La golpista Jeanine Anez

LA GOLPISTA JEANINE ANEZ NOMINATA AL PREMIO SACHAROV PER I DIRITTI UMANI

 

La golpista boliviana Jeanine Áñez è stata nominata per il Premio Andrei Sacharov  per i diritti umani dell’Unione Europea per il 2021 su proposta del partito di estrema destra spagnolo Vox.

La boliviana ex presidente golpista Jeanine Áñez è stata nominata per il premio Andrei Sacharov per i diritti umani, istituito dall’Unione Europea,  per il 2021 assieme ad undici donne afgane che hanno lottato per i diritti delle donne e al  leader dell’opposizione russa Alexei Navalny.

Al Premio vengono in prima istanza nominate tre persone o associazioni e successivamente il Parlamento Europeo assegna il riconoscimento. Nella votazione che ha nominato i tre candidati i gruppi parlamentari hanno presentato e votato giovedì i loro candidati al premio intitolato allo scienziato russo, il più prestigioso tra quelli assegnati dalle istituzioni europee. I socialisti e i verdi hanno proposto 11 donne afghane che hanno combattuto per i loro diritti nel loro paese; il Partito Popolare Europeo (PPE) ha optato invece per il leader dell’opposizione russa Alexei Navalny.

Vox, che fa parte del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, ha convinto i deputati a sostenere Jeanine Áñez, che ha assunto la presidenza della Bolivia nel novembre 2019 dopo che l’esercito ha costretto alle dimissioni il democraticamente eletto Evo Morales. Podemos, che insieme a Bildu fa parte del gruppo della Sinistra Unitaria Europea, ha presentato con i loro colleghi  europei la candidatura di Sultana Khaya, difensore dei diritti umani nel Sahara occidentale sottoposta agli arresti domiciliari, senza un ordine del tribunale, per quasi un anno. L’attivista ha denunciato lo scorso maggio, attraverso un video, che lei e sua sorella Azza sono state violentate con bastoni e tubi dalle forze di sicurezza marocchine e che anche sua madre di 84 anni, è stata vittima di aggressioni. Khaya presiede da Bojador (Sahara) la Lega Saharawi per la Difesa dei Diritti Umani. 

Nella prima votazione che si è svolta giovedì, le donne afghane e l’oppositore Navalny sono state scelte come finaliste, ma per il terzo membro da nominare al premio c’è stato un pareggio tra Jeanine Áñez e Sultana Khaya, quindi è stata necessaria tenere una seconda votazione per designare il terzo finalista. La cosa logica è che tutta la sinistra, dai socialisti ai Verdi passando per Podemos e i suoi alleati, avrebbe dovuto sostenere Khaya ma non è avvenuto ed è stata scelta la golpista boliviana.

Dato che sulle pagine del sito del parlamento Europeo si legge che” Il Premio Sacharov per la libertà di pensiero, assegnato per la prima volta nel 1988 a Nelson Mandela e ad Anatolij Marčenko, è il massimo riconoscimento che l’Unione europea (UE) conferisce agli sforzi compiuti a favore dei diritti dell’uomo, che è attribuito a singoli, gruppi e organizzazioni che abbiano contribuito in modo eccezionale a proteggere la libertà di pensiero”, che  “il Premio promuove in particolare la libertà di espressione, i diritti delle minoranze, il rispetto del diritto internazionale, lo sviluppo della democrazia e l’attuazione dello Stato di diritto”, risulta abbastanza grottesco che venga nominata a ricevere il premio una persona come Jeanine Anez colpevole di aver compiuto un colpo di stato in Bolivia.

Così sul sito dell’Unione Europea vengono presentati i candidati al Premio Sacharov:

Alexei Navalny, candidato dal Gruppo del Partito popolare europeo (PPE) e da Renew Europe per il coraggio mostrato nella lotta per la libertà, la democrazia e i diritti umani. Navalny è un politico dell’opposizione russa, un attivista anticorruzione e un oppositore politico del presidente Putin. Conosciuto per il suo blog LiveJournal presente anche su YouTube e Twitter, dove conta milioni di followers. Navalny è salito agli onori della cronaca internazionale per aver organizzato varie manifestazioni ed essersi candidato alla Presidenza, dopo aver sostenuto riforme contro la corruzione, il presidente Vladimir Putin e il suo governo in Russia. Nell’agosto 2020, durante un viaggio in Siberia, Navalny è stato avvelenato e ha dovuto trascorrere diversi mesi a Berlino per guarire. Nel gennaio 2021 è poi tornato a Mosca, dove è stato arrestato. A febbraio è stato condannato a 2 anni e mezzo di carcere da scontare in una colonia penale di massima sicurezza, dove si trova ancora attualmente. Nel mese di aprile Navalny ha iniziato uno sciopero della fame durato 23 giorni, per protestare contro l’assenza di cure mediche. Nel giugno 2021, un tribunale russo ha vietato le attività della Fondazione anticorruzione di Navalny così come quelle dei suoi uffici regionali.

Le donne afghane, candidate dal Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici (S&D) e dal Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea, per la loro coraggiosa battaglia sull’uguaglianza e sui diritti umani. Sotto l’ultimo regime talebano, le donne afghane avevano già sperimentato sulla propria pelle i matrimoni forzati, un elevato tasso di decessi per maternità, la scarsa alfabetizzazione, i test di verginità forzati e il divieto di viaggiare in assenza di un uomo. A seguito del ritorno al potere dei talebani, le donne afghane sono state nuovamente escluse dal governo e dall’istruzione ed i loro diritti, così come le loro libertà, sono ancora sotto minaccia.

Le donne incluse nella nomination sono: Shaharzad Akbar – Presidente della Commissione indipendente afghana per i diritti umani (AIHRC), Mary Akrami – Capo dell’Afghan Women’s Network, Zarifa Ghafari – Sindaca di Maidan Shar dal 2018, Palwasha Hassan – Attivista e direttrice dell’AWEC (Afghan Women Educational Centre), Freshta Karim – Fondatrice di una biblioteca mobile e sostenitrice dell’istruzione e dell’apprendimento, Sahraa Karimi – Prima residente donna della compagnia cinematografica statale afghana, Metra Mehran – Sostenitrice dell’emancipazione e dell’istruzione delle donne e co-fondatrice del Movimento per le prospettive femminili, Horia Mosadiq – Attivista per i diritti umani e delle donne, Sima Samar – Sostenitrice dei diritti umani, ex ministro degli affari femminili ed ex presidente della Commissione indipendente per i diritti umani afghana, Habiba Sarabi – Membro della squadra negoziale della Repubblica Islamica dell’Afghanistan, Anisa Shaheed – Giornalista. politica.

Jeanine Áñez, candidata dal Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR). Áñez è una politica boliviana già nominata presidente ad interim nel novembre 2019, a seguito dei presunti brogli elettorali dell’uscente Evo Morales. Nel novembre 2020, in virtù di elezioni libere ed eque, è avvenuta una pacifica transizione di potere. Tuttavia, il13 marzo 2021, è stata arrestata con l’accusa di “terrorismo, sedizione e cospirazione”. Da allora vive in regime di detenzione con l’accusa di aver tramato un colpo di Stato contro Morales.

Sultana Khaya, candidata dal Gruppo della Sinistra al Parlamento europeo – GUE/NGL. Khaya è un’attivista sahrawi, paladina dei diritti umani nel Sahara occidentale. Già promotrice del diritto all’autodeterminazione per il popolo sahrawi, presidente dell’organizzazione Lega per la difesa dei diritti umani e contro il saccheggio delle risorse naturali a Boujdour/Sahara occidentale e membro dell’Organo Saharawi contro l’occupazione marocchina (ISACOM). Dal 19 novembre 2020 Khaya è stata messa de facto agli arresti domiciliari pur senza mandato. Dal 2005 ha continuato a subire aggressioni fisiche, minacce di morte, torture e aggressioni sessuali. Durante l’ultimo anno, le autorità marocchine hanno intensificato la repressione contro gli attivisti e i giornalisti saharawi, sottoponendoli a maltrattamenti, arresti arbitrari, vessazioni per metterli a tacere e punizioni per le loro azioni non violente contro l’occupazione del Sahara occidentale. Il 1° luglio 2021, Mary Lawlor, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, ha condannato fermamente le rappresaglie contro Sultana Khaya.

Ancora una volta viene dimostrato  che il Premio Andrei Sacharov ha solamente una valenza politica, infatti è stata preferita la golpista Jeanine Áñez alla attivista per i diritti umani del popolo Saharawi Sultana Khaya alla nomina al premio. Inutile soffermarci sulla candidatura dell’oppositore Navalny che risulta chiaramente una scelta politica in piena continuità con la posizione che l’Unione Europea, solidale come sempre agli Stati Uniti, ha da tempo preso contro la Russia.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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