha accolto, martedì (06/07), la richiesta di indirizzo al regime aperto, accolta dal giudice Bruno Aielo Macacar. Con la decisione si prevedeva che Pilha sarebbe stato rilasciato entro le prossime ore, cosa che non è avvenuta.

L’attivista ha annunciato che inizierà uno sciopero della fame per “protestare contro le varie assurdità che continuano a verificarsi nel sistema penitenziario del Distretto Federale”.

Di seguito il testo della lettera scritta da Rodrigo.

Brasilia, 9 luglio 2021

Cari familiari e amici,

dopo aver riflettuto molto questa mattina in carcere, ho deciso che da oggi in poi inizierò uno sciopero della fame a oltranza.

Dato che la Magistratura continua a vietarmi di parlare, rilasciare interviste, e ora mi tiene in carcere, anche se ho acquisito il diritto a un regime aperto, ho scelto di usare il mio corpo e la resistenza pacifica per protestare contro questa e vare altre assurdità che ne conseguono avvenute nel sistema penitenziario del Distretto Federale, dovute all’autoritarismo della polizia e del settore giudiziario.

Molto più di non voler mangiare quella sciacquatura che chiamano cibo, consegnata ai detenuti, lì in quella specie di campo di concentramento contemporaneo chiamato “Capannone”, il mio sciopero della fame ha lo scopo di denunciare e attirare l’attenzione della società sui maltrattamenti, le terribili condizioni in cui si debba scontare le condanne e ogni sorta di violazione dei diritti umani che continuano a verificarsi all’interno del sistema carcerario nel Distretto Federale, sotto l’occhio cieco di una Magistratura che spesso si lava le mani, ignora e finisce per colludere con tali atrocità.

Continuano a verificarsi – e sono pratiche comuni –  minacce di punizione e aggressione, insulti e maltrattamenti da parte di agenti di polizia giudiziaria e indagini sui detenuti SENZA la presenza di una difesa legale (fatto che solo con me si è verificato in tre occasioni).

Le celle e le camerate sono iper-affollate, con persone che dormono una sopra l’altra e perfino sul pavimento sporco tra scarafaggi e scorpioni.

Il gabinetto sembra più un porcile e l’ora d’aria dura solo mezz’ora.

Pene eccessive e per futili motivi, con il mero intento di provocare la regressione criminale dei detenuti, finiscono per istituzionalizzare la tortura psicologica da parte dello Stato nella vita quotidiana delle carceri.

La direzione penitenziaria delle operazioni speciali (DPOE) è accusata di percosse gratuite, mutilazioni e persino di essere responsabile della morte di detenuti a causa della procedura praticata, denominata “estrazione” o “elevazione”.

Infine, conosco i rischi che corro, ma sono convinto che il mio sciopero della fame sia la cosa giusta da fare in questo momento, per far luce sul terrore esistente nelle carceri di Brasilia, e vi assicuro che i problemi del sistema carcerario sono molto più radicali e dannosi per la vita delle persone rispetto all’atteggiamento che adotto oggi come forma di protesta.

Premesso quanto sopra e siccome non mi lasciano parlare, vi chiedo di PARLARE PER ME e di diffondere il più possibile questa lettera di denuncia, in modo che più persone possibile conoscano la barbarie che oggi prevale nel sistema carcerario .

“…possono arrestarmi, possono picchiarmi, possono anche lasciarmi senza mangiare, ma io non cambio idea…”

Con i versi di protesta del compositore di samba della “Voce della Collina” [Voce della favela], Zé Keti, vi saluto ringraziando tutti per il supporto e l’affetto ricevuto finora.

Un grande abbraccio e hasta la Victoria siempre!!!

Con affetto. (Rodrigo Pilha)

di Alessandro Vigilante

 

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