Evacuazione da Kabul

L’AFGANISTAN E LE AMNESIE DELL’OCCIDENTE MENTRE L’EVACUAZIONE DIVENTA UN BUON AFFARE PER GLI APPALTATORI 

 

Tutti coloro che per venti anni, compreso il nostro paese, hanno occupato l’Afganistan con la scusa di combattere il terrorismo ed esportare la democrazia adesso che sono ritornati i talebani fanno finta di essere caduti dal pero. 

Dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna passando per l’Italia e la Germania tutti i governi fanno finta di meravigliarsi per la repentina ascesa dei talebani come se d’improvviso fosse atterrato in Afganistan un disco volante proveniente da Marte da cui sono sbarcati gli alieni. Dimenticano che i talebani sono rimasti in Afganistan per venti anni macinando consensi tra la popolazione perché il governo fantoccio creato dagli occidentali rappresentava solo gli interessi di chi lo aveva insediato e non rappresentava in alcun modo proprio gli afgani. Dimenticano che avendo firmato un anno e mezzo fa un accordo proprio con loro che prevedeva  il ritiro delle truppe occidentali significava di fatto lasciargli il paese perché il governo fantoccio che fino a due settimane fa governava l’Afganistan era espressione dell’occidente  e non del popolo.

Abbiamo speso migliaia di miliardi di dollari per fornire armamenti ed insegnare all’esercito afgano a combattere e in soli pochi giorni una manciata di guerriglieri hanno conquistato il paese senza  per altro sparare un colpo: lo stesso esercito che avevamo addestrato per combatterli è passato con il nemico. L’esercito composto da non si sa quanti soldati, dato che gli stessi comandanti ne esageravano il numero per intascarsi gli stipendi dei soldati fantasma, si è liquefatto al sole come una granita. Evidentemente qualcosa non ha funzionato.

I miliardi di dollari gettati a pioggia sull’Afganistan hanno contribuito solamente all’espansione esagerata della corruzione tra i funzionari governativi. Hanno rimpinguato le tasche delle migliaia di ONG che si sono riversate nel paese attratte dai fiumi di denari come api sul miele e sono finiti nelle casse delle imprese produttrici di armamenti e della sicurezza. Insomma l’Afganistan più che un paese che doveva diventare democratico è diventato un buon affare per migliaia di stranieri. Stranieri che in un primo momento erano visti come dei salvatori ma che con il passare del tempo sono diventati degli invasori. Proprio su questo rigetto verso gli occidentali i talebani hanno fatto con facilità proselitismo soprattutto nelle zone periferiche del paese da cui non se ne sono mai andati.

Adesso tutti quelli che occupavano il paese si meravigliano e non si spiegano come i talebani abbiano potuto avere praterie spianate quando hanno deciso di dirigersi verso Kabul. Oggettivamente far finta di cadere dal pero è del tutto comprensibile. Nessuno dei governi che avevano inviato le loro truppe nel paese centro asiatico si sognerebbe di ammetter pubblicamente il disastro che hanno combinato, quindi far finta che tutto sia stato una tragica fatalità è l’unica via di uscita da proporre alla poca attenta opinione pubblica pronta a credere alle frottole più inverosimili. Lo stesso Joe Biden, ben conscio del disastro che la missione di pace ha commesso, ha dichiarato che gli Stati Uniti non erano mai andati in Afganistan per esportare il nostro modello di società ma per combattere il terrorismo.

Se non ricordo male il motivo principale dell’invasione dell’Afganistan era quello di esportare la democrazia. Ora tutti se ne sono dimenticati magicamente. I nostri telegiornali ci inondano di immagini che ritraggono migliaia di persone che cercano di andarsene dal paese ma si dimenticano di dire che gli accordi tra i talebani e gli Stati Uniti sono stati firmati un anno e mezzo fa e che la data del 31 agosto quale termine ultimo dato agli eserciti per abbandonare il paese era noto dalla data della firma degli accordi stessi. Allora perché non hanno pensato di organizzare un’evacuazione ordinata? Anche di questo sembra si siano dimenticati: i nostri governanti devono soffrire di una grave forma di amnesia visto che si dimenticano di tutto all’occorrenza.

Inoltre tutti si preoccupano, giustamente, della possibile o meglio probabile perdita dei pochi diritti che le donne in questi venti ani hanno ottenuto dimenticandosi però che i fiumi di dollari sperperati in Afganistan non sono andati, se non in piccola parte, allo sviluppo di progetti che portassero davvero ad un riallineamento tra i due sessi. Non dicono che in venti anni le donne in Afganistan hanno ottenuto veramente poco: dopo venti anni di occupazione l’80 per cento delle donne erano analfabete, oltre la metà era vittima di violenze maschili nella propria famiglia, il 75 per cento era sottoposta a matrimoni forzati spesso prima di compiere 16 anni. L’Afganistan resta il paese peggiore al mondo dove una donna può vivere, quindi il progetto di cambiamento non sembra davvero riuscito.

Si sono invece ricordati di tutti gli afgani che in qualche modo hanno collaborato con le forze militari di occupazione organizzando in malo modo il loro abbandono dal paese. Alla moltitudine di persone che ricevevano stipendi dai paesi occidentali e che con l’arrivo dei talebani al potere rischiavano di essere considerati dei collaborazionisti del vecchio regime con la conseguente possibilità di essere incarcerati o uccisi viene garantito un permesso di soggiorno. E quelli che invece non hanno collaborato con noi li lasciamo al loro destino che però  in gran parte abbiamo proprio scritto noi per loro. Insomma il disastro creato in venti anni non poteva che concludersi con un altro disastro ovvero quello che accadrà quando tutti gli occidentali saranno tornati nei loro paesi di origine. Gli afgani di serie A, cioè i collaborazionisti, riceveranno un permesso di soggiorno per scopo umanitario in Europa o negli Stati Uniti, gli afgani di serie B, quelli che non hanno collaborato con gli occidentali o non hanno i soldi per pagare qualcuno che gli garantisca un posto in aereo , li lasceremo cuocere a fuoco lento nel loro paese. Evacuare queste persone è forse un modo per i paesi occupanti per ripulirsi la coscienza dal disastro che hanno combinato e per farsi assolvere dall’opinione pubblica. 

Inoltre l’evacuazione è buon affare: secondo l’Wall Street Journal l’appaltatore della Difesa degli Stati Uniti Erik Prince, fondatore della società di servizi di sicurezza Blackwater, si fa pagare 6500 dollari per ogni persona evacuata da Kabul.    

Per non parlare poi di tutti gli altri emigranti economici che fuggono dalla fame o dalle altre guerre che in giro per il mondo continuiamo a sponsorizzare che arrivano in barconi o percorrendo migliaia di chilometri a piedi. Una volta arrivati sul suolo europeo vengono reclusi in qualche centro in attesa di un permesso di soggiorno che difficilmente arriverà. Ma gli afgani fuggono dalla guerra, dirà qualcuno, ed allora tutti gli Yemeniti che da anni subiscono i bombardamenti dagli aerei sauditi non contano nulla? Perché non fare un corridoio umanitario anche per loro? Oppure, parlando di donne, perché non ci ricordiamo di tutte le ragazze provenienti dalla Nigeria, che arrivano sul nostro territorio con un barcone con il miraggio di una vita migliore, ed invece ad aspettarle c’è solo un marciapiede? 

Infine mi indigna l’indignazione smemorata di tutti i nostri capi partito che adesso si preoccupano delle sorti del popolo afgano dopo che per venti anni hanno votato sempre tutti i rifinanziamenti alla missione militare nel paese centro asiatico. Un gruzzoletto di oltre 8,5 miliardi di Euro sottratti alle politiche di assistenza sanitaria, alle politiche sociali ed assistenziali che negli anni hanno subito sforbiciate secondo la logica dell’abbiamo vissuto al di sopra delle  nostre possibilità di Montiana memoria, viene gettato nel secchio della spazzatura visti i risultati della missione, tra l’altro sempre denunciate da chi in Parlamento da anni non c’è più. Insomma parlano come se non avessero mai frequentato le aule parlamentari e non avessero mai votato i rifinanziamenti alle missioni militari.

Il festival dell’ipocrisia continua.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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